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I tifosi del Padova non possono non ricordarlo con grande affetto. E non solo per quel folle cucchiaio al Vicenza, un gesto sportivo che forse racchiude in sé il giocatore e la persona che è Igor Radrezza. Centrocampista classe '93, padovano doc, Igor si è infatti speso con tutto sé stesso per i colori della sua città, che ha vestito in due momenti distinti della sua esperienza calcistica: dai primi calci quand'era bambino fino all'esordio in prima squadra in B nella stagione 2011/2012 e successivamente per due anni dal 2022 al 2024. Ora resta un tifosissimo, tanto che ci ha raccontato di avere una gran voglia di andare a tifare... in Curva! Insomma, il Padova ce l'ha davvero nel cuore e il suo arrivederci è stato sofferto, e non poco. Ma questa è la vita e Igor lo sa benissimo. Adesso è impegnato con l'Union Clodiense in Serie D e proprio dal nuovo percorso in granata siamo partiti. Ecco la nostra piacevole chiacchierata con l'ex Padova Radrezza.
"Nel complesso è stata una stagione positiva, per me personalmente, ma anche per la squadra. Sono arrivato dopo il fallimento della Spal di quest'estate, ho aspettato di valutare un po' di cose e quindi mi sono trovato svincolato a inizio stagione. Con calma, poi, ho trovato la situazione più ideale per me per il mio momento di vita e di carriera. Ho ricevuto l'interesse del presidente e quindi ho scelto di intraprendere questo percorso. L'Union Clodiense era partita male e infatti, quando sono arrivato a ottobre, era addirittura nella parte bassa della classifica. Poi c'è stato un cambiamento, di giocatori, me compreso, e anche di allenatore (Roberto Vecchiato, ndr.), che è arrivato qualche settimana dopo di me. E la squadra è riuscita pian piano a mettere apposto le cose. Il campionato lo ha vinto il Treviso, ma c'erano pochi dubbi. C'era un distacco enorme che hanno mantenuto. Abbiamo fatto comunque un periodo super positivo, perché da metà classifica siamo arrivati al secondo posto fino alla scorsa settimana. Ora mancano le ultime giornate per classificarci il meglio possibile in vista dei playoff, per fare la nostra figura, per ciò che merita la società e per la minima speranza di essere ripescati con i playoff. Se li vinci può esserci questa speranza, visto che in Serie C saltano squadre ogni settimana. Credo sia stato fatto, dunque, un bel lavoro, nonostante la stagione fosse già compromessa un po' dall'inizio. Ormai siamo agli sgoccioli e se c'è la possibilità di vincere i playoff bene, altrimenti si rifarà un'altra stagione in Serie D per vincere il campionato. L'obiettivo della società è questo".
"Ad oggi ho fatto una chiacchierata a grandi linee con il presidente e mi è stato proposto il rinnovo di contratto. Stiamo valutando assieme le cose, ma mi sono trovato bene e loro fanno grande affidamento su di me. Sono una realtà molto umile, ma che vuol fare le cose fatte bene per la categoria. E vogliono tornare nel professionismo il prima possibile".
"Ho mantenuto lo stesso ruolo. Giochiamo con il centrocampo a tre e sono sempre il vertice basso, il regista. Quindi, continuo a fare il ruolo che mi piace, quello che dà i tempi di gioco alla squadra e la fa un po' ragionare. E' quello che mi è sempre piaciuto e l'ho mantenuto".
"Da un bel po' (afferma sorridendo, ndr.). Era inizio carriera, ero un ragazzino. Poi ho fatto tanti anni di professionismo e quest'anno sono tornato in Serie D".
"Sicuramente è cambiato tanto. Avendola vissuta quando ero giovane la vedevo come un trampolino di lancio. Adesso non è però la parte finale della mia carriera, perché finché mi diverto continuo. Non ho una scadenza, però la vedo con occhi diversi. Ho un'esperienza che può aiutare molto i giovani e questa categoria ne è piena, per le regole della D. Ovviamente mi ritrovo a essere il più anzianotto della squadra, ma sono un po' cambiate le cose. E un decennio di esperienza servono per trasmettere qualcosa, per aiutare i giovani, per migliorarsi sempre e per avere quella leadership che può aiutare se si vuole tornare nel professionismo. Anche un po' per questo il presidente ha fatto affidamento su di me. Comunque sì, la D la trovo diversa. La carta d'identità, ma anche per chi trovi come avversario, mi fa sentire vecchietto, però finché lo faccio con il sorriso va bene".
"Sì, ma per le regole mica tanto (afferma ridendo, ndr.). Ogni domenica guardo la distinta e sono sempre il più vecchio. Questo fa capire che il calcio sta cambiando e che sono passati gli anni. Ma ti ripeto che finché ho l'entusiasmo e mi sento bene continuo".
"Diciamo che non sarei qui oggi se non fosse fallita la Spal, perché avevo un altro anno di contratto. Potevo comunque scegliere di rimanere nel professionismo, perché le richieste quest'estate fino a settembre le ho avute, ma negli ultimi anni mi è cambiata un po' la vita. Ho famiglia, sono sposato, mi è nata una bimba quest'anno e le decisioni devo prenderle anche per il loro bene. Non ne valeva la pena per certe offerte, soprattutto perché non volevo andare in posti non sicuri per un eventuale fallimento. Rimettermi in gioco, anche se in una categoria più bassa, in una società che punta ad andar su, che è molto sana e forte, oltre che umile, mi ha fatto tornare quell'entusiasmo che quest'estate avevo perso dopo il colpo di scena del fallimento della Spal. Ovvio che c'era un po' da riambientarsi, perché passare dal professionismo ai dilettanti cambia per molte cose, però finché vado al campo con entusiasmo mi sento vivo e continuo. Non mi interessa la categoria. Certo che se vinciamo il campionato e torniamo nel professionismo siamo contenti tutti!".
"Volevo venire domenica, per la partita da doppio ex (Igor ha giocato nella Reggiana dal 2019 al 2021, ndr.). Mi hanno chiamato sia da Reggio che da Padova, ma non sono riuscito a incastrare gli impegni, anche perché ci sono le partite e si fa fatica. Però sicuramente tornerò e lo farò andando in Curva, perché ho tutti gli amici lì. Ho rapporti con persone che sento ancora e sono curioso di andare a vedere finalmente la Curva dal vivo, per godermi una partita con la sciarpa al collo. Sai benissimo che il mio legame con il Padova, al di là dei giocatori, è forte, sono sempre stato un tifoso. Quindi lo farò con molto piacere, appena ce ne sarà occasione".
"Lo dirò sempre: per me è la squadra del cuore. Ci sono nato e cresciuto, ho fatto tutto il settore giovanile e sono arrivato in prima squadra. Poi, come tutti, si gira un po' per fare esperienza. Volevo chiudere il cerchio chiudendo la carriera a Padova, l'ho fatto in un momento in cui, per me, ero nel pieno della maturità e della forma fisica. Gli ultimi due anni a Padova sono stati pieni di emozioni, ma anche di delusioni, perché avrei dato qualsiasi cosa per vincere il campionato. Sono contento adesso che i ragazzi siano riusciti a far tornare il Padova nella categoria che gli compete e che ci sia questo entusiasmo, dato anche dalla nuova Curva. Auguro al Padova di rimanere in Serie B, ma se si fanno le cose fatte bene siamo una città che può valere anche qualcosa di più. Io, poi, con il mancato rinnovo di contratto ho sofferto, ma l'ho sempre messo in preventivo. Nel calcio moderno mi sono accorto che, anche se ti vuoi legare a vita a una squadra, non dipende solo da te. Alla fine è andata così, ma non rimpiango nulla, perché penso che nei due anni fatti a Padova, tra mille difficoltà, ho sempre dato me stesso per la maglia del mio cuore".
"Non credo che ci siano tanti dubbi, ci andrei subito. Se una cosa ti rimane nel cuore e sai che per te è una delle cose più belle... Mai dire mai. Ho scoperto che in questo mondo, in cui oggi ci sei e domani non si sa, può cambiare tutto. A Padova per me si è chiuso un capitolo, ma magari se ne aprirà uno da allenatore... me lo auguro, perché vorrei intraprendere la strada da allenatore quando smetterò di giocare. Farò tutto il possibile, poi se ci sarà l'occasione sarei felice".
"Sulla carta sì (afferma ridendo, ndr.), ma può succedere tutto. Magari cambio vita, anche se non credo. Ho sempre fatto questo fin da piccolo ed è la cosa che so fare da sempre. E ad oggi, se devo pensare al mio futuro, vorrei rimanere nel mondo del calcio, ma in veste di allenatore. Poi dipende sempre dalla situazione e dal resto. Farò però il patentino".
"Nel girone d'andata, sulle ali dell'entusiasmo dei tanti debuttanti in categoria, la squadra ha risposto bene. Ma la Serie B è particolare, l'ho fatta (con la Reggiana, ndr.) e la conosco bene. Con due risultati positivi sei ai playoff, con due negativi sei invece ai playout. Il girone d'andata tutti lo interpretano con spensieratezza, mentre il girone di ritorno cambia per tutte le squadre, sia per chi deve salvarsi, sia per chi deve lottare per vincere. Ognuno ha il suo obiettivo e diventa un campionato diverso. Con le cinque sconfitte consecutive e il cambio in panchina non ti nego che ho avuto un presentimento che potesse andare tutto male, però poi le cose sono cambiate. Ho visto le due partite fondamentali con Empoli e Reggiana e sono state vinte secondo me dall'ambiente. Potevano essere benissimo due pareggi e ti ritrovavi ancora lì con l'incubo della retrocessione e dei playout. Vinte così, a pochi minuti dalla fine sotto la Curva, è stato un segnale. Con queste due vittorie, non dico che sei apposto, ma basta fare gli ultimissimi punti per mantenere la categoria, cosa fondamentale quest'anno".
"Parecchio... E' cambiato un po' lo stadio. Rimane sempre brutto, perché lo stadio non è mai stato bello, lo possiamo dire e lo sanno tutti. Ma con questo settore moderno, in uno stadio dispersivo, freddo e poco caloroso, vedere la Curva piena riportare questo entusiasmo in un momento fondamentale della stagione, può essere una cosa bella da adesso e per il futuro. Con tutto quello che ci è costato e per la pazienza che abbiamo avuto, adesso bisogna togliersi i sassolini e le soddisfazioni che merita Padova".
"L'anno di B a Reggio (stagione 2020/2021, ndr.) ha avuto un percorso molto simile a quello del Padova di quest'anno. Era stata riconfermata gran parte della squadra del campionato precedente di C, un po' per riconoscenza e un po' per altro, e poi ci siamo ritrovati a lottare per non retrocedere. Lì il cambio non c'è stato e siamo retrocessi all'ultima giornata, in un modo che non capita mai, perché ci bastava un pareggio e saremmo stati salvi. Alla fine, per un punto, siamo retrocessi. Quest'anno mi sono un po' rivisto in quell'annata, perché la squadra più o meno è rimasta quella, così come l'allenatore e il gran girone d'andata disputato. Poi, quando ti ritrovi in quelle situazioni lì, o provi a fare un tentativo o muori calcisticamente con chi ti ha portato lì. Con il senno di poi, dopo due vittorie che ti hanno sistemato, direi che è stata fatta la scelta giusta al momento giusto, ma magari fosse rimasto Andreoletti le avrebbe vinte anche lui... l'importante per il Padova e per tutti è mantenere la categoria. Con chi, se devo essere diretto, non importa. Dopo che vinci il campionato devi fare un annata per consolidare la categoria, altrimenti diventa una strage. Dall'anno prossimo penseranno bene al futuro del Padova".
"So già dove vuoi arrivare!".
"Non sono uno che sta tanto a pensare. Per queste cose qualcosa mi scatta. Mi ricordo tutto fino al momento in cui la palla è entrata, mentre dall'esultanza in poi ho dei vuoti, dati dalla tanta euforia e adrenalina. I momenti belli della vita non dico che si cancellano, ma un po' si sbiadiscono. Ricordo perfettamente la punizione e il fallo da rigore del portiere sull'uscita. E ricordo anche che Bortolussi era il nostro rigorista. Però, per quella partita mi sono avvicinato e gliel'ho detto all'orecchio. Pensava fossi un pazzo a fare una cosa del genere. Io gli ho detto di non preoccuparsi e di fidarsi di me. Sembrerà una cosa strana, ma l'ho sempre sognata una cosa del genere, fin da quando ero piccolino. I derby, anche nelle giovanili, sono tanti e quando hai il sogno di arrivare in prima squadra per giocare nel club della tua città... mi viene la pelle d'oca a pensarci e mi ricordo che da bambino prima di dormire ogni sera chiudevo gli occhi e pensavo che se un giorno avrei giocato nel Padova, all'Euganeo avrei fatto il cucchiaio, perché avrei voluto lasciare un segno. Può andare male e potevo lasciare un segno in maniera negativa. Se quel rigore non andava dentro potevano cambiare un po' di cose. Ma ero talmente sicuro che alla fine è andata bene. In carriera ho tirato 5/6 rigori e ho sempre fatto il cucchiaio. E' una mia specialità e in quel momento al Menti mi sono detto che un'occasione così non mi sarebbe mai più ricapitata. Poi ero certo che il portiere si sarebbe buttato tutta la vita. Nel gioco psicologico ho pensato che il portiere dovesse buttarsi per forza per fare la parata della vita all'83' sull'1-o, perché non poteva avere rimpianti. E sapendo fare quel tocco, non ho tremato... sarà il ricordo più bello della mia carriera, realizzato con la maglia del Padova contro la più grande rivale storica. Era il coronamento dei sogni che avevo da bambino".
"Ho vissuto un'epoca diversa. Il primo anno di Serie B ero al Padova e abbiam perso la finale con il Novara. Quel Padova ha sfiorato la Serie A e se penso ai giocatori che c'erano quegli anni, mi hanno formato. Adesso, con i giovani di oggi, se non li aiuti si perdono. All'epoca, se un ragazzino era veramente forte, a 18 anni lo facevano debuttare in Serie B. In un momento storico delicato per il calcio italiano, non capisco perché ora si debba per forza trovare un giovane da buttare. Questo secondo me è sbagliato, perché loro non crescono. In Serie D c'è la regola che per forza tre giovani under devono giocare, ma secondo me questo è il più grande danno che fai a un ragazzo, perché non ti aiuta a crescere, ti dà l'obbligo di giocare. E se sbagli, tanto è uguale... All'epoca mia, o eri forte oppure non potevi stare a quei livelli e diventare un giocatore di calcio. Vivo ancora in un'epoca mia, simile a quella in cui sono cresciuto. Parlo anche di bandiere. Avrei finito la carriera a Padova e il passaggio dalla Reggiana l'ho fatto per cercare di chiudere la carriera a casa e perché sono sempre stato tifoso e amante della squadra della mia città. Il calcio lo vivo ancora come i miei idoli: Del Piero alla Juve, Totti alla Roma... sono rimasto un po' di quell'epoca e continuerò a farlo. Faccio spesso degli esempi ai miei giovani compagni, per cercare di aiutarli e per fare il meglio per loro. Ma mi rendo conto che oggi è un'epoca diversa e mi devo anche io adattare".
"Grazie a voi. Ci si vede allo stadio!".
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