Padova dei record, nessuno in Italia con questa media-punti. Parlato: “L’entusiasmo dei tifosi fa la differenza”

Padova dei record, nessuno in Italia con questa media-punti. Parlato: “L’entusiasmo dei tifosi fa la differenza”

Quanto valgono i tre punti di Chioggia? Sul lato pratico, molto: significano aver dato una poderosa spallata all’Altovicentino, che non sperava altro se non in un passo falso dei biancoscudati su uno dei campi più difficili di questa stagione. Dal punto di vista psicologico, invece, hanno permesso di abbattere due barriere che ad inizio stagione erano insormontabili. Con la vittoria sulla Clodiense, Carmine Parlato ha battuto se stesso, superando addirittura la quota del Pordenone dei miracoli di una stagione fa. E nel contempo è diventato pure l’allenatore con la media punti più alta d’Italia, dalla Serie A alle serie D: tra i nove gironi di quarta serie, i tre di Lega Pro, più Serie A e B, nessuno ha fatto meglio. Finalmente davanti. Potrà sembrare un dato di poco conto: per il Padova schiacciasassi di quest’anno poteva sembrare una formalità frantumare l’ultimo record. «Era semplicemente impensabile», ammette invece Carmine Parlato, che su entrambe le stagioni ha messo la sua firma. Alle ventinovesima giornata, l’anno scorso, il Pordenone cadde rovinosamente in casa col Giorgione, e si fermò quindi a 70 punti in classifica, con cinque gare ancora da giocare. Con i tre punti di due giorni fa, in riva alla Laguna, i biancoscudati hanno raggiunto quota 72, superando, per la prima volta dall’inizio del campionato, la quota parallela della squadra friulana della passata stagione. «Era semplicemente impensabile perché il 5 agosto siamo partiti per il ritiro praticamente senza i palloni», ricorda il tecnico biancoscudato, «È una cosa che mi gratifica molto, che non avrei mai pensato di poter ottenere. I record sono sempre esistiti per essere battuti, ma ora possiamo dirlo: quest’anno abbiamo fatto meglio». Due punti di vantaggio rispetto ad allora, e pure tre gol segnati in più. Poco male che quel Pordenone avesse una retroguardia nettamente più stabile. «La mia priorità, quest’anno, era vincere il campionato, e anche se fossi arrivato primo con 50 punti sarebbe andata bene. Abbiamo cercato di ricreare dal nulla i presupposti per far emozionare questi tifosi». Il paragone. Difficile dire quale delle due squadre sia più forte: il Pordenone dello scorso anno, che a questo punto della stagione era dietro di due lunghezze rispetto al Marano, vinse le ultime 5 gare chiudendo a 85 punti ed andando poi a stravincere la poule scudetto cucendosi il tricolore sul petto. Il Padova di oggi avrà anche subito parecchi gol in più, ma può amministrare otto punti di vantaggio. «Sono due ambienti e due situazioni imparagonabili, anche se vissute in un campionato simile con un duello a due squadre a contendersi la stagione. Se c’è una cosa che il Padova ha in più, questi sono i tifosi, e fidatevi che è un dettaglio che fa un’enorme differenza: l’onda che c’è a Padova si mangerebbe molte tifoserie di Serie B». Nuovo primato. Passi pure lo speciale duello con se stesso e tra le due squadre del suo presente e recente passato. Da giovedì pomeriggio Carmine Parlato è l’allenatore con la media-punti più alta d’Italia, dalla Serie D in su. Perché col pareggio ottenuto nel turno prepasquale contro il Palestrina, la Lupa Castelli Romani, capolista del girone G, si è fermata a 70 punti in 29 gare giocate (2,41 punti a partita). il Padova (2,48 a gara) è riuscito a mettersi dietro anche il Rimini (2,33) e pure il Carpi, primo in Serie B con una media di 2,00 punti a partita, e la Juventus che invece si “ferma” a 2,39. E i tifosi, a Chioggia, hanno già cominciato a chiedere a squarciagola anche il Tricolore dilettanti, che verrà assegnato a campionato concluso con la poule tra le vincitrici dei nove gironi. Dopo averlo vinto l’anno scorso, Parlato ci riproverà. E se dovesse farcela di nuovo, anche per lui compiere il salto in Lega Pro sarebbe il giusto premio: «Ho lasciato la Serie C da allenatore nel 2007, dopo aver fatto tre anni nella vecchia C/2 tra Rovigo e Valenza. Ai ragazzi dico sempre di porsi un obiettivo: a me sarebbe piaciuto confrontarmi con altri colleghi in un campionato più importante».

 

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