L'analisi di Padova-Empoli: un Andreoletti di emozioni e una squadra ancora a due facce
Riavvolgiamo il nastro di Padova-Empoli 2-2, partendo dalle due estremità. Il pre e il post partita. Perché quella di ieri all'Euganeo non è stata soltanto una consueta sfida di campionato, ma un frullatore di emozioni dovuto dal ritorno di Matteo Andreoletti nella città che l'ha consacrato nel panorama più elevato degli allenatori italiani. Gli applausi dei tifosi biancoscudati prima del fischio d'inizio, i cori in suo onore, la passeggiata sotto la Curva (che non ha mai avuto a disposizione!) per salutare chi è sempre stato al suo fianco, e nel dopo gara le parole al miele per la piazza, nonché un comportamento davvero genuino (che non sorprende affatto) da sottolineare: entrato in sala stampa visibilmente emozionato, Andreoletti, al termine della conferenza, ha salutato uno ad uno ogni giornalista presente. La voce un po' rotta, chissà quanti pensieri: Padova lo ha segnato e difficilmente, per quel che ha fatto e per come si è sempre posto, verrà dimenticato. E forse, ad emozionare maggiormente ieri pomeriggio, è stato proprio il suo ritorno all'Euganeo. Invece della prestazione a folate e ancora non del tutto convincente, anche se va detto, fortemente condizionata dalle molte assenze nel roster a disposizione di Antonio Calabro, del Padova (leggi qui le pagelle biancoscudate).
Le assenze e le scelte tattiche del Padova
Senza gli infortunati Dellavalle, Sgarbi, Lasagna, Caprari e Zanimacchia, oltre allo squalificato Giunti e pure al capitano Lovato (non rischiato per un problema fisico dell'ultimo momento), il destino tattico del Padova pareva già scritto. 4-3-2-1 per le scelte quasi obbligate dietro. Invece no. Calabro, che ci ha abituati a sorprese, decide di schierare la sua squadra in campo con l'originale 3-5-2. Sorrentino in porta, Carissoni arretrato e adattato a braccetto destro, con Silletti e Pastina a completare il trio. Sulle fasce Capelli e Cocchi, con Zuelli, Pompetti e Varas nel mezzo, a supporto del tandem offensivo Artistico-Moro. Un 3-5-2 fluido: esterni che si alzano, si abbassano o si accentrano in base alle necessità della partita, due costruttori di gioco (Pompetti e Zuelli) che si piazzano davanti alla difesa per ricevere palla e smistare sugli esterni o in avanti, con Varas chiamato a un lavoro diverso, quello di incursore, ieri riuscito poco. Il compito più impegnativo, però, è quello che Calabro affida a Moro. Chiamato a un enorme sforzo di sacrificio per legare i reparti, svaria su tutto il fronte, giocando principalmente spalle alla porta per ricevere dai costruttori e dai braccetti, per proteggere la sfera, portare via l'uomo che lo segue in marcatura stretta e creare spazi da occupare. Per questo è inutile criticarlo: ciò che gli chiede Calabro è questo e la sua posizione media nella partita di ieri lo conferma, visto che, mediamente, ha giocato più basso di Zuelli, che di ruolo fa il centrocampista. Eppure, in area, Moro le sue chance le ha avute e se le è create (sintomo di un grande impegno in tutte le fasi di gioco), ha sfiorato il gol in due occasioni e prima o poi, ne siamo certi, si sbloccherà anche lui. Anche perché, bisogna dirlo, arrivare sotto porta con il fiatone per le corse fatte poco prima di certo non lo avvantaggia. Con due rifinitori come Artistico e Moro, è inevitabile che Calabro, a corto di soluzioni offensive per via degli infortuni, ne sfrutti uno per legare i reparti. E Moro, il più qualitativo tra i due con la palla tra i piedi, è stato il prescelto (o forse il sacrificato?). Quando tornerà a disposizione un giocatore come Caprari se ne riparlerà e forse Moro potrà tornare a giocare guardando sempre o quasi la porta. Particolare anche l'indicazione di Calabro a Sorrentino, spesso molto alto oltre la trequarti quando il Padova è aperto in ampiezza in fase di costruzione. Un'opzione in più fa sempre comodo, soprattutto se il tuo portiere sa usare bene i piedi. E' proprio il caso dell'ex Monza.Una squadra ordinata e fluida nel primo tempo
Davanti ai propri tifosi il Padova non poteva non partire forte, con il piede sull'acceleratore per riscattare una deludente prestazione al Ceravolo contro il Catanzaro. E così è stato, tanto che, dopo neanche un quarto d'ora di gioco, Artistico sente il profumo del gol e gira di testa su bell'invito di Carissoni alle spalle di Seghetti, portiere dell'Empoli. Il Padova rischia poco nel primo tempo, ma da corner si fa infilare: Saporiti pennella in area, Indragoli spizza e Ceesay deposita in porta. Difesa ferma nell'occasione, perché nessun difensore segue l'uomo. Osservano il pallone planare in area, marcando a zona. I toscani, invece, partono da fuori area e di corsa si avventano sulla sfera spuntando come folletti da tutte le parti e prendendo in controtempo i difensori di casa. I rischi della marcatura a zona sono questi (ma è così necessaria nel calcio moderno?). La squadra di Calabro, però, non si piange addosso e, subito il pari alla mezz'ora, ben presto attutisce il colpo e torna a giocare, trovando poco dopo una perla alla Pastina, che staffila al volo con il mancino bucando difesa e portiere avversari. Un bel gol, che sembra poter indirizzare del tutto una partita interpretata con ordine e pulizia nelle giocate. Il Padova, infatti, è parecchio preciso (84,5% dei passaggi riusciti per un possesso palla superiore al 60%) e i costruttori toccano davvero molti palloni, facendoli girare di continuo alla ricerca dei varchi giusti. Forse, a coronamento di una buona prima frazione, manca solo il terzo gol, quello che avrebbe potuto chiudere i giochi.Il calo biancoscudato e il fattore Shpendi
Nella ripresa Andreoletti cambia subito e inserisce Shpendi per uno spento Popov. E' la mossa che rivitalizza la fase offensiva di un Empoli ancora acerbo, più impreciso del Padova (78,9% la precisione dei suoi passaggi) e soprattutto molto giovane. Ma sveglio, pimpante, attento ad eseguire alla lettera le indicazioni di un vero condottiero come Andreoletti, sempre attivo tra sbracciate e ampi gesti per guidare i suoi. Un piccolo dettaglio: ve la ricordate la bottiglietta d'acqua sistemata sul vertice alto più vicino dell'area tecnica? Un uomo scaramantico e meticoloso come Andreoletti non poteva perdere i suoi vizi, che forse l'hanno anche aiutato ad agguantare il pari. Con un Padova più chiuso e un Empoli più intraprendente, Distefano pareggia tra lo scetticismo dei giocatori padovani e le proteste dei tifosi di casa, obbligando così Calabro alla reazione. Prima Varas si fa male e al suo posto entra Fusi, poi cambia l'assetto tattico. Escono i due corridori Moro e Capelli, dentro Galazzi e Seghetti. Il Padova si sistema con il 4-3-3. Carissoni si apre a destra e Cocchi arretra, con Galazzi aperto a destra e Seghetti a sinistra. Con il nuovo modulo e in particolar modo l'ingresso di Galazzi il Padova trova nuova linfa: l'ex Monza ondeggia a più riprese sulla destra, ma mai riesce ad incidere davvero. Gli ingressi di Bortolussi e Faedo (per Artistico e uno stremato Silletti) sono solo alcune delle mosse finali di un Padova, forse un po' stanco, che non riesce a creare nitide palle gol. Alla fine la partita si chiude sul 2-2, con qualche rammarico per entrambe, anche se il pari, in fin dei conti, accontenta tutti e allunga la striscia di risultati utili consecutivi del Padova a quattro (vittorie con Avellino e Südtirol, pari con Catanzaro e proprio Empoli).I numeri di Padova-Empoli: ora la sosta per migliorare
Gli xG (gli expected goals) sono solo un dato, ma servono per inquadrare le prestazioni di Padova ed Empoli. Gli xG del Padova sono bassi, di 1,04 (più bassi della media stagionale di 1,18). Che significa? Che il Padova, molto cinico sotto porta, è stato bravo a finalizzare nonostante una bassa pericolosità delle occasioni create. Dominando territorialmente sotto il profilo del gioco, non ha creato opportunità pericolose quanto quelle dell'Empoli, soprattutto nel secondo tempo. Gli xG dei toscani, 2,53 (media stagionale di 1,18), certificano il buon lavoro svolto dalla difesa patavina (Sorrentino compreso), che ha evitato a più riprese il sorpasso empolese, ma denotano anche una flessione (forse più fisica che altro) nel secondo tempo. Il Padova palleggia bene, sta migliorando, ma davanti manca di continuità nella creazione di azioni davvero pericolose. L'opposto di un Empoli a tratti impacciato, anche se più abile a sfruttare le chance create per impensierire l'avversario. Un altro dato che specifica quello relativo agli xG è quello delle grandi occasioni create: 0 per il Padova, ben 4 per l'Empoli, che meglio dei biancoscudati è riuscito a mettere i suoi attaccanti davanti a Sorrentino. Il bilancio finale patavino non è però negativo: la squadra gioca e lo fa bene, ora serve trovare qualche formula in più per servire gli attaccanti, fin troppo bravi a sfruttare le occasioni che hanno a disposizione (Artistico in primis). O meglio, per mettere gli attaccanti in condizioni più facili per segnare. La sosta per le Nazionali potrà di certo aiutare Calabro e il suo staff a penetrare ancor più in profondità nelle menti dei suoi giocatori.© RIPRODUZIONE RISERVATA