Padova Sport Tutto Padova News Padova Breda a Centrocampo: “Ho sempre guidato macchine piccole, per una volta vorrei provare con un’Audi…”
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Breda a Centrocampo: “Ho sempre guidato macchine piccole, per una volta vorrei provare con un’Audi…”

Pietro Zaja
Le parole di ieri sera dell'allenatore del Padova Roberto Breda durante la nostra trasmissione dedicata al Calcio Padova, "Centrocampo"

Durante la puntata di ieri sera della nostra trasmissione Centrocampo, dedicata interamente al Calcio Padova e in onda ogni lunedì sera dagli studi di TeleCittà, è intervenuto con un collegamento telefonico anche l'allenatore che ha condotto i biancoscudati alla salvezza, Roberto Breda (leggi qui la notizia che abbiamo lanciato sul possibile addio di Mirabelli). Ecco le sue parole: "E' stata una bella esperienza. Perché non era semplicissimo, soprattutto per un unico aspetto: c'era pochissimo margine d'errore. Con solo 6 partite, contro tutte squadre più o meno lì unite, diventava veramente difficile se ci fosse stato qualche errore. E' stato un bel percorso, perché con i ragazzi c'è stato subito un grande feeling, come con i direttori e con la proprietà, ma anche con la piazza. Ma soprattutto con i ragazzi, che sono quelli con i quali dobbiamo plasmare la squadra che va in campo. Lo stato d'animo era molto basso, ma era simile a quello che ho trovato da altre parti quando sono subentrato. So che tante volte, una cosa che devi fare subito, è togliere un po' di alibi e di confusione e far tornare i ragazzi ad avere delle certezze. Quindi, magari togliere delle situazioni di dubbio, ma non è sempre facile. Con lo staff siamo partiti da una considerazione: al di là delle qualità tecniche, anche dal punto di vista tattico volevamo avere un vantaggio".

Le parole di Roberto Breda a Centrocampo

"Ho studiato tutto l'anno la Serie B, perché ormai la faccio da molti anni. E se mi avessero chiesto ad ottobre con quale modulo iniziare avrei scelto la difesa a quattro - ha sottolineato il tecnico del Padova Roberto Breda a Centrocampo - perché quasi tutte le squadre della B erano con la difesa a tre. Quando invece sono arrivato a Padova, analizzando le ultime sei partite, ho visto che cinque delle avversarie avevano la difesa a quattro. E, quindi, se volevo avere un vantaggio tattico dovevo essere io a proporre la difesa a tre. E infatti si è visto. Nell'unica partita in cui abbiamo affrontato una squadra con la difesa a tre, l'Entella, abbiamo fatto fatica, perché siamo andati uomo su uomo contro una squadra che da un anno lavorava con lo stesso allenatore e che aveva certamente degli automatismi che noi non avevamo, dato il poco tempo a disposizione. Così, abbiamo visto che nella rosa c'erano quel tipo di giocatori per fare quella determinata strategia e l'abbiamo messa in atto. Mi porto sempre due collaboratori, che sono il preparatore e il vice, con cui ci intendiamo in automatico. Ho trovato, poi, dei collaboratori sia bravi che disponibili nei rapporti umani. E' stato veramente divertente. Ho detto anche ai ragazzi che nei momenti difficili si deve anche trovare un ancoraggio nello storico. E se hanno bisogno di uno storico, si devono ricordare del momento in cui non hanno visto i problemi e le difficoltà, ma solo le soluzioni. Potrà servirgli anche in futuro".

Cesena, i discorsi con la società e l'affetto alla piazza

"Balleri? Lo conosco molto bene, è stato anche mio collaboratore a Livorno un anno. Ho un ottimo rapporto con David. Ho parlato con la proprietà dopo Cesena? Al Manuzzi abbiamo fatto la discesa delle scale insieme dopo la partita - ha proseguito Breda a Centrocampo - ma io sono andato poi in spogliatoio. Loro, invece, sono usciti fuori. Erano sicuramente contenti. Per chi non lo sa, io a Cesena ho perso una finale playoff per andare in Serie A un po' di anni fa. La mia, comunque, non era voglia di rivalsa, ma voglia di continuare il percorso. Lo vediamo dappertutto: bisogna sempre dare dei segnali e vincere una partita così credo dia credibilità a tutto il sistema. Al di là di questo, la mentalità deve essere sempre quella. Nel momento in cui non hai motivazioni date dalla classifica, devi sempre avere delle motivazioni intrinseche come persona e come professionista. Se hai un certo tipo di carattere e di professionalità, non puoi venire mai meno, neanche in amichevole. A prescindere da tutto quanto. Hanno fatto bene anche dei ragazzi che avevano giocato meno, ma che erano stati ugualmente fondamentali. L'affetto per la piazza? Nel creare dei rapporti gli aspetti fondamentali sono la durata e le emozioni. La durata non è stata lunghissima, ma le emozioni sono state forti. La difficoltà iniziale con i ragazzi è stata avere una sosta e aver subito la prima sconfitta dove ancora, al di là di tutto ciò che proponi e su cui lavori, non avevamo il riscontro del risultato. Quindi, devi avere la forza di far credere ai ragazzi che è la strada giusta e deve esserci anche un gruppo che si mette a disposizione. Lo hanno fatto tutti".

L'esempio Crisetig e le volontà dell'allenatore del Padova

"Prendo come esempio Crisetig, non perché voglio mancare di rispetto agli altri - ha continuato Breda a Centrocampo - ma perché è il capitano e la prima non l'ha giocata. E' forse la prima volta in carriera che vedo un ragazzo che non gioca e che ha le stesse espressioni facciali di quando gioca. Al di là di essere professionisti o meno, c'è sempre la componente del giocare o meno, ma lui è stato fantastico. Dietro di lui vengono tutti quanti i ragazzi, come Caprari, Seghetti, Di Maggio... Hanno fatto bene e trovarsi la settimana dopo in panchina non è semplice. Logico che speravano di giocare titolari, ma loro sono stati encomiabili. Con la piazza, invece, ho avuto la fortuna di fare la mia prima partita in casa con l'inaugurazione della Curva. Ho avuto questa fortuna, che logicamente aiuta. Sono diventato allenatore da subentro e i club fanno fatica a darmi squadre dall'inizio? Sono d'accordo, anche se tante volte vedo fare dall'inizio scommesse vere e proprie. Intendo di gente che non ha mai allenato e che si ritrova magari in squadre importanti. Alla fine vale tutto, ma penso che qui a Padova io non debba fare campagna elettorale, mi hanno visto lavorare. Sicuramente ho una voglia di iniziare dall'estate che hanno in pochi. Ho quasi sempre guidato una Cinquecento o una Golf, mi piacerebbe ogni tanto guidare un'Audi, una Mercedes... Non dico una Ferrari, ma magari una BMW".

I discorsi con la società sul futuro di Breda

"Resterei a qualsiasi condizione? Sono discorsi che lasciano ancora il tempo che trovano. Al momento non ho ancora sentito nessuno e al momento la priorità è il Padova. Ma bisogna capire loro che squadra vogliono fare, che obiettivi hanno e se sono interessati a continuare o meno. Le domande vanno fatte a loro, a me devono chiamarmi. Ma non rimango a qualsiasi condizione. Ci sono delle situazioni che devono essere affrontate e deve esserci sempre un confronto, un qualcosa che unisce tutti nello stesso progetto. A prescindere non dev'essere mai, anche nei subentri", ha chiuso Roberto Breda, tecnico del Padova.