La passione per il calcio, una storia d’amore capace di sconvolgere una vita, la difficile integrazione in un Paese straniero. Hamid Bouchti, classe 1979, si è aggrappato al pallone con tutte le sue forze: il calcio, poi il futsal, gli hanno dato la forza per non sprofondare in una voragine oscura. Hamid nasce a Kenitra, in Marocco, ed emerge velocemente nel panorama del calcio nazionale con la maglia della squadra della sua città, il Kenitra Athlétic Club, e poi con l’Under 21, con cui ha partecipato ai Giochi Universitari in Cina. Sono in 15000 ad applaudire il suo magico sinistro ad ogni partita casalinga, è il beniamino del pubblico perché “fatto in casa”. Il Kac (così viene chiamata la squadra) con lui arriva alla promozione nella massima serie. Ecco le parole di Bouchti: «Stavo bene, per il costo della vita in Marocco avevo un salario da principe, il presidente mi amava». Poi l’incontro che gli cambia la vita, con una giovane italiana in vacanza, Alessandra. Un amore talmente travolgente da spingerlo a spostarsi n Italia. «Era il 2003, passai dall’ovazione del pubblico all’ultima partita con il Kac, con cui segnai un gol, a cercare squadra in Italia. Con lo status di extracomunitario ben presto mi accorsi che sarebbe stato difficile trovare una sistemazione. Il mio procuratore», spiega Bouchti, «bussava alle porte dei club, scendendo sempre più in basso di categoria». Provini su provini tra Veneto e Friuli per poter stare vicino a quella che intanto era diventata sua moglie (Pordenone, Fontanafredda, Jesolo). Passano un paio di anni difficili senza trovare squadra, ma il colpo di grazia arriva dalla separazione dalla moglie, che lo lascia. «Ero completamente solo. In quel periodo mi salvò la voglia di giocare a calcio, non riuscivo a trovare un lavoro stabile, non avevo soldi neppure per tornare in Marocco, non avevo una macchina». La mano tesa arriva da Padova: «Questa città mi ha davvero aiutato, vorrei citare Giancarlo Pontin (attuale team manager del Padova, ndr) e il mio ex compagno di squadra Simone Iscaro. Per fortuna avevo dei valori, sennò prendere la strada sbagliata sarebbe stato un attimo. Sono sempre più convinto che l’integrazione deve partire da noi stranieri, e non dalla città che ci ospita». Bouchti piano piano ritrova se stesso, veste per quattro anni la maglia dell’Ambrosiana ( Promozione) per poi giocare un anno in Germania (Bispingen, Serie C tedesca). Nel frattempo si risposa con una connazionale: «Oggi accanto a me c’è una bellissima marocchina», sorride, «Ho due figlie, ho un lavoro fisso (pony express, ndr) e sono passato al calcio a 5». Bouchti gioca con l’Italian Coffee Petrarca, vive e ama Padova: «Sono dalla parte del sindaco Bitonci per quanto riguarda la sicurezza. Noi stranieri dobbiamo imparare a integrarci, per chi sgarra ci vorrebbero pene più dure». E il venerdì sera quando accarezza il pallone con il sinistro ogni tanto chiude gli occhi e risente l’ovazione del suo pubblico: aveva un coro tutto per lui.
"Ero in un tunnel, Padova e il futsal mi hanno salvato": la storia di Bouchti, il calciatore marocchino che sostiene Bitonci
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