Pasquato, che involuzione: da top player a oggetto misterioso

Pasquato, che involuzione: da top player a oggetto misterioso

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E’ il 7 agosto, prima del fischio iniziale di Padova-Sydney, prestigiosa passerella allestita dalla nuova dirigenza biancoscudata, il presidente Penocchio scandisce lentamente il nome di Pasquato dagli altoparlanti. Segue un boato, poi scroscianti applausi. Una presentazione scenicamente ineccepibile, per qualcuno il prodromo di un camponato ambizioso e ricco di soddisfazioni. Solo bagliori di una notte d’estate, suggestioni collettive. Pasquato diventa invece, suo malgrado, il simbolo di un Padova che funziona solo sulla carta, non certo in campo. Il padovano di Vigonza riabbraccia la sua gente dopo anni di corteggiamenti reciproci con la società biancoscudata (De Franceschi ne era letteralmente innamorato), viene spontaneamente eletto come leader (nell’accezione originale, colui che ha il compito di guidare il gruppo), tanto che anche a Padova viene sdoganato il termine (abusato) di top player. Sei mesi dopo, si parla di Pasquato come la vera grande delusione, per le grandi potenzialità inespresse con la maglia biancoscudata: un paradosso, se si considera che il miglior marcatore della squadra è lui, con cinque reti. Con Serena il rendimento è ulteriormente precipitato nonostante il tecnico veneziano lo abbia collocato nel suo ruolo naturale di trequartista. A Latina forse l’ultima occasione per dimostrare di non essere diventato un autentico oggetto misterioso (il mistero sta nella posizione in campo: dove?), l’assenza degli squalificati Moretti e Vantaggiato gli spianano ancora una volta la strada da titolare, ma serve più carattere, più concentrazione nell’arco degli interi 90 minuti, non basta qualche flash, qualche giocata sporadica. Tanto più in un ruolo, come quello del trequartista moderno, a cui si chiede di partecipare (attivamente) alla fase difensiva. Le responsabilità per il peggior attacco non vanno, ben inteso, attribuite esclusivamente al padovano: la delusione numero due risponde al nome di Vantaggiato, e a seguire c’è Rocchi. Belli da vedere ma assolutamente inoffensivi, attaccanti da “esposizione” come li ha definiti argutamente un nostro lettore. La corsa alla salvezza ha bisogno di qualcuno che incida maggiormente, altrimenti andrà rivisto ancora una volta il sistema di gioco. Questione mentale o di uomini? A Latina Serena proverà a mescolare le carte (Improta o Melchiorri potrebbero affiancare Rocchi), nella speranza di trovare nuovi gol e nuove soluzioni offensive. Perchè di tempo, d’ora in avanti, ce ne sarà sempre meno.

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