La sfida più carica di ricordi della stagione, seconda, forse, solo a quella che nel girone di ritorno andrà in scena al “Bottecchia” di Pordenone, è anche la sfida più dura. Domani all’Euganeo (ore 15) arrivano i neroverdi friulani, e lo schiaffo rimediato in Coppa Italia ad agosto, quando gli ospiti vinsero grazie al gol di Cattaneo, qualcosa di sicuro l’ha insegnato: il Padova, che allora si presentava forte del pari di Mantova contro un avversario appena ripescato e in piena costruzione, stavolta è costretto a guardare dal basso verso l’alto. E Carmine Parlato, che da quella sconfitta ha tratto indicazioni sicuramente importanti, medita di tirare fuori dal cilindro una sorpresa: Alban Ramadani. Modulo in alto mare. L’allenamento di ieri pomeriggio, l’ultimo in vista della rifinitura fissata per oggi alle 16 alla Guizza - con la squadra che poi si chiuderà subito nel ritiro pre-partita a Villalta di Gazzo Padovano - i dubbi non li ha fugati del tutto. Perché sul campo il tecnico ha dato l’impressione di puntare sul centrocampo a tre, con Cunico dietro alla coppia di attaccanti formata da Neto Pereira e Altinier: oltre a Bucolo, in posizione di regista, e a Corti, Parlato ha schierato a sorpresa lo svizzero Ramadani, sceso in campo in questa stagione solo per due spezzoni (e 12 minuti complessivi). Il mediano arrivato in estate se la giocherebbe con Mazzocco, nel caso in cui si optasse per il 4-3-1-2: Giandonato dovrebbe accomodarsi in panchina, proprio perché visto il precedente di agosto - e la verve dimostrata in quell’occasione dall’ex Pederzoli - in mezzo al campo servirà un bel passo e poche giocate di fino. Ma, considerato il 4-3-3 dei friulani, non è da escludere che all’ultimo Parlato decida di affidarsi al più consueto 4-2-3-1, uno schieramento che gli permetterebbe di contrastare meglio le fonti del gioco pordenonese in mezzo al rettangolo verde: anche in Coppa, proprio con il passaggio al centrocampo a due, il Padova dimostrò di potersela giocare con più equilibrio rispetto al primo tempo, quando invece i friulani erano riusciti a perforare la difesa biancoscudata in diverse occasioni. La certezza. L’unico reparto fatto e completo, quindi, è la retroguardia, che indipendentemente dal modulo sarà affidata ai soliti tre elementi (Dionisi, Fabiano e Favalli) più il rientrante Niccolini in luogo dello squalificato Diniz. «La gara è difficile», ammette il difensore fiorentino, uno dei tanti “ex”. «Il Pordenone è la compagine più in forma del momento, ma noi vogliamo vincere e ritornare a dire la nostra. Io sono contento di rientrare come titolare: nelle ultime gare in cui sono sceso in campo ammetto di non aver fatto benissimo, le critiche ci stanno e le prendo come uno stimolo». I precedenti. E c’è poi una statistica da ribaltare: Parlato e Tedino si sono incontrati già sei volte in carriera, e il bilancio finora pende proprio dalla parte del tecnico del Pordenone. Il suo collega ha vinto una sola volta, nel 2012, quando con la Sacilese espugnò il campo del Sandonà, contro le due vittorie di Tedino (l’ultima proprio lo scorso agosto) e i tre pareggi. Un motivo in più per sperare in un’inversione di tendenza.
Padova-Pordenone, la possibile sorpresa in mezzo al campo è Ramadani
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