Padova Sport Editoriale Padova, cosa ci dicono i quattro punti conquistati con le tre "big"

Padova, cosa ci dicono i quattro punti conquistati con le tre "big"

Stefano Viafora
Il bottino contro le retrocesse è tutt'altro che disprezzabile, il vero Padova dovrà venire fuori nelle prossime partite

Quattro punti in tre partite. Presi contro le tre squadre appena retrocesse dalla Serie A, affrontate peraltro una dopo l'altra. Pisa, Verona, Cremonese: il calendario ha voluto presentare subito al Padova il conto più salato possibile, almeno sulla carta. E alla fine, guardando alla classifica e soprattutto alle prestazioni, il bilancio non può essere considerato negativo. Ma nemmeno può essere utilizzato per nascondere quei segnali che, soprattutto nell'ultima partita, hanno iniziato a emergere.

Il successo di Pisa aveva acceso immediatamente l'entusiasmo. Il Padova aveva approfittato di un avversario ancora in fase di rodaggio e aveva portato a casa tre punti pesantissimi, mostrando compattezza e capacità di soffrire. Un esordio ideale, soprattutto considerando il valore della squadra di Bianco e il contesto di una trasferta tutt'altro che semplice. Poi è arrivato il Verona all'Euganeo. Un 1-1 che, per come si era sviluppata la partita, ha lasciato qualche rimpianto ma ha confermato una caratteristica già evidente: questo Padova è difficile da scardinare. Nel secondo tempo qualcosa è stato concesso in più al Verona, ma la squadra di Calabro ha comunque mantenuto un atteggiamento competitivo contro un'altra formazione costruita per tornare immediatamente in Serie A.

A Cremona, invece, è arrivato il primo vero campanello d'allarme. Non tanto per la sconfitta in sé, quanto per il modo in cui è maturata. La Cremonese di Pecchia è partita a tutta velocità, trovando due gol in pochi minuti e mettendo immediatamente la partita sui binari più complicati. Da lì in avanti il Padova ha provato a rientrare, ma il 3-1 finale racconta una serata nella quale i grigiorossi hanno dimostrato di avere qualcosa in più. Ed è forse proprio questo il punto dal quale partire per interpretare questi primi 270 minuti.

La Serie B è un campionato difficile, anche per un Padova che ha costruito una rosa importante. Perché ci sono squadre che, oltre a un'organizzazione complessiva di alto livello, possono permettersi individualità che fanno la differenza. La Cremonese, in questo senso, rappresenta un esempio piuttosto evidente: giocatori capaci di risolvere una situazione, di accelerare improvvisamente, di trasformare una partita equilibrata in una gara in salita.

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Sono quei "solisti" che il Padova, almeno oggi, può soltanto in parte permettersi di avere. E questo non significa che la squadra di Calabro non possa competere, tutt'altro. Significa semplicemente che il margine di errore deve essere molto più basso. Se le big possono affidarsi anche alla giocata del singolo, il Padova deve far valere soprattutto il collettivo. Anche perché il Padova non ha ancora mostrato tutto il proprio potenziale. Mancano all'appello due pedine che potrebbero incidere parecchio sull'economia della squadra: Zanimacchia, fermato dall'infortunio, e soprattutto Artistico, arrivato soltanto nelle ultime ore di mercato e atteso al debutto nella prossima sfida contro l'Ascoli. È inevitabile, dunque, pensare che il volto offensivo della squadra possa cambiare nelle prossime settimane.

Perché proprio la fase offensiva è probabilmente il settore nel quale il Padova ha mostrato finora le maggiori difficoltà. La squadra appare rocciosa, ordinata, difficile da affrontare. Ma davanti manca ancora qualcosa. Manca un po' di brillantezza, di imprevedibilità, di capacità di creare superiorità e di trasformare il lavoro prodotto in occasioni e gol. E se a Pisa era bastata una prestazione estremamente efficace, e contro il Verona la solidità aveva consentito di portare a casa un punto, a Cremona è emerso quanto possa diventare complicato inseguire una squadra di qualità superiore quando si va subito sotto. Il blackout dei primi minuti ha pesato enormemente, ma anche dopo il Padova non ha trovato quella continuità offensiva necessaria per riaprire davvero la partita.

Il dato più interessante, allora, è forse questo: quattro punti contro le tre retrocesse sono un bottino tutt'altro che disprezzabile, soprattutto considerando il calendario, ma non dicono ancora dove possa arrivare il Padova. Dicono piuttosto che la squadra ha una base solida sulla quale costruire. Dicono che può giocarsela, che può mettere in difficoltà anche avversari sulla carta superiori. Ma dicono anche che, per compiere un ulteriore salto di qualità, servirà trovare più soluzioni negli ultimi trenta metri. Senza aspettarsi però il calcio champagne che non fa certo parte del modo di giocare di Calabro.

La sfida con l'Ascoli, in questo senso, arriva al momento giusto. Perché sarà la prima partita nella quale il Padova non avrà di fronte una delle tre grandi favorite provenienti dalla Serie A. E potrebbe essere anche l'occasione per capire qualcosa in più sulla reale dimensione di questa squadra. Con Artistico in più e con una condizione generale destinata inevitabilmente a crescere. Dopo tre giornate, insomma, il Padova non ha ancora dato tutte le risposte. Ma nemmeno ha dato motivi per preoccuparsi (il messaggio è rivolto a qualche critica probabilmente esagerata dal mondo social...). Ha dimostrato di avere una struttura. Ora deve cominciare a trovare anche il talento e la brillantezza necessari per farla funzionare fino in fondo.

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