Penocchio e le esclusive

Penocchio e le esclusive

Di Diego Penocchio, nuovo presidente del Padova, parleremo tanto. Ma permettetemi di puntualizzare prima alcune cose, a beneficio di quanti possiedono un briciolo di onestà intellettuale. Parliamo prima di noi, PadovaSport: abbiamo sempre insistito su un punto, vorrei fosse chiaro. Ovvero che tra mercoledì e giovedì la situazione era cambiata rispetto qualche giorno prima, Cestaro cioè non poteva più uscire di scena completamente o mantenere solo un 30% (come invece lui stesso si auspicava, vi rimando all’intervista di Stefano Edel a riguardo consultabile QUI), ma avrebbe mantenuto ancora la maggioranza e l’obbligo di una onerosa sponsorizzazione (4-5 milioni all’anno per due anni). Questa l’unica soluzione per Marcello Cestaro (che fino all’ultimo ha cercato di tenersi il Padova) per salvare capra e cavoli: ovvero disimpegnarsi dal Padova (ma senza svendere), e accontentare così la famiglia (il fratello Mario, i figli Paolo e Lorenzo). Non ci sentiamo onestamente di aver bucato alcuna notizia, lo dico sinceramente e senza voler arrampicarmi sugli specchi. Veniamo agli altri, a quanti hanno sputato sentenze e veleno contro il nostro lavoro (guarda caso tutti messaggi anonimi ricevuti in privato sulla casella mail) e a quanti si autoincensano per aver svelato il nome di Penocchio per primi (salvo poi essere sbuggerati oggi da Paolo Baron de Il Mattino, che ha ristabilito l’ordine cronologico degli eventi, leggi articolo qui sotto). Mi riferisco al collega dell’altro sito (il Messìa): la competizione fa parte del gioco e aumenta la qualità del servizio, ma perchè tanto astio e tanto livore (scrive su facebook: avete mangiato mer** e ancora ne mangerete…)? Chiediti poi perchè mister B. abbia scelto proprio te come organo ufficiale (sic!).  (Ste.Via.)

Di seguito l’articolo di Paolo Baron su Il Mattino:

«Nottataccia, eh?». Luca Baraldi, uno degli emissari della Unicomm che ha trattato in queste settimane la cessione del Calcio Padova, non alza lo sguardo dalla Gazzetta dello Sport che ha preso in mano mentre aspetta al bancone del bar di ordinare un cappuccino. Risponde di getto: «Sì, sì». È venerdì mattina. Ore 10.15. Selvazzano, via Montegrappa, pasticceria D&G di fronte all’ex Seminario. Baraldi forse pensa si tratti di uno dei tanti tifosi che, avendolo riconosciuto, gli chiede lumi sul futuro biancoscudato. «Nottataccia, eh? Speriamo che questo Penocchio sia un buon presidente?». Gol. Il nome Penocchio è un detonatore. Baraldi chiude il giornale, guarda e riconosce l’interlocutore, sorride e chiede gentilmente: «Vuole qualcosa? Un caffé?». «No, grazie». Una risposta a qualche domanda sarebbe sufficiente, è il pensiero recondito. Ma neanche tanto, dall’espressione del consigliere dell’area tecnica biancoscudata, il quale capisce che la conversazione non finirà con un caffè. Già. Perché a volte ciò che non ti aspetti ti appare magicamente davanti. A volte le domande senza risposta che ti stai ponendo al telefono insieme ad un collega prima di entrare in pasticceria (e di notare Baraldi), immediatamente sono lì a portata di mano. Capita. Capita in una mattinata di fine giugno. Una botta di fortuna. «Guardi che non c’è nulla di definitivo», spiega Baraldi. «Io sono abituato a dire le cose quando ci sono. Mancano la firma e altri dettagli». L’affermazione non fa una piega. Ma la conferma di Penocchio spiegherebbe tante cose. Soprattutto colmerebbe una lacuna: alle 10.20 di mattina il nome dell’acquirente della società biancoscudata è ancora top secret, nonostante la sera prima fosse ormai chiaro a tutti che Cestaro si sarebbe fatto da parte dopo dieci anni. «Penocchio. Ci dica di Penocchio…». «Sì, uno dei nomi è il suo. Ma non posso dire nulla di più», risponde Baraldi. «Uno dei nomi? Quindi è una cordata? Tutti bresciani?». «Guardi», aggiunge paziente, «noi in questi giorni abbiamo trattato con gli emissari di chi vuole acquistare il Padova. Io non ho mai parlato con i possibili futuri proprietari. Quindi non posso aggiungere nulla». L’interlocutore non demorde: «Ok, manca la firma. Ma l’accordo c’è, no? Di che si tratta?». Baraldi si arrende. O, molto più realisticamente, ne approfitta per dare la propria versione. «Sì, c’è l’accordo per la dismissione al 100% del Padova entro l’anno prossimo. Unicomm rimarrà temporaneamente dentro o al 49 o al 51% per ragioni meramente fiscali. Chi entra, comunque, avrà la possibilità di decidere tutto. Ma mancano ancora alcuni passaggi». La firma, par di capire, potrebbe arrivare nelle prossime ore. Prima serve che tutti i soci di minoranza rinuncino al diritto di prelazione. «Ma è solo un fatto tecnico», sottolinea Baraldi. «Per rendere efficace la vendita serve la rinuncia dai soci di minoranza. Ovviamente, nessuno di loro potrebbe mettere sul piatto 10 milioni per comprare il Padova». «Anche Coli, quindi?». Touché. «Sì, anche Coli». Il congedo è amichevole. Ore 10.25: Baraldi paga il cappuccino, saluta, esce e si attacca al telefono. Forse sta informando qualcuno che il mattino sa già il nome dell’acquirente. O forse ciò che scriviamo è solo una cattiveria. Ma Baraldi è un uomo di sport. Capirà.

0 commenti

Commenta per primo!

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy