Abano-Rimini, cercasi stadio disperatamente

Abano-Rimini, cercasi stadio disperatamente

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Una giornata intera trascorsa sul filo del rasoio, e ancora nessuna certezza. Abano-Rimini, prossima partita del campionato di serie D girone D, è ancora un “caso” aperto, perché anche quando, nella tarda serata di ieri, sembrava essersi aperto uno spiraglio, è arrivata la doccia fredda dall’Este, contattato per la concessione del Nuovo Stadio, con anticipo della gara a sabato. Le alternative, a questo punto, sono due: Porto Tolle, in provincia di Rovigo, o Caldogno, in provincia di Vicenza. Oggi dovrebbe arrivare la risposta definitiva. Le ultime ore. È stata una giornata convulsa, anche quella di ieri, sull’asse Abano-Roma. Perché con il definitivo stop all’inversione di campo, la caccia alla sede alternativa è diventata frenetica: «Al momento non abbiamo niente», tirava le somme il d.g. dell’Abano, Nicola Bertoli, ieri sera verso le 20, «ma c’è un’apertura per l’impianto di Porto Tolle, per giocare domenica: in linea di massima sono disponibili, ma attendiamo la risposta ufficiale». Il tutto dopo che si era mosso in prima persona il sindaco Luca Claudio, incontrando, dopo un giro di telefonate, la disponibilità del suo omologo di Este: di fronte alla comunicazione di Giancarlo Piva, primo cittadino atestino, di anticipare al sabato, al Nuovo Stadio, Abano-Rimini e di far giocare Este-Correggese nello stesso impianto il giorno successivo, era stata però la stessa società giallorossa, nella persona del presidente Lucchiari, a mettersi di traverso. Il terreno è appena stato riseminato con costi importanti a carico del club e, aspetto ben più rilevante, dopo i fatti di Este-Rimini di dieci giorni fa nessuno in società avrebbe intenzione di accogliere un’altra volta i tifosi romagnoli. Un rifiuto che ha minato, di fatto, le (flebili) certezze del primo cittadino termale, che aveva in serbo anche l’opzione Caldogno. O lì o a Porto Tolle, altrimenti lo spettro della sconfitta a tavolino si farà sempre più minaccioso. Burocrazia. L’assurdo rimpallo di responsabilità tra Bologna e Roma è forse l’aspetto più grottesco dell’intera situazione. Dalla Figc/Lega Dilettanti emiliana avevano fatto sapere due giorni fa che l’inversione di campo non era possibile, in quanto non prevista dalle norme, nonostante le due società fossero d’accordo. “No” ribadito dall’avvocato Luigi Barbiero, coordinatore della serie D, anche ieri mattina. Eppure per il presidente federale Carlo Tavecchio, già presidente della Lega Dilettanti, non ci sarebbero stati problemi. L’ostacolo era prettamente burocratico: il solo “nullaosta” verbale di Tavecchio, senza una delibera formale, non è sufficiente affinchè la Figc zonale ribalti i regolamenti. E per questo un accordo già definito tra Abano e Rimini è finito nel cestino, scatenando la corsa alla ricerca di un altro campo. E se i tifosi… Ma non è finita qui. Perché, dopo i fatti avvenuti proprio ad Este, non è da escludere che appena verrà ufficializzata la sede del match arrivi un nuovo divieto per i supporters romagnoli. Ed allora sarebbe bastata una nota preventiva delle Questure: «In caso dei disputa in Veneto del match, la trasferta sarà vietata ai tifosi del Rimini». Con l’Abano che, a quel punto, avrebbe anche potuto giocare in un campo con una sola tribuna e un solo ingresso per gli spettatori, a differenza delle due richieste dalla Lega Dilettanti. 

(Nella foto lo Stadio delle Terme di Monteortone, ora chiuso)

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