Da Il Mattino di oggi:
Il Mattino: Baraldi e Salvatori facciano ammenda dei propri errori
Della serie: facciamoci male da soli. Anzi, continuiamo a farci del male, perché il Padova la combina grossa in riva allo Stretto, così come gli era già successo a Lanciano. Persino nell’evolversi del punteggio riesce a fotocopiare la gara del 30 dicembre scorso in Abruzzo: vantaggio, pareggio immediato e sorpasso da parte dell’avversario. Il tutto nella ripresa. Da non credere, se non fosse che, purtroppo, solo i biancoscudati sono capaci di tanto. E così matura la seconda sconfitta dell’éra Colomba, la settima della stagione, con il tecnico subentrato a Pea prima di Natale che vede pesantemente messa in discussione la sua permanenza in panchina. Gli amaranto calabresi incassano e ringraziano, compiendo un balzo forse decisivo verso la salvezza: erano 15 anni e un mese che non mettevano le mani sull’intera posta in palio contro i veneti, risalendo il loro ultimo successo al “Granillo” al gennaio 1998, un 3-0 tondo tondo. Il senso frustrante di un Padova più che discreto sul piano del gioco, ma impotente e sterile davanti e clamorosamente ingenuo negli episodi-chiave che hanno determinato il risultato, è lo scomodo compagno di viaggio che portiamo con noi sulla strada del ritorno, in attesa delle decisioni che prenderà, crediamo nelle prossime ore, patron Cestaro. Il bilancio dell’allenatore bolognese è disarmante: sette partite, sette punti, frutto di una vittoria, quattro pareggi e, appunto, due ko. Ha raccolto solo un terzo del bottino a disposizione, una media da medio-bassa classifica, non da squadra che possa e voglia lottare credibilmente per i playoff. Dai quali è uscito, superato dal Modena e agganciato al settimo posto dalla Juve Stabia. Un arretramento su cui riflettere a fondo, perché non si può pensare di tirare sempre avanti grazie alle… disgrazie o ai rallentamenti altrui (ieri quello clamoroso del Brescia, battuto in casa, udite udite!, dal Vicenza di Dal Canto, l’allenatore-asino per molti soloni delle nostre tribune che sta compiendo un piccolo “miracolo” alla guida dei biancorossi). A caldo, comprensibilmente amareggiato per il modo in cui è maturata la battuta d’arresto, il presidente non si è lasciato tentare da mosse azzardate, eppure è arrabbiatissimo: aveva chiesto una svolta dopo la sfilza di pareggi (tre 0 a 0 e un 1 a 1) racimolati tra fine girone d’andata e inizio del ritorno, e la svolta non è maturata. La prova di ieri è la sintesi perfetta di ciò che è oggi il gruppo biancoscudato: un’incompiuta. Perché puoi dominare quanto vuoi, esercitare un possesso palla di gran lunga superiore a chi ti sta di fronte, ma, se non la butti dentro, hai voglia di imprecare contro la sfortuna o i portieri che ti negano il gol. E se al difetto della mancanza di concretizzazione sotto rete aggiungi pure errori tuoi o madornali ingenuità come il fallo di mano di Babacar che ha prodotto il rigore decisivo, devi solo batterti il petto e recitare il mea culpa. Mistero Farias. Due annotazioni, per concludere: inspiegabile la rinuncia al brasiliano, anche a gara in corso. Se non ricorri a chi ha segnato di più sin qui per sbloccarti, con chi pensi di risolvere il problema dell’inconsistenza dell’attacco? La seconda riguarda il duo Baraldi-Salvatori, a cui è stata affidata la responsabilità dell’area tecnica: questa squadra manca di un centravanti vero, e non si può proprio pensare di andare avanti ad esperimenti per risolvere il problema del gol che non arriva. Prima di illudere il presidente, e con esso un bel po’ di tifosi, non sarebbe male se i due facessero ammenda degli errori commessi. Con Pea, e successivamente con Colomba. Pensiamo solo a Bonazzoli: quando ritornerà a giocare, se tutto andrà bene, sarà a fine febbraio. Dunque, disponibile per due mesi e mezzo, sino a metà maggio. E questo sarebbe un investimento produttivo?
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