Padova, agonia senza fine. E in fila tra i creditori c’è anche l’avvocato Grassani

Padova, agonia senza fine. E in fila tra i creditori c’è anche l’avvocato Grassani

Domanda provocatoria, sino ad un certo punto: ma a qualcuno interessa davvero salvare il Calcio Padova dal fallimento oppure dovremo assistere alla scomparsa di un club che ha 104 anni di storia perché alle tante parole, anzi promesse, non è seguito un bel niente sul piano dei fatti concreti? Avanti di questo passo, il destino del Biancoscudo sembra segnato: cancellazione. Una situazione disperata, mentre si viene a sapere di nuovi contenziosi fra vecchia e nuova proprietà per quanto riguarda il passato. Vediamo, allora, di fare il punto della situazione, focalizzandolo sui due maggiori attori protagonisti della scena.

Cestaro. È da tutti considerato l’uomo della… Provvidenza, nel senso che solo lui può togliere il Padova dalla spirale senza uscita in cui è precipitato. Ha lasciato, secondo quanto appurato dalla Guardia di Finanza, un “buco” di 6 milioni di euro, a cui vanno aggiunti i 4.236.148 del rimborso finanziamento soci pagato fra il 24 e il 26 giugno 2013, due giorni prima della vendita a Gsport-Penocchio. Il cavaliere ha poi sottoscritto un “patto segreto” con gli acquirenti in base al quale si impegna a versare 10 milioni di euro (tranche di 3,3 milioni a stagione?) sino al 2016 per sponsorizzare le maglie della prima squadra. Quei soldi, per la stagione 2013/2014, sono già stati bruciati, anzi ne sono stati spesi molti di più, ed ecco che l’imprenditore bresciano è andato già a febbraio a bussare alla Unicomm per chiedere di anticipare la seconda rata, relativa all’annata sportiva 2014/2015. Se quel denaro non salta fuori, non si pagano gli stipendi di marzo-aprile dei tesserati, non si ottengono le liberatorie dagli stessi per completare l’iscrizione alla Lega Pro, in una parola si chiude. Cestaro ripete a tutti che non aprirà i cordoni della borsa, in realtà si muove a tutto campo per cercare amici imprenditori in grado di dargli una mano. E dal sindaco Bitonci aspetta una risposta sulla destinazione d’uso dei terreni intorno all’Euganeo su cui dovrebbe sorgere il nuovo Ospedale, che invece il primo cittadino non vuole più lì. Cestaro teme molto l’indagine del Pm Benedetto Roberti e delle Fiamme Gialle, perché se il Padova fallisse si potrebbe addirittura profilare l’accusa di bancarotta fraudolenta per i responsabili del crack. E in quel crack ci sarebbe pure lui. Il suo agitarsi dietro le quinte è imposto, dunque, proprio dalla consapevolezza di evitare di finire nei guai.

Penocchio. È molto preoccupato perché non sa come venirne fuori. I milioni che servono (più di 2 subito, almeno 3 sommando i contributi non versati e i debiti Iva ed Irpef accumulatisi nel frattempo) lui non ce li ha. Fra l’altro, si è saputo che, oltre al decreto ingiuntivo del giudice del lavoro che ha “congelato” 700 mila euro nelle casse della Lega di B per la causa intentata quest’anno dall’ex a.d. e direttore generale Gianluca Sottovia, c’è in piedi la “grana” della sostanziosa parcella da pagare all’avvocato bolognese Mattia Grassani per aver difeso la società e Vincenzo Italiano nella vicenda relativa al calcio-scommesse (la partita in causa era Padova-Grosseto del 23 marzo 2010, finita 1-0 con gol di Di Nardo). Quei soldi rientrano nei conti da saldare del Padova. Conti che si gonfiano di giorno in giorno, con i fornitori di servizi che aspettano da mesi le loro competenze. Fidejussione. Qui casca l’asino: qual è l’istituto di credito che, in simile contesto e con un quadro tanto fosco, sarebbe pronto ad assicurare i 600 mila euro di “garanzia” economica a Penocchio per iscriversi alla Lega Pro? Risposta: nessuno. A meno che l’imprenditore bresciano non li trovi da qui al 15 luglio, termine massimo per il ricorso alla Figc dopo la sicura bocciatura della domanda, contando su qualche… santo dell’ultima ora. Ma la realtà è che nessuno si muove e l’agonia del Padova sembra evolvere al peggio

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