Corso del Popolo è un tripudio di stendardi rossoblù. L’ora dello spritz è un rituale che non bisogna perdersi, per chi se lo può permettere. E si parla, naturalmente di rugby. Qui lo amano alla follia. Manifesti che ritraggono i duellanti: Rovigo e Petrarca, il derby d’Italia della palla ovale. Domani alle 18,10 (diretta RaiSport1) al Battaglini la resa dei conti. Sarà la sfida numero 146 della storia, la più importante, che metterà in palio lo scudetto. A proposito, chi vincerà supererà i cugini, visto che di campionati ne hanno vinti 11 a testa. Che da Padova manca dal 1987, un anno dopo dal Polesine.
E l’aria che si respira alla presentazione della finale è di un fair play effimero. Sì, sorrisi, belle parole, di uno sport nobile, che ha nel terzo tempo il suo lato più bello, per certi versi. Lo ha ricordato Nino Saccà, vicepresidente vicario della Federugby, vista l’assenza di Giancarlo Dondi: il numero uno è a Dublino, ma tornerà stasera, in tempo per vedere la finale tricolore. Ma la tensione si tocca con mano nel salone del Municipio del capoluogo rodigino. I presidenti sono uno spettacolo. Enrico Toffano, quello petrarchino, ribadisce che i suoi hanno carburato in ritardo, ma che il campionato è stato bello e avvincente, nonostante Benetton e Viadana siano emigrate in Celtic League. Renzo Bullo ha il sorriso maligno, per il suo Rovigo sarà. «Un esame di maturità da superare».
E poi i tecnici, uno spasso. Pasquale Presutti batte nervosamente le dita sul tavolo. E raccoglie la sfida. «Beh, può vincere anche il Petrarca. State pur tranquilli: se abbiamo una possibilità di farcela, ce la giocheremo fino alla morte, noi siamo così».
Gli fa eco Polla Roux, coach rossoblù, con trascorsi tuttoneri. «Ho passato cinque anni belli a Padova, ora con Rovigo abbiamo la possibilità di una vittoria storica. Percentuali? 50% a testa». E Presutti chiude con una battuta strappata al mitico (e compianto) paròn Rocco. «Speriamo che vinca il migliore, anzi no...».
Rugby, domani il derby-scudetto. Grande attesa a Rovigo
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