L'inchiesta Last Bet procede. Ieri è stato interrogato l'infermiere Angelo Iacovelli, che ha accusato i giocatori coinvolti (tra cui Bentivoglio) tanto che un investigatore alla fine della giornata si è lasciato scappare la frase "Ne escono a pezzi". Qui di seguito l'articolo della Gazzetta a firma Francesco Ceniti:
Last Bet, Iacovelli accusa i giocatori
Come in una partita di ping pong. L’interrogatorio di Angelo Iacovelli, amico tuttofare dei giocatori, non ha deluso i magistrati: partite, combine, ruolo dei vari protagonisti e nuovi particolari. Oltre due ore e mezza per raccontare la sua verità davanti al gip Guido Salvini e al pm Roberto Di Martino. Ributtando palla e responsabilità dalla parte dei calciatori e soprattutto di Antonio Bellavista. Tanto che fonti investigative, alla fine di una giornata segnata dalla neve, hanno così sintetizzato la posizione dei vari Marco Rossi, Bentivoglio, Parisi, Belmonte e soprattutto Andrea Masiello: «Ne escono a pezzi». Ma che cosa ha detto di così importante Iacovelli tanto da «meritarsi» una prossima scarcerazione? Scopriamolo.
Le partite L’avvocato Andrea Melpignano ha spiegato la parte in commedia del suo assistito: «Era una persona fidata per tutta la squadra. Si prestava a qualunque incombenza, persino pagare le bollette. Non aveva certo contatti con la malavita locale. Le combine? Faceva da passacarte, ma in campo non andava certo lui…». Chiara l’allusione ai giocatori. Per i magistrati il quadro è chiaro: si vendevano al miglior offerente. A volte anche a più cordate. Non solo agli Zingari, quindi. Come? Con risultati finali diversi. Un sospetto che Iacovelli focalizza in una telefonata di Masiello dopo la gara con il Palermo. «Andrea mi disse: “tutto ok”. E io: “Ma come, non dovevate perdere 3-1?”. Attaccò di fretta, dicendomi che aveva sbagliato numero». Pochi giorni dopo sempre Masiello gli avrebbe detto: «Angiolino, non ti preoccupare: ci rifacciamo con il Bologna». In questa Babele di risultati, Iacovelli finisce nel mezzo grazie all’abile regia di Antonio Bellavista: è l’ex capitano del Bari che sfrutta la sua voglia di luce riflessa per mandarlo a sondare l’umore di uno spogliatoio che non poteva più controllare. E’ proprio Bellavista, arrestato lo scorso giugno, ma rimasto sempre silente, la chiave di tutto. Gli stessi magistrati non escludono che possa essere lui l’aggancio con i clan mafiosi. Di sicuro ha i contatti con gli Zingari. Il resto lo fanno i giocatori. Per Iacovelli non sono mai stati minacciati, ma al contrario erano d’accordo. Cosa accaduta per i tarocchi non raggiunti di Bari-Samp 0-1, Bari-Roma 2-3 e la famigerata Palermo-Bari 2-1. Depennata dalla lista, invece, Milan-Bari 1-1. Sospetti anche su Bari-Lecce 0-2: «Quell’autogol di Andrea mi è sembrato strano…». Ha aggiunto, poi, altre due partite: Bari-Chievo 1-2 e Bologna-Bari 0-4. Al gip spiega che è stato Bellavista a gestirle direttamente. Trovando, cosa più importante, sponde anche nelle altre squadre. Ecco perché non è da escludere che il numero degli indagati possa aumentare.
Soldi restituiti I giocatori, dunque. La pallina rimbalza soprattutto nel loro campo. Iacovelli in particolare ha preso come un tradimento la deposizione di Masiello, ma sono state proprio le parole del difensore a rompere il muro d’omertà e permettere all’indagine un nuovo salto di qualità. Dall’interrogatorio, comunque, sono emersi nuovi particolari su Palermo-Bari. La verità dell’ex amico tuttofare ribalta quella del giocatore. Nessuna pressione, nessuna convocazione negli alberghi, nessun pedinamento sotto casa. Al contrario: Iacovelli parla di uno spogliatoio spaccato, inquinato dalle scommesse. Tanto che durante una cena con le famiglie, Almiron attaccò alcuni compagni: «Siete dei venduti». E finì quasi in rissa. E Masiello, secondo Iacovelli, gli aveva persino promesso un «benefit» per la truffa con il Palermo. Una cresta sulla somma messa a disposizione dagli Zingari. Soldi in meno da dare ai compagni (ma assolve Padelli), rispetto ai 250 mila arrivati che «l’infermiere» porta in giro per Bari con il suo motorino nell’attesa d’incontrare i giocatori. E sono stati gli slavi a chiedere in malo modo la restituzione del denaro: Masiello li dà a Iacovelli che a sua volta li porta a un uomo mandato da Gegic (che Iacovelli conosceva al pari di Ilievski). Un italiano «poco raccomandabile», ieri identificato dall’indagato. Ora con la pallina che rotola pericolosamente dalla parte dei giocatori, il futuro prossimo di Iacovelli sembra deciso: il gip e il pm daranno parere positivo alla sua scarcerazione.
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