Padova Sport Editoriale EDITORIALE | Difesa a tre o a quattro? Ecco quando (forse) si potrà risolvere l'arcano

EDITORIALE | Difesa a tre o a quattro? Ecco quando (forse) si potrà risolvere l'arcano

Stefano Viafora
La fluidità del sistema di gioco di Calabro può contemporaneamente essere un'arma a disposizione ma anche un grosso limite

Il Padova rimane a galla grazie al pareggio di Varas che fa passare in secondo piano la brutta prestazione di Catanzaro, ma rimane un equivoco di fondo in questa fase del campionato. Difesa a tre o a quattro? Vero che nel calcio moderno ha poco senso parlare troppo di moduli, ma con Calabro si rischia di andare all'opposto. Riavvolgiamo il nastro a ieri pomeriggio.

Un film già visto ad Avellino, con una differenza: stavolta non è arrivata la vittoria, ma un pareggio che, per quanto visto in campo, il Padova deve anche considerare prezioso. Allora era bastato lo spunto finalizzato da Zuelli, ieri ci ha pensato Varas a evitare la sconfitta. Restano comunque tre risultati utili consecutivi, sette punti in una settimana e quota 14 in classifica: un bottino decisamente positivo.

Ma sul piano del gioco c'è ancora tanto da migliorare. Calabro sembra non aver trovato una quadratura, né negli uomini né negli equilibri, e finora la squadra è stata spesso salvata dagli episodi o dalla buona sorte. Ieri, emblematicamente, da Varas, proprio il giocatore che il tecnico aveva punzecchiato nei giorni scorsi, mettendone in dubbio l'efficacia come leader fuori dal campo. La risposta è arrivata sul terreno di gioco. Bene i punti, ma il Padova deve crescere, perché non sempre gli episodi potranno bastare.

Per crescere bisogna però partire da una chiarezza di fondo. Con il turn-over dettato dagli incontri ravvicinati Calabro ha provato a cambiare, 3-5-2 e 4-3-2-1, alternati anche a gara in corso. Il primo modulo, il marchio di fabbrica di chi siede in panchina, sta rendendo sotto le aspettative. Con il secondo, si è visto qualcosa di più. Il centrocampo così "denso" ha favorito le caratteristiche di Giunti la scorsa settimana, poi di Pompetti, Capelli e anche Varas. Eppure, tema sollevato anche in conferenza stampa, la squadra è stato costruita con gli esterni, quindi prima o poi bisognerà fare i conti con questo. Probabilmente quando tornerà a disposizione, dopo la sosta di novembre, Luca Zanimacchia, uno che potrebbe far propendere (condizione permettendo e ancora da verificare post infortunio) per il ritorno definitivo al 3-5-2.

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Il rischio, in tutto questo, è che la fluidità finisca per diventare un limite anziché un valore aggiunto. Cambiare pelle può essere un vantaggio, soprattutto in un campionato lungo e con interpreti dalle caratteristiche diverse, ma serve che ogni giocatore sappia riconoscersi nel proprio ruolo. Altrimenti si rischia di snaturare qualcuno: Carissoni, per esempio, da esterno a tutta fascia ha caratteristiche ben precise, mentre schierato come terzino nella linea a quattro sembra un giocatore meno a suo agio, quasi avesse perso familiarità con quel tipo di posizione (l'aveva fatto a Cittadella sì, ma poi è cresciuto in B giocando più avanti). Calabro ha il merito di cercare soluzioni e non fossilizzarsi su un sistema, ma adesso serve individuare una strada e insistere su quella. Perché la classifica, grazie anche a sette punti raccolti in una settimana, accenna a un sorriso. Di gioco, invece, che poi è quello che si augurava di vedere il patron Banzato (vedi interviste di fine scorsa stagione) c'è poca traccia.

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