Tamai-Padova nel segno della fratellanza. E quel coro “Non mollate mai”…

Tamai-Padova nel segno della fratellanza. E quel coro “Non mollate mai”…

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Dall’editoriale de Il Mattino:

Dal tumulto di emozioni forti provate all’inizio e soprattutto a conclusione della partita di Tamai scaturisce ancora più nitida e convincente l’immagine di un Padova forte, costruito per andare molto lontano e in grado di reagire alle contrarietà di giornate non proprio felici (sul piano del gioco e della lettura delle partite, ognuna evidentemente diversa dall’altra) con un carattere e una capacità di soffrire superiori a quelle degli avversari incontrati sino ad oggi. Il patrimonio di chi ha tutte le carte in regola per issarsi sulla vetta della classifica e rimanervi a lungo. Perdonateci però se stavolta, più che sulla partita (a tratti piena di pathos e vibrante), ci soffermeremo sul suo contorno, perché ieri questa frazione di 2.200 anime del comune di Brugnera, ad una quindicina di chilometri da Pordenone, ci ha regalato un pomeriggio indimenticabile, di quelli che non vorremmo mai vivere perché susseguente ad una tragedia ma che ci ha dato la misura di dove possa arrivare il calcio in certi frangenti: ad abbattere qualsiasi muro di rivalità, ad unire genti diverse nello stesso abbraccio, a fraternizzare nel dolore. Una lezione straordinaria, una voglia di esserci e di urlare quel “Non mollate mai!” alla famiglia del giovanissimo Meneghel (papà e mamma, fratello e sorella) che hanno fatto venire il groppo in gola. Protagonisti meravigliosi di un gesto così bello, applaudito dagli stessi giocatori di Stefano De Agostini, gli ultras, che hanno trascinato gli altri padovani presenti in tribuna nell’omaggio ad un ragazzo che la morte ha strappato troppo presto all’affetto dei suoi cari, degli amici e dei compagni di squadra. Se tre domeniche fa (leggasi Montebelluna) ci era piaciuta la coreografia, con maxi-esodo, messa in scena alla prima trasferta, purtroppo guastata dal gesto di uno sconsiderato, per quella bottiglietta d’acqua lanciata contro uno degli assistenti dell’arbitro (e costata la diffida alla società), in Friuli la “Fattori” è stata grande. Lo striscione in onore di Riccardo, il suo nome urlato a gran voce, la partecipazione al lutto che ha colpito la gente di questa piccola comunità sono, oltre ai tre punti strappati con i denti alla migliore squadra affrontata dall’inizio del torneo, un fiore all’occhiello da esibire, adesso sì con orgoglio, all’Italia intera. Tornando a Parlato e ai suoi giocatori, ci sembra di poter dire che stanno rispondendo al meglio anche alle pressioni (inevitabili) cui sono sottoposti nel corso della gara: non si smontano, hanno gli attributi e vengono fuori alla distanza. Avanti così, allora, Biancoscudati: che la forza sia con voi! 

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