PADOVA MAGISTRALE, CESTARO UN PO’ MENO

PADOVA MAGISTRALE, CESTARO UN PO’ MENO

Conduttore della trasmissione “Padova Sport”, direttore di padovasport.tv

Una prestazione maiuscola ha consentito al Padova di liberarsi del Brescia, rovinando la festa promozione alle rondinelle con una lezione di calcio che si ricorderanno a lungo da quelle parti. Incredibile la grinta e la determinazione mostrata dalla squadra di Sabatini nel match decisivo: maestosi Di Nardo, Cuffa, Renzetti e Italiano, ottimi tutti gli altri. Probabilmente, come capita spesso al Padova, per vedere le prestazioni migliori servono stimoli forti, partite da dentro o fuori e ultimatum vari. Un plauso particolare anche a Sabatini, che sembrava aver perso ormai le redini dello spogliatoio. Il tecnico perugino, che pure sa di doversi trovare un’altra squadra l’anno prossimo, ha dimostrato di sapere gestire le pressioni nelle partite che contano (vedi anche play-off dell’anno scorso). Peccato sia un po’ tardi e che il Padova migliore i padovani lo hanno potuto ammirare soltanto all’ultima giornata. La classifica ci ha regalato un’altra chanche, il play-out. Sono convinto che con questo carattere spazzeremo via la Triestina, come un vento di bora.

Veniamo alle note dolenti. Come tutti sapete Cestaro ha di nuovo perso le staffe. Nella speciale classifica delle sfuriate del Cavaliere quella di domenica pomeriggio fa registrare il dodicesimo grado Mercalli. Peccato perchè l’atmosfera in sala stampa fino a quel momento era festosa e le tensioni di qualche mese fa sembravano un lontano ricordo. Niente di più sbagliato: una domanda-osservazione inopportuna di un giornalista padovano (dopo una vittoria del genere, che importanza ha se Di Nardo, uscito dal campo, non si è accorto che il bordocampista di Sky gli stava tendendo un agguato? Capirai poi, per quello che ha detto!) ha scatenato l’ira del patron. Difendere Di Nardo era sacrosanto, ma non in quel modo. Urla belluine, imprecazioni da osteria malfamata, insulti a gò-gò. Ma che bisogno c’era? Cestaro dovrebbe ricordarsi ogni tanto di rappresentare una città, una maglia gloriosa, persone per bene. Probabilmente non ha più l’età e la testa per farlo.

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