Dirigenti, giocatori e tecnici in mezzo ai tifosi. Cunico: “Speriamo di avervi restituito almeno il 10% di quanto avete dato a noi”

Dirigenti, giocatori e tecnici in mezzo ai tifosi. Cunico: “Speriamo di avervi restituito almeno il 10% di quanto avete dato a noi”

Le note degli Oasis, cori, fumogeni e fiumi di birra accompagnano la celebrazione massima dell’orgoglio biancoscudato. È come tornare ad otto mesi fa: era un caldo pomeriggio d’estate quello che accoglieva il nuovo Padova alla sua prima uscita pubblica, nel bel mezzo del ritiro pre-campionato di Asiago. Lì, di fronte ai quasi 1.500 tifosi accorsi sull’Altopiano per una semplice amichevole, Padova aveva capito che nulla sarebbe stato come prima: troppo forte l’amarezza per la morte del vecchio Biancoscudo, ma troppo forte anche la sfrenata voglia di rinascere. Otto mesi dopo, eccoli qui, tutti insieme come allora: giocatori e tifosi, a far festa come se tutto questo fosse la normalità. Ma no, non lo è e non lo sarà mai: di mezzo ci sono un campionato stravinto e un affetto tra città e squadra rinato più forte che mai. Il lungo abbraccio. Dopo la partita con l’Altovicentino, nella piccola porzione di parcheggio allestita dagli ultras a fianco del Palaindoor, compaiono i protagonisti di una cavalcata epica. Ci sono proprio tutti: i giocatori, con fidanzate, mogli e figli, fratelli e parenti giunti da ogni dove per il commiato – solo momentaneo, visto che c’è uno scudetto ancora da conquistare – tra la città e la squadra. Il padre e lo zio di Marco Ilari sono giunti apposta da Roma, Federico Dionisi, fratello di Matteo, si è fermato dopo la partita del suo Frosinone a Cittadella forse per assaporare quel clima di Padova che, tre anni fa, avrebbe potuto sentire sulla sua pelle se il calciomercato non gli avesse fatto prendere altre strade. Il “Rulo” Ferretti s’improvvisa oste e si mette a spinare birre, Busetto si prende simpaticamente del “veneziano” da alcuni tifosi. Tra bandiere, maglie e sciarpe è tutto un bianco e rosso. Verso il futuro. Insieme al Padova di Parlato ci sono i protagonisti della promozione del 2001: Gastaldello, Bergamo, Tasso, Ferronato, Antonioli, ma pure Thomassen, l’unico che c’era allora e c’è anche oggi. Alzano al cielo la maglia di “Maci” Ossari, giocatore di quel Padova scomparso tragicamente nel 2002, accompagnati dal lungo applauso dei tifosi. Poi arriva il momento degli eroi di oggi: uno ad uno salgono sul palco, accompagnati da un’ovazione generale. I più acclamati sono sempre loro: Ferretti, Cunico, Sentinelli, Amirante, ma di affetto ce n’è davvero per tutti. «Siamo partiti con tanti punti di domanda, e alla fine siamo stati all’altezza della storia di questa piazza», prende la parola capitan Cunico. «Come squadra speriamo solo di avervi ridato almeno il 10% di quello che avete dato a noi». Il più grande applauso, però, è per mister Parlato, per Bergamin e Bonetto. «Adesso arriva il bello», ammette il mister. «Questa stagione mi lascia la soddisfazione di aver ricevuto la vostra fiducia», conclude il patron, «e il futuro ci sorriderà». Il futuro, appunto, è vicino. Ma con questa passione potrà essere di sicuro un successo.

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