Torino, voltati, non sei più solo!

Torino, voltati, non sei più solo!

La solitudine è un emozione che affligge e distrugge, ma non sempre. Non ditelo ad uno scrittore che cerca ispirazione in lande desolate o ad una celebrità in cerca di privacy. Soprattutto non ditelo al Torino, che questa solitudine se l’era conquistata in questi mesi con ingenti sforzi e ora, d’emblèe, si ritrova con quattro fastidiose zanzare alle calcagna. Le prime posizioni assomigliano ad una sorta di countdown – da 42 a 38 – e confermano l’assoluto equilibrio dell’edizione attuale.

Lo zero a zero casalingo dei granata contro l’Albinoleffe non è né un dolciume gustoso, né carbone  ma piuttosto una pralina dal bell’aspetto (conquista del titolo d’inverno), ma dal retrogusto tremendamente amaro (la rimonta delle concorrenti). I pali centrati da Antenucci e Bianchi fanno gridare alla sfortuna, ma gli attaccanti del Toro- Rolando in primis – centrano tutto tranne che la porta, anche da zero metri. Un Albinoleffe tenace e combattivo resiste nonostante l’espulsione di Girasole nel primo tempo (pareggiata da quella di Nasca all’inizio della ripresa) e condanna il Torino ad un X pieno di rimpianti.

Risultato ancor più doloroso, poiché alle spalle vincono tutte e quattro le dirette concorrenti per la promozione, in maniera più o meno rocambolesca.

L’inarrestabile Verona di Mandorlini rischia grosso contro il Modena e passa in svantaggio con un calcio di rigore trasformato da Greco. Lepiller e il solito Juanito Gomez ribaltano il risultato nei minuti finali e mettono in moto la locomotiva Hellas dopo il pareggio di Varese e le abbuffate di pandori delle ultime settimane.

Leitmotiv similare per il Sassuolo, secondo insetto fastidioso che ronza nell’orecchio di Ventura. I neroverdi sono i maggiori beneficiari della sosta, ricaricano le pile dopo un dicembre un po’ sottotono e mettono a segno un paio di colpi altisonanti in entrata. Bene l’ex Reggina Missiroli, ma la partita la decide come al solito il genio di Gianluca Sansone. L’obiettivo dichiarato del mercato della Lazio apre e chiude (al 92’) l’ostica sfida con la ben attrezzata Juve Stabia – a segno con la stellina Sau – raggiunge quota 11 gol in campionato  e tiene la truppa Pea in scia promozione.

Un gradino più in basso Zdenek Zeman prosegue il suo testa a testa con qualche allenatore olandese per il titolo di tecnico più offensivo del mondo. Quel che è certo è che a guardare il suo Pescara non ci si annoia mai: dopo mezzora contro la Nocerina dalla difesa ballerina siamo già tre a uno per gli abruzzesi. Alla fine l’arbitro emetterà il triplice fischio sul 4 a 2, ma l’atteggiamento del boemo è pazzesco: linea difensiva a centrocampo anche sotto di un gol, filosofo integralista se ce n’è uno. Ancora sugli scudi Ciro Immobile, che con una doppietta raggiunge Ciccio Tavano in testa alla classifica marcatori.

L’ultima zanzara si chiama Padova: mister Dal Canto rispolvera il 3-4-3 e soffre non poco per battere a domicilio il combattivo Ascoli di Massimo Silva. Con Papa Waigo a mezzo servizio i bianconeri offendono ben poco, ma si coprono bene. Serve una sfortunata deviazione di Peccarisi su tiro di Lazarevic per sbloccare l’incontro, poi nel finale Cutolo si divora in contropiede mezzo campo, salta Guarna in stile Ronaldo vs Marchegiani e deposita la palla in rete per il definitivo due a zero.

Vicenza e Reggina si annullano sullo zero a zero, in una partita avara di emozioni, mentre lo spumeggiante Varese di Maran espugna la Sampdoria al Marassi grazie ad una rete di Damonte nel recupero. I blucerchiati sono paralizzati dalla paura tra contestazioni dei tifosi e sliding doors che si proiettano sul mercato. Il risultato è una prestazione a tratti imbarazzante, con il neo acquisto Juan Antonio che sembra più Paulo Roberto Cotechinho che il genietto ammirato a Brescia. Iachini continua a mangiare carbone, il ds Sensibile rischia di mangiare fuoco con un petardo che gli scoppia a pochi metri di distanza. Per lui uscita dallo stadio con la scorta, per Iachini il benservito non è più un’utopia.

Vittoria importante del Cittadella, che batte l’Empoli e spinge i toscani nelle zone basse. Vitofrancesco sblocca il risultato con un missile terra-aria, poi si iscrive al club dei “Ai se eu te pego” con i vari Neymar and C.. Mori trova il pari in mischia ma Di Carmine chiude i conti per il due a uno finale.

Nuovi segnali positivi da parte del Brescia, che strapazza il Crotone con tre reti (El Kaddouri, Vass, Feczesin), la cura Calori funziona e la crisi è solo un lontano ricordo.

In coda pareggio pirotecnico nella gara amarcord tra Gubbio e Bari: i pugliesi si emancipano dalle pressioni societarie e si portano sul doppio vantaggio grazie a i gol di un contestato quanto ritrovato Ciccio Caputo. Neanche il tempo di festeggiare il due a zero che Polenta (chi lo voleva? Il Barcelona?) ne combina una delle sue e procura penalty ed espulsione. Graffiedi trasforma con freddezza, poco dopo Buchel trova il pari e ruba le caramelle al grande ex di turno Vincenzo Torrente.

Nel derby serale di Toscana il Livorno bagna l’esordio del tecnico Madonna con un punto prezioso in casa del Grosseto. Termina uno a uno con Belinghieri che risponde al vantaggio di Caridi.

27 reti in totale, tanti emozioni e una certezza: in cadetteria nulla è scontato, al paradiso così come all’inferno.

 

 

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