Padova Sport Tutto Padova Pelizzoli: "Non mi spiego questo ostracismo nei miei confronti..."

Pelizzoli: "Non mi spiego questo ostracismo nei miei confronti..."

Redazione PadovaSport.TV


Il portiere del Padova, Ivan Pelizzoli, al centro di un vero e proprio caso, ha parlato al Mattino della sua situazione:


Ivan Pelizzoli, è vero che ha chiesto di andarsene da Padova?

«No, le cose non stanno esattamente così. La società, tramite Baraldi, mi ha parlato questa mattina (ieri, ndr) per sapere se sono tranquillo o infastidito dal clima che si è creato intorno a me, e io ho risposto molto chiaramente tramite il mio procuratore, Giovanni Branchini, rilevando che c’è un atteggiamento prevenuto dell’ambiente. E ho aggiunto che non vedo in queste tre partite, le due di Coppa Italia e quella dell’esordio in campionato con il Lanciano, quali errori ci siano stati da parte del sottoscritto tali da giustificare un ostracismo del genere».


E allora ci chiarisca meglio le sue intenzioni.

«Sono disposto a restare, il mister è contento di me e mi ha difeso, i compagni mi sono totalmente vicini. Ma se la società prospetta altre situazioni, come un trasferimento altrove, credo sia giusto prendere in considerazione tale ipotesi. Semprechè mi stia bene. Guardi, tra stasera (ieri) e domani (oggi) si decide. Voglio dire una cosa…»


Prego.

«A Padova sono stato bene lo scorso campionato, così come i primi due mesi di questa stagione. Adesso, però, si è creata una situazione spiacevole, che non mi aspettavo».


Che idea si è fatto?

«Da quello che vedo, sono oggetto di critiche e derisioni a prescindere da quanto avviene in campo, figlie di un’antipatia che non mi spiego. Un’atmosfera particolare che ho respirato sin dalla gara con il Pisa, e che poi ho colto, più rimarcata, sabato sera. Come si può mormorare o sbeffeggiare il sottoscritto alla prima parata facile? Sa di presa in giro, come se mi fossero tutti o quasi contro, a prescindere da ciò che faccio o no in porta».


Prima della punizione di Mammarella, tuttavia, aveva lasciato a desiderare su un paio di palloni piovuti sotto rete.«Quello finito sulla traversa era già uscito dal campo, per cui l’arbitro aveva interrotto l’azione, mentre concordo sul cross dalla destra diretto nell’area piccola. C’era Feltscher davanti, sono rimasto fermo, in effetti avrei dovuto fare un passo o due in là. Ma la punizione no, dài, era imprendibile».




Eppure la stragrande maggioranza del pubblico non la pensa così, ed ecco che lei passa per il responsabile del pareggio. Anche perché non è la prima volta che subisce gol su calcio piazzato…

«Ma se uno tira bene, la colpa dev’essere per forza mia? Mammarella ha detto che mi aveva studiato a dovere? La considero una battuta… Quanto alle due reti subite l’anno scorso da Palombo, nella partita con la Samp, e da Plasmati, qui all’Euganeo contro la Nocerina, mi sono assunto precise responsabilità per la seconda: sono rimasto immobile, e ho sbagliato. Ma quella di Palombo è stata un’esecuzione perfetta».


Le era mai capitata una cosa simile in carriera?«No. A Roma finimmo tutti contestati quando, dopo essere arrivati secondi nel 2003/04, precipitammo a metà classifica la stagione successiva (chiusa all’ottavo posto). Erano critiche a livello di campo giuste: gli avversari tiravano, io e i miei compagni sbagliavamo, andavamo sotto e perdevamo. La colpa era anche mia, scontato che la gente si arrabbiasse. Ma qua basta che una palla passi in mezzo all’area, e non venga intercettata, e mi ritrovo capro espiatorio. Mi sono posto mille domande sul perché di questa sfiducia generale, non trovo alcuna risposta. Certo, posso aver sbagliato in alcuni casi, ma perché denigrare l’uomo in questo modo? Fuori dal campo mi sono comportato sempre bene, mai un atteggiamento sopra le righe, ho la coscienza pulita. Tocco il primo pallone e giù commenti, sorrisini, sarcasmo gratuiti».


Giusto andarsene, allora?

«Per come mi conosco, vorrei restare, continuare a giocare e mettermi in discussione. L’anno scorso mi sono infortunato contro il Modena e sono uscito sul più bello. Quando sono rientrato, purtroppo, è andata peggio, la gamba non rispondeva più. Logico che fosse Mattia (Perin, ndr) il titolare. Sono andato in panchina e non ho fiatato. Voglio solo far notare che la condizione migliore l’acquisisci giocando e rigiocando».


Un’ultima cosa: che cosa pensa, sinceramente, della piazza padovana?«Ripeto, ci sto bene, ma se posso muovere una critica anch’io, è che non c’è la tranquillità di aspettare, si vorrebbe tutto subito. E tutto subito non è facile, nè qui nè altrove».