Giovani promesse: Bolchi, un piede d’oro che sogna il Padova

Giovani promesse: Bolchi, un piede d’oro che sogna il Padova

L’intervista di Padova Sport al talento di Marghera Matteo Bolchi

Sebbene il calcio italiano di oggi penalizzi tecnica ed estro a vantaggio di un gioco meno spettacolare e più noioso, di talenti ne sforna ancora tanti. E senza andare troppo lontano, lo abbiamo qui in città un giocatore giovane, motivato e con un piede di tutto rispetto: Matteo Bolchi, 21 anni il primo giugno prossimo, centrocampista con il vizio del gol.

Biondo, occhi azzurri, la faccia pulita da bravo ragazzo, Bolchi colpisce subito per la sua umiltà, la testa sulle spalle e la sua passione genuina per il calcio.

Veneziano di Marghera, cresciuto tra Venezia, Treviso e Primavera biancoscudata di Dal Canto, è approdato nel 2010 al Portogruaro dove è rimasto due stagioni prima di vestire la maglia del San Donà Jesolo. In gennaio un provino al Bari stava per regalargli un sogno, l’impressione su mister Torrente fu ottima; ma, nonostante la volontà dei galletti, non fu possibile tesserarlo perché era scaduto il tempo massimo e cosi è iniziata l’avventura padovana al San Paolo, in serie D. Avventura che ha permesso a Bolchi di mettersi in mostra.

L’abbiamo visto in campo e ne siamo rimasti colpiti: uno di quei calciatori che è un piacere per gli occhi veder giocare e che, a prescindere dalla categoria (la D sicuramente gli sta stretta), riesce a strappare applausi ad ogni giocata.

Così l’abbiamo incontrato per farci raccontare la sua esperienza e i suoi sogni.

Che tu abbia un gran tiro l’abbiamo potuto vedere quest’anno. Se dovessi descriverti, come ti definiresti?

Direi un giocatore tecnico, che ama il dribbling e le belle giocate, più assist-man che goleador.

Il vizio del gol però ti appartiene…

Quattro gol in 11 presenze è una bella soddisfazione, sicuramente. Anche perché sono stati gol pesanti.

Soprattutto l’ultimo. Era fondamentale vincere per conquistare la salvezza…

Sì, quello alla Saccilese è stato il mio gol finora più importante. L’ho dedicato a mia sorella perche le avevo promesso che avrei segnato.

Siamo passati in vantaggio e abbiamo ipotecato la salvezza. Poi abbiamo trovato il raddoppio e con il 2-1 finale ci siamo confermati in serie D. Era quello che volevamo ed che penso meritassimo tutti.

Il campionato è finito, avete salutato mister Fonti che non sarà più l’allenatore del San Paolo ed ora si pensa al futuro…

La mia ambizione è quella di arrivare più in alto possibile, magari in serie B. So che c’è qualche squadra di Prima Divisione che è interessata a me, spero che si concretizzi una buona opportunità perché voglio giocarmi le mie carte e magari arrivare al Padova un giorno. Nonostante sia veneziano di nascita, sogno la maglia biancoscudata. Giocare due partite all’Appiani quest’anno è stato da brividi, figuriamoci poter scendere in campo all’Euganeo…

Maglia che hai vestito in Primavera nel 2009/2010…

Infatti in quella stagione ho avuto modo di conoscere l’ambiente e di innamorarmene. Non avevo molto spazio inizialmente, ma poi un giorno, in una partitella tra prima squadra e Primavera, Sabatini chiese un centrocampista per la sua formazione, e giocai insieme ai ragazzi della prima. Da lì in poi Dal Canto mi diede molto più spazio e iniziai a giocare con costanza.

 

E se è vero che il calcio italiano sta iniziando finalmente a puntare sui giovani di casa nostra, allora speriamo di sentire presto parlare di Matteo Bolchi…

 

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