Verona-Vicenza senza tifosi, altra sconfitta del sistema calcio
Sarà con grande probabilità un derby senza tifosi del Vicenza quello con l’Hellas, in programma domenica al Bentegodi a distanza di nove anni dall’ultimo incontro. Per oggi è attesa infatti l’ufficialità del divieto di trasferta a Verona per i sostenitori biancorossi, non ancora formalizzato.
Il Gos, l'organo che gestisce l'ordine pubblico e la sicurezza all'interno degli stadi italiani durante le partite di calcio, metterà il sigillo su quanto era già stato deciso in pratica nei giorni scorsi. Ovvero al divieto ad assistere a Verona-Vicenza esteso ai residenti nelle province di Vicenza e Padova.
Il provvedimento che impedisce ai tifosi vicentini di seguire la squadra al Bentegodi era nell'aria, dopo le valutazioni dell'Osservatorio nazionale sulle manifestazioni sportive. La motivazione è legata alla necessità di prevenire possibili disordini, considerando la rivalità tra le due tifoserie. Una scelta di carattere preventivo che, però, inevitabilmente solleva una domanda: quanto può essere considerato normale vietare una trasferta a un'intera tifoseria per evitare che qualcuno possa creare problemi? Le misure negli ultimi anni, con indicazioni che arrivano dall'alto (leggi attuale Governo), sono ancora più stringenti. Stessa sorte toccherà quasi certamente all'incrocio Vicenza-Padova.
Polemiche anche sui tempi. Meno di quattro giorni prima della partita significa, di fatto, rendere estremamente complicato qualsiasi tentativo di contestazione nelle sedi opportune. Lo scorso anno, per esempio, in occasione della trasferta del Vicenza a Brescia, il divieto era arrivato con maggiore anticipo, lasciando ai rappresentanti dei tifosi il tempo necessario per presentare ricorso al Tar. In quel caso il ricorso era stato accolto.
Qui, invece, i tempi sono strettissimi. E così il provvedimento rischia di diventare qualcosa di difficilmente contestabile non tanto perché non esistano strumenti giuridici, ma perché il tempo per utilizzarli praticamente non c'è. E allora viene spontaneo chiedersi anche a cosa serva, in questi casi, la tanto discussa tessera del tifoso. Se un tifoso è identificato, se acquista un biglietto nominativo, se esistono sistemi di videosorveglianza, controlli e strumenti per individuare chi eventualmente si renda protagonista di comportamenti illeciti, perché la risposta deve necessariamente essere il divieto per tutti? La risposta sembra sempre la stessa: il sistema calcio, inteso nella sua completezza, non è in grado di rispondere in modo adeguato. Una sconfitta, di certo.
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