PDT: Cosa si intende per fidelizzazione? (Seconda parte)

PDT: Cosa si intende per fidelizzazione? (Seconda parte)

Le emozioni, la passione, le parole di un grande tifoso del Padova. Sempre in Curva Fattori, sempre in trasferta. “Parola di tifoso” (PDT) è lo spazio dedicato al tifo biancoscudato, quello vero. Senza filtri.

Come ho già avuto modo di dire, il futuro del Calcio Padova passa per forza di cose attraverso la “fidelizzazione del tifoso”. Fidelizzazione che non è data (come ci voleva far credere il Ministero degli Interni) da una carta di credito ricaricabile, bensì da uno sviluppo di un rapporto diretto con i tifosi attraverso sette punti: vivaio e sinergia con le società locali, ristrutturazione dell’Euganeo, recupero dell’Appiani, apertura di uno store del Calcio Padova in centro città, pubblicizzazione dell’attività del Calcio Padova, politica dei prezzi popolari ed azionariato popolare.

Nell’ultima uscita di “Parola di Tifoso” ho analizzato i primi tre punti (cliccate qui per leggere). Oggi mi occupo dei successivi quattro, non meno importanti di questi ultimi:

4) APERTURA DI UNO STORE DEL CALCIO PADOVA IN CENTRO CITTA’. Anche questo è un argomento di attualità, di cui si sta dibattendo proprio in questi giorni. Il punto è capire che tipo di esercizio si vuole aprire: per capirci, se per “store” intendiamo un negozio strutturato come quello del Cus Padova è meglio forse risparmiarsi i soldi! Se invece vogliamo fare una cosa seria, bisogna partire dal presupposto che anche lo store, un po’ come lo stadio, deve far sentire il tifoso in un certo senso “a casa sua” ed essere dotato di tutto ciò che il tifoso lo chiede: completi da gioco (sia per adulti che per bambini), materiale da allenamento (giacche, tute, t-shirt, pantaloni sia invernali che estivi… con tutta la gente che da queste parti pratica sport quali footing o palestra, pensate che rimarrebbero invenduti?), vestiario da tempo libero (tute, giacche, t-shirt, polo, felpe, cappellini …), vestiario da stadio (Sciarpe, bandiere), materiale da collezionismo (maglie storiche, gadget ed oggettistica varia, libri e dvd sulla storia biancoscudata e sulle partite più importanti) e dare la possibilità anche di acquistare al proprio interno biglietti o abbonamenti. Poi chiaramente l’apertura di uno store dedicato al Calcio Padova va adeguatamente pubblicizzata. Ma soprattutto, va scelta una zona di grande passaggio: in questo senso il centro storico va più che bene, eventualmente si può decidere in un secondo tempo di aprirne una “succursale” anche allo stadio Euganeo (fermo restando che lo store vero e proprio deve rimanere in centro…).

5) PUBBLICIZZAZIONE DELL’ATTIVITA’ DEL CALCIO PADOVA. Come si usa dire, la pubblicità è l’anima del commercio. E’ quindi fondamentale occuparsene a 360°, sia attraverso volantini o locandine da piazzare in vari punti della città e della provincia (vi ricordate le vecchie locandine degli anni dell’Appiani?); sia attraverso una lunga serie di incontri nelle scuole, lasciando perdere le pagliacciate che propongono in molte città come “l’educazione al tifo” (dove si sentono dei bei predicozzi sull’educazione da tenere in uno stadio da parte di gente che ha come unico interesse quello di candidarsi in politica…), ma proprio puntando sul far amare ai giovani padovani la squadra ed i colori della propria città che è anche la loro storia e la loro tradizione… Inoltre, una buona forma di pubblicità è quella dei biglietti omaggio, per i ragazzi delle scuole e delle società sportive: biglietti omaggio che per conto mio dovrebbero essere una costante a tutte le partite per i ragazzi di età inferiore ai 14 anni.

6) POLITICA DEI PREZZI POPOLARI. In Italia abbiamo gli stadi peggiori d’Europa, delle verie e proprie prigioni dove qualsiasi forma di diritto umano è sospesa, con i prezzi proporzionalmente più alti… Tutto ciò ha portato ad uno svuotamento costante degli spalti, perché (tolti ovviamente i tifosi affezionati che per nessun motivo si separerebbero dalla loro squadra) la gente di certo non va a pagare una cifra considerevole (in tempo di crisi, i venti euro che ti chiedono in molti stadi sono una cifra più che considerevole) per chiudersi dentro una prigione, dove qualsiasi movimento è severamente punito e dove può succedere che siano le stesse persone preposte all’ordine a voler creare appositamente della tensione (E’ successo, succede e succederà… leggete qui per avere un esempio di ciò che dico). Dal punto di vista del prezzo del biglietto, bisogna dire che la società Calcio Padova ha sempre mantenuto sotto la presidenza di Cestaro dei prezzi accettabili; ma chiaramente questo “modus operandi” va condiviso anche per il futuro: ho memoria dei due anni di serie A, quando un biglietto di curva in alcune partite veniva a costare anche 40.000 lire (paragonabili per costo della vita a 35-40 € di oggi) escludendo di fatto tutti quei ragazzi che essendo studenti magari non si potevano permettere il singolo biglietto ed aprendo le porte a tutti quei “tifosotti” delle “grandi squadre” residenti nel padovani che, vedendosi forse due o tre partite dal vivo dei loro beniamini nel corso della vita, non si facevano nemmeno tutti questi problemi a spendere per una volta… Io credo che, anche in caso di promozione in serie A nel futuro, la cosa migliore sia mantenere prezzi dei biglietti bassi per favorire l’affluenza, sul modello della Bundesliga: 12-13 € di Curva, 18 € in Est, 20 in Ovest. Oggi il biglietto nelle due tribune costa di più, credo sia nell’interesse societario porvi rimedio…

7) AZIONARIATO POPOLARE. Qui si va a toccare un tasto dolente, in quanto c’è la convinzione diffusa che l’azionariato popolare in Italia non sia fattibile per tutta una serie di ragioni. Pertanto, bisogna sgombrare il campo da equivoci: nessuna società professionistica in Europa è gestita completamente dai tifosi. Nessuna. Nemmeno il Barcellona, spesso portato come esempio (dove peraltro i tifosi possiedono il 55% delle azioni… ma c’è sempre quello che tira fuori i soldi che ne ha la maggioranza, seppur relativa in questo caso!). Visto che tutti oggi guardano alla Germania, io porto l’esempio dell’Amburgo dove le associazioni dei tifosi gestiscono un intero dipartimento delle società calcistiche, occupandosi di attività che vanno dalla gestione della biglietteria all’organizzazione delle trasferte, dal merchandising alle esigenze dei tifosi allo stadio, dal sociale alle scuole calcio per i c.d. “ragazzi di strada”. Insomma, una gestione dei tifosi fatta dai tifosi stessi. Un progetto interessante sicuramente favorito dalle normative tedesche che prevedono che il 50% + 1 delle quote societarie siano di proprietà dell’azionariato popolare, che fa capire quanto siamo lontani da quel modello di calcio; tuttavia mi chiedo se Padova per una volta non potrebbe rappresentare un esempio ed un modello. L’azionariato popolare è sicuramente il sistema migliore per coinvolgere e fidelizzare i tifosi; ed una forma di azionariato che permetta ai tifosi di occuparsi direttamente di tutto ciò che li riguarda da vicini consentirebbe alla società solo di migliorarsi e migliorare il proprio rapporto con il territorio.

Questi sette punti sono tutto ciò che io intendo e considero come “fidelizzazione”. Certo, mi rendo perfettamente conto che non si tratta di un sistema né semplice né men che meno immediato, come del resto nulla al mondo è “semplice” o “immediato”. Credo solo che sia un sistema vincente. Tutto qua.

 

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