Padova Sport Rubriche Angolo amarcord 1914 e 1915: i primi successi biancoscudati
Angolo amarcord

1914 e 1915: i primi successi biancoscudati

Alessandro Vinci
Flash dal passato: momenti di storia biancoscudata nella nostra rubrica del lunedì

La sesta puntata della nostra rubrica del lunedì ci porta indietro nel tempo di quasi un secolo, precisamente agli anni 1914 e 1915, quando il Padova ottenne i primi successi della sua storia. Nel corso della primavera del 1914 la squadra biancoscudata (permetteteci il termine anche se utilizzava una maglia nera fasciata di bianco) prende parte al campionato di Promozione (l'attuale Serie B, per intenderci) nel girone veneto-emiliano. Il format della competizione prevede la promozione in Prima Categoria (antesignana dell'attuale Serie A) per le formazioni vincitrici delle due eliminatorie, quella veneta e quella emiliana, che si affrontano poi in una finale andata e ritorno per decretare la squadra campione del girone. Il calcio non si è ancora sviluppato in modo davvero capillare sul territorio italiano e le squadre in grado di far parte del circuito FIGC sono veramente poche. Accade così che il Padova si trovi come unico ostacolo verso la conquista della promozione la formazione B dell'Hellas Verona, la cui “squadra A” militava in Prima Categoria. Il match d'andata nella città scaligera si disputa il 5 aprile 1914 e termina con un pirotecnico 3 a 3. Due delle reti biancoscudate vengono siglate da un giovane attaccante vicentino di nemmeno vent'anni: Silvio Appiani, mentre le tre reti veronesi portano la firma di Norinelli. La gara di ritorno al “Tre Pini” (casa dei rivali cittadini del Petrarca, scelto per l'occasione in previsione della notevole affluenza di pubblico) è in programma due settimane più tardi, ma nel frattempo, il 12 aprile, i biancoscudati sono di scena a Venezia per un'amichevole. Succede però che, in seguito ad un dubbio calcio d'angolo (!) concesso dall'arbitro Lanza in favore dei lagunari, Appiani, leader della squadra nonostante la giovane età, ordini ai suoi compagni di abbandonare la gara in segno di protesta, facendo dunque terminare il match prematuramente, fra le proteste del pubblico di casa. Il curioso episodio veneziano abbandona presto le pagine dei giornali, poiché sette giorni più tardi il Padova si gioca la prima promozione della sua storia in Prima Categoria contro l'Hellas Verona. Il fattore-campo si rivela determinante e i biancoscudati superano gli scaligeri per 1 a 0 con rete di Mario Pedrina alla mezz'ora del primo tempo. Il Padova può festeggiare, è Prima Categoria, è il coronamento dei progetti dei fondatori della squadra, della quale, rispetto agli inizi, è rimasto solo il difensore Domenico Marchetti. Grazie alla vittoria nell'eliminatoria veneta il Padova conquista il diritto di disputare la finale del girone contro la compagine vincitrice dell'eliminatoria emiliana: l'Audax Modena, che aveva superato la concorrenza di Jucunditas Carpi e Reggio. La gara d'andata in Emilia si disputa il 10 maggio e vede il Padova asfaltare l'Audax: 5 a 1 il punteggio finale, con tripletta di Appiani e reti di Dalla Nora e del neoacquisto Milocco. La conquista del titolo è ormai cosa fatta, il divario tecnico tra le due squadre è davvero notevole, ma nonostante ciò Marchetti e compagni non si risparmiano nel return match e concludono la gara sul 5 a 0, con doppietta di Tito Pedrina e di Appiani. Il Padova è campione veneto-emiliano. L'ottobre successivo saranno chiamati ad affrontare avversari ben più ostici. Ma c'è un'estate di mezzo. Un'estate in cui la squadra perde due pilastri difensivi: Mario Pedrina (che comunque mantiene l'incarico di allenatore) e Alessandro Monti. Al loro posto arrivano Corazza e Marini. Per quanto concerne il reparto offensivo, invece, Tito Pedrina segue le orme del fratello Mario e viene rimpiazzato dallo svizzero Ernesto Peyer. Nella lista dei partenti anche Bruno Dalla Nora. Nel luglio del 1914 scoppia la Prima Guerra Mondiale, ma l'Italia inizialmente si dichiara neutrale e ciò garantisce la disputa della Prima Categoria '14-'15. L'impatto del Padova con la massima serie non è certo dei migliori: nelle prime due gare maturano altrettante sconfitte interne contro Vicenza (3 a 1 il finale) e Verona (5 a 2). Otto gol subiti in due partite, tanto per gradire. Nulla è però perduto, perché sono ben tre (su sei) i posti disponibili per accedere ai gironi nazionali di semifinale. I biancoscudati infatti si riprendono con carattere andando a vincere ad Udine per 4 a 2. La prima, storica, rete biancoscudata in Prima Categoria è frutto di un autogol, proprio come la prima marcatura in assoluto nella storia del Padova, datata 6 marzo 1910. In quell'occasione a segnare nella propria porta fu il vicentino Vallesella. Una curiosa coincidenza. Le cronache dell'epoca raccontano poi dell'avventura dell'arbitro veneziano Barbon, che si rifugia in una casa privata per sottrarsi alle ire dei tifosi udinesi nel postpartita. La domenica successiva è ancora trasferta: a Venezia il finale è 1 a 1, con rete padovana siglata da Appiani, al quinto gol in quattro partite. Il giovane bomber biancoscudato si ripete sette giorni più tardi, nell'ultima gara del girone d'andata, contro il Petrarca. Il derby si conclude con la vittoria del Padova per 2 a 0, ma a fare notizia sono ancora le fughe dell'arbitro Barbon, stavolta inseguito dai tifosi petrarchini, inferociti per la doppia espulsione comminata alla propria squadra durante il derby. Evidentemente le partite del Padova non portano bene al fischietto veneziano, che infatti non arbitrerà mai più una partita dei biancoscudati. Al giro di boa la classifica del girone recita: Vicenza 10 punti, Hellas Verona 8, Padova 5, Venezia 4, Petrarca 2, Udine 1. L'imperativo in casa Padova è fare punti per mantenere la terza piazza e conquistare il passaggio alla fase successiva, ma la prima giornata di ritorno si profila molto impegnativa: il Padova è di scena nella tana del Vicenza capolista. Una sola parola per descrivere il match: debacle. 10 a 2 il finale. Ben otto i gol di scarto, record tuttora mai superato. Una mazzata per Appiani e compagni, ancor più dolorosa tenendo conto della contemporanea vittoria (a tavolino) del Venezia sul Petrarca. La batosta vicentina abbatte il morale dei biancoscudati, che sette giorni più tardi sono impegnati a Verona in casa dell'Hellas, secondo in classifica. Il verdetto è già scritto. Infatti arriva puntuale la seconda, umiliante sconfitta consecutiva, stavolta per 7 a 2. Il Venezia ha ora due lunghezze di vantaggio. L'ottava giornata, però, si profila favorevole per il Padova, impegnato in casa con l'Udine, fanalino di coda, mentre il Venezia ospita il Vicenza capolista a punteggio pieno. I biancoscudati fanno il proprio dovere superando i friulani per 4 a 1, purtroppo però il Venezia compie l'impresa e sconfigge il Vicenza contro ogni pronostico. Il match decisivo è in programma sette giorni più tardi, domenica 29 novembre 1914: al “Belzoni” arriva il Venezia. La partita è una giostra di emozioni: inizio choc per i biancoscudati, che si ritrovano sotto di due reti già dopo un quarto d'ora di gioco. Tutto sembra perduto, ma il Padova ha un grande campione tra le proprie fila: è Silvio Appiani, che con una doppietta trascina i suoi al pareggio. Ma il Venezia è un osso duro: al 70' arriva la terza rete dei lagunari, firmata dal bomber Umberto Vecchina. I biancoscudati, però, non si danno per vinti: nel giro di cinque minuti Peyer ristabilisce la parità, ma la terza rete di giornata di Vecchina riporta ancora in vantaggio il Venezia, che chiude la gara a otto minuti dal termine con la rete di Migliorini. 5 a 3 il finale. E' l'addio ai sogni di gloria per il Padova, che vede sfumare definitivamente la possibilità di passare il turno. L'ultima, ininfluente gara del campionato termina con la vittoria del Petrarca nel derby, con il risultato di 3 a 2. Si conclude così la prima esperienza del Padova nella serie regina del calcio italiano. Per tenersi in forma in vista della ripresa della Prima Categoria e per distrarre i tifosi dalle tumultuose vicende politiche dell'epoca, il Padova a cavallo fra dicembre 1914 e aprile 1915 disputa sette amichevoli, una delle quali con lo Zurigo: è la prima partita internazionale della storia del Padova, che supera gli elvetici per 4 a 3. I biancoscudati decidono poi di prendere parte alla “Coppa Veneta”, competizione organizzata dal Venezia, che annoverava tra i partecipanti, oltre ai lagunari stessi, Hellas Verona e Vicenza e prevedeva incontri di andata e ritorno con finale tra le prime due classificate. Tutti i pronostici sono a sfavore del Padova, che si trova ad  affrontare le tre squadre che pochi mesi prima l'avevano preceduta nella Prima Categoria. Il 25 aprile la partita d'esordio dei biancoscudati contro il Venezia, squadra organizzatrice, si conclude con la vittoria dei biancoscudati con un sorprendente 7 a 2. Il giorno successivo verrà segretamente firmato il Patto di Londra. Di lì a poco anche l'Italia sarebbe entrata in guerra. Si decide dunque di ridurre la durata della competizione programmando la finale dopo il solo girone d'andata. Il secondo incontro dei biancoscudati è ancor più sorprendente del primo: sul campo dove sei mesi prima erano stati demoliti con otto gol di scarto, Appiani e compagni superano i padroni di casa del Vicenza per 2 a 0. Al Padova basta dunque un solo punto per accedere alla finale, proprio come al Verona, successivo avversario. E' il più classico dei biscotti: la gara termina a reti inviolate, fra gli sbadigli del pubblico del Belzoni. Contro ogni pronostico, dunque, nella finale del 16 maggio il Padova ha la possibilità di mettere in bacheca il primo trofeo della sua storia. Impresa non facile, vista la qualità degli avversari e il fattore-campo, che sorride agli scaligeri. Nonostante questo i biancoscudati scendono sul rettangolo verde determinati a fare risultato e incredibilmente ce la fanno. Il Padova supera l'Hellas Verona con un pirotecnico 7 a 4. Purtroppo però la gioia di giocatori e tifosi per la conquista del trofeo dovrà presto lasciare spazio a ben altri sentimenti. Una settimana più tardi, infatti, l'Italia dichiara guerra all'Austria-Ungheria. Ubi maior, minor cessat.