OLTRE i 90′ | Superman è passato per Padova

OLTRE i 90′ | Superman è passato per Padova

A spasso tra i ricordi di un giovane tifoso degli anni ’90

di Giacomo Stecca

Fortunatamente nessuno degli addetti al calciomercato del Padova per la stagione sportiva 1991-1992 ascoltò l’autoironico consiglio cinematografico dei capitolini Carlo ed Enrico Vanzina, che nel loro “Vacanze di Natale” di qualche anno prima, suggerivano: “Fora i romani dal Veneto”. Fortunatamente, perché se così fosse stato, non avremmo mai avuto il piacere di vedere sotto l’ombra del Santo quello che i tifosi padovani hanno decretato essere il portiere del secolo: Adriano Bonaiuti.

Bonaiuti nacque a Roma nel 1967, e diede i primi calci al pallone nell’Artiglio, ma non riuscì mai a esordire a livello professionistico nella capitale. Fece, infatti, un provino per i giallorossi ma fu scartato e quindi approdò nel settore giovanile del Cesena dove rimase una sola stagione. Nel 1985 passò alla Sambenedettese, squadra che gli diede la possibilità di debuttare tra i cadetti durante la stagione 1987-1988. L’anno successivo poi il mister dei rossoblu Enzo Riccomini lo prese sotto la propria ala protettiva e lo promosse definitivamente a titolare. Grazie all’allenatore di Piombino collezionò ben 31 presenze in serie B, purtroppo però le sue ottime prestazioni non salvarono la Samb dalla retrocessione in serie C. Il giovane portiere romano, nonostante il triste epilogo stagionale, si mise in bella mostra e in estate fu acquistato dal Verona, che lo cedette niente meno che alla Juventus nell’operazione di mercato che portò Luciano Bodini all’Hellas. Bonaiuti diventò così il secondo di un “mostro sacro” come Stefano Tacconi e all’età di 23 anni esordì in serie A, al vecchio “Delle Alpi”. A Torino, l’8 Aprile 1990, la Juve sconfisse per 4 a 0 la Cremonese e il giovane Adriano oltre a non subire goal, sembrò piuttosto sicuro di sé pur non avendo mai calcato il palcoscenico della massima serie prima di allora.

Dopo due stagioni in cui da comprimario vinse una Coppa Italia e una Coppa Uefa nell’Agosto 1991 arrivò finalmente in Veneto. La prima volta che io lo vidi, militava nelle file dei Biancoscudati già da tre anni, ed era uno dei leader indiscussi della squadra. Lo ascoltai in televisione sulla Rai mentre analizzava lucidamente la sconfitta in casa con il Parma. La prima partita in serie A del Padova a Padova dopo 32 anni. Mi risultò subito molto simpatico per via di quel suo marcato accento romano, di quel suo ciuffo ribelle ma composto e soprattutto per il modo schietto di parlare e esaminare quel 3 a 0 subito contro i ducali di Zola e Asprilla. Sembrava essere (e il tempo me lo confermò) una persona davvero genuina.

Mi innamorai calcisticamente di lui invece, qualche settimana dopo, per la precisione il 25 settembre 1994 quando vidi, sempre su una delle frequenze Rai, come aveva respinto per ben due volte il pallone in occasione di un rigore di Miguel Guerrero in Padova-Bari. Superman, come fu ribattezzato dai tifosi patavini, in quella prima stagione di serie A fece delle cose davvero incredibili. Ricordo perfettamente alcune parate come se fossero state fatte ieri: una contro il Cagliari su un colpo di testa a botta sicura e una, su Giovanni Stroppa, contro il Milan all’Euganeo. Bonaiuti aveva uno stile molto spettacolare, tipico dei portieri degli anni ’90, prediligeva le smanacciate, i voli plastici, le respinte di pugno, ma era molto bravo anche nell’acciuffare la sfera quando serviva. Il fatto che non fosse né molto alto né particolarmente magro rendeva quella sua agilità ancora più sorprendente. Sembrava avesse dei super poteri. Superman per l’appunto. Con addosso al posto della tuta azzurra e il mantello rosso una maglia imbottita della Lotto dai colori sgargianti.

Come quella con accenni di blu elettrico, di rosa e di fucsia, che indossò il giorno della partita più importante del primo anno nella massima serie: lo spareggio per rimanere in serie A tenutosi a Firenze contro il Genoa il 10 Giugno del 1995. Dopo i novanta minuti regolamentari e i trenta di supplementari giocati sotto il diluvio universale le due squadre erano ancora sull’1 a 1. Al goal di Vlaovic al diciannovesimo aveva risposto dieci minuti più tardi Thomas Skuhravy. Il tutto si doveva decidere quindi ai calci di rigori. Per il Padova, che aveva giocato nettamente meglio per tutti i centoventi minuti di gara, si mise subito molto male, con l’ errore dal dischetto del numero 15 Fontana che si fece parare il penalty da Spagnulo, il portiere del Genoa che in quel match prese davvero tutto il possibile.

Poi però il nostro portiere, il Superman con il Gattamelata sul petto ci venne in aiuto e cambiò le sorti della partita: intercettò in caduta, con la mano di richiamo, il terzo rigore di Dario Marcolin e ipnotizzò Fabio Galante che sbagliò il primo dei rigori a oltranza. Alla fine Michael Kreek perfezionò il capolavoro segnando l’ultimo rigore, quello decisivo. Il resto è storia. L’olandese dopo aver segnato il goal che ci garantiva la serie A anche per il 1995-1996 corse proprio verso Bonaiuti, i due si abbracciarono e pochi secondi dopo vennero sommersi da tutti i loro compagni. Che sogno!

Anche se questa, probabilmente fu l’immagine da copertina della giornata, ce n’è un’altra che mi piace ricordare. Bonaiuti che subito dopo aver visto uscire il rigore di Fabio Galante guardò i propri compagni e mosse l’indice della mano destra come a dire “dai che è fatta”. Ed aveva proprio ragione.

Dopo 174 partite con la maglia del Padova nell’estate del 1996 Bonaiuti decise di trasferirsi a Palermo, dove militò per un paio di stagioni. Giocò anche al Cosenza, al Trapani e al Pescara prima di chiudere la carriera a Udine, città dove iniziò anche la sua seconda vita lavorativa: quella di preparatore dei portieri. Quella che l’ha portato ad essere a tutt’oggi l’allenatore dell’estremo difensore dell’Inter Samir Handanovic.

Di carriera ne ha fatta il giovane Adriano, ma nessuno può negare che è qui a Padova, con la nostra maglia, che giocò le sue stagioni più belle. Viene ricordato da tutto il popolo biancoscudato con grande affetto, come uno degli eroi della nostra ultima serie A. Ogni volta che entro nella sala stampa dello stadio Euganeo e vedo, all’ingresso, la sua foto assieme agli altri dieci di Cremona mi emoziono, come la prima volta che lo vidi volare tra i pali da bambino.

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