Lo sconforto del tifo padovano: vietata la prima attesa trasferta, le reazioni
C'era tutto. L'attesa, la voglia di ripartire, il mercato, un nuovo campionato di Serie B da vivere e, soprattutto, un entusiasmo che a Padova non si vedeva da tempo. C'erano i pullman organizzati con largo anticipo, le Fidelity Card fatte apposta per poter seguire la squadra, i programmi per una domenica diversa dalle altre. E invece, sul più bello, è arrivato lo stop. Domenica sera, alle 19, il Padova scenderà in campo a Pisa per la prima giornata di campionato. Sarà l'inizio ufficiale della nuova stagione, ma senza il suo popolo. La trasferta, già sottoposta a limitazioni, è stata ulteriormente ristretta: i residenti nella provincia di Padova non potranno acquistare biglietti per assistere alla partita. Di fatto, per la stragrande maggioranza dei tifosi biancoscudati, Pisa è diventata una trasferta vietata.
Una decisione arrivata dopo quanto accaduto pochi giorni fa a Udine, in occasione di Udinese-Padova di Coppa Italia. Prima della partita si sono verificati scontri tra gruppi ultras: secondo la ricostruzione della Questura, circa 50 ultras padovani avrebbero raggiunto il Parco Ardito Desio, dove sono avvenuti lanci di oggetti contundenti e artifizi pirotecnici. Dieci tifosi sono stati identificati, denunciati per rissa aggravata e colpiti da Daspo, mentre proseguono gli accertamenti per individuare gli altri partecipanti.
Su questo, evidentemente, non ci sono discussioni: chi ha commesso reati deve risponderne. Ed è giusto che le responsabilità siano accertate e che chi ha sbagliato venga sanzionato. Ma il sentimento che serpeggia oggi tra i tifosi è un altro. È quello di una punizione che finisce per ricadere su un'intera tifoseria. Perché tra chi era a Udine e chi aveva semplicemente programmato di andare a Pisa domenica ci sono migliaia di persone. Tifosi che non hanno preso parte agli scontri, famiglie, ragazzi, gruppi organizzati, semplici appassionati che avevano acquistato la Fidelity Card, prenotato un pullman e organizzato una giornata per seguire la propria squadra. È questa la parte che lascia più amarezza: la sensazione che, davanti a un episodio grave commesso da una parte della tifoseria, la risposta delle autorità finisca per colpire indistintamente anche chi non ha avuto alcun ruolo in quei fatti.
La beffa dei pullman già organizzati
Perché una trasferta non nasce la mattina della partita. Dietro un pullman ci sono settimane di organizzazione, prenotazioni, raccolta delle adesioni, responsabilità e, soprattutto, persone che si fanno carico di tutto questo per permettere agli altri di vivere una giornata insieme. Nel caso di Pisa, c'erano gruppi che avevano già programmato tutto da tempo. L'ACB Mario Merighi aveva un pullman prenotato da un mese, con 85 persone già coinvolte. Ora tutto è stato annullato. La delusione è enorme. Roberto Paggin degli Amissi, sui social, ha sintetizzato bene il sentimento di tanti tifosi: «Sono deluso da tutto questo. Dopo questa sentenza, con il divieto di seguire la nostra squadra del cuore, non mi sembra giusto». E poi c'è un passaggio che forse merita di essere sottolineato più di tutti: «Organizzare una trasferta non è affatto semplice: dietro c'è un enorme lavoro, fatto di tempo, di sacrifici, organizzazione e responsabilità». È questo il punto. Perché per chi guarda una partita da fuori può sembrare semplicemente una questione di biglietti. Per chi vive una curva, un gruppo o un club, una trasferta è molto di più. È un viaggio insieme. È una giornata preparata per settimane. È il piacere di ritrovarsi, di cantare, di soffrire e gioire per la stessa maglia.
Un paradosso nel momento di massimo entusiasmo
E forse è proprio questo a rendere la situazione ancora più difficile da digerire. Il Padova sta vivendo uno dei momenti di maggiore entusiasmo degli ultimi anni. La campagna abbonamenti ha già superato quota 6.200, stabilendo un nuovo record del club in Serie B. Un dato che racconta meglio di qualsiasi slogan quanto sia tornata forte la voglia di Padova. E proprio mentre la città si stringe attorno alla squadra, proprio mentre cresce l'attesa per il ritorno all'Euganeo e per una stagione tutta da vivere, arriva una prima giornata che costringerà una parte importante di questo entusiasmo a rimanere a casa. È una sensazione strana. Quasi un controsenso. Il campionato comincia, ma il viaggio dei tifosi si ferma prima ancora di partire.
La passione, però, non si può vietare. E così i tifosi si stanno già organizzando diversamente. C'è chi ha dovuto disdire il pullman, chi si ritroverà con gli amici, chi guarderà la partita in un locale. Il Night and Day di Montegrotto, ad esempio, ha deciso di trasformare la domenica di trasferta in una giornata da vivere comunque insieme, ritrovandosi nella sede del club davanti alla televisione. Non sarà Pisa. Non ci saranno l'autostrada, il pullman, l'arrivo allo stadio, i cori e quella sensazione particolare che soltanto una trasferta sa regalare. Ma ci sarà comunque il Padova. E forse è proprio questa la risposta più bella che i tifosi possono dare: organizzarsi, ritrovarsi e continuare a sostenere la propria squadra anche quando non è possibile farlo nel modo che avevano immaginato.
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