Thomassen indica la strada: “Mai abbassare la guardia, a partire dall’Arzignano”

Thomassen indica la strada: “Mai abbassare la guardia, a partire dall’Arzignano”

La sua importanza nello spogliatoio è inversamente proporzionale ai minuti messi insieme sin qui in campionato. Dan Thomassen è stato eletto, anche pubblicamente da Carmine Parlato, come uno dei leader del Padova. Una sorta di capitano non giocatore, per usare un termine tennistico, ma che, quando gioca, raramente si fa trovare impreparato. E così la vittoria di Belluno e l’imbattibilità della difesa, che non subìsce gol da due domeniche di fila, portano anche la firma del 33enne centrale danese, tornato a disputare una gara dal primo minuto, tre mesi dopo l’ultima apparizione da titolare contro il Legnago. «Sono contento e aver mantenuto la porta inviolata dà una sensazione ancora più appagante a noi difensori», spiega. «Non è facile trovare il ritmo-partita giocando poco. Se ci si fa trovare preparati, come successo a me e ad altri compagni, significa che c’è un ottima cultura del lavoro». Come sta vivendo questa stagione da comprimario in campo, ma da protagonista all’interno del gruppo? «Cerco sempre di dare il mio contributo e ci sono comunque tanti equilibri da mantenere durante la settimana. Dò il mio quanto ad entusiasmo, fame e cultura del lavoro. Questo è ciò che si può offrire anche senza giocare». Il presidente ha detto che questa stagione gli sta regalando un grande divertimento. Vale anche per lei? «Sì. Mi sto godendo ogni allenamento, ogni gara e ogni momento. Per me tornare in biancoscudato è stata un’occasione che non avrei immaginato e che quest’estate ho colto al volo. Sono felicissimo della scelta fatta, avevo proprio voglia di respirare questo clima». Tra l’altro la sua prima esperienza nel Padova è coincisa proprio con l’ultima volta in cui i biancoscudati erano precipitati in quarta serie. Allora si chiamava C/2 e lei vinse il campionato nel 2001. Analogie con quell’annata? «È difficile fare un paragone. Anche all’epoca c’era un gruppo che aveva il giusto mix tra entusiasmo, esperienza e voglia di lavorare. Tante persone mi sono rimaste nel cuore, da Bergamo a Centofanti, persone simili a quelle che ho ritrovato adesso. Parlato e Varrella? Sono molto diversi. Franco era un “sacchiano” di ferro, ma gli sarò sempre grato per avermi lanciato nel grande calcio». Meglio adesso o allora? «Forse adesso, perché con il passare del tempo si apprezzano di più certi momenti. Sarà perché gli anni passano e ne rimangono pochi da giocare, ma avevo tanta voglia di riassaporare certe sensazioni. Ci stiamo togliendo belle soddisfazioni, ma la più grossa deve ancora arrivare, per cui guai a mollare la presa!». L’Arzichiampo fa paura? «È molto temibile, all’andata è stata la formazione, assieme alla Clodiense, che ci ha messo maggiormente in difficoltà. Abbassare la guardia sarebbe un grosso rischio, dobbiamo continuare sulla strada intrapresa». Ieri allenamento all’Appiani. Hanno corso a parte Ferretti, Nichele e Busetto, mentre Zubin si è sottoposto a cure specifiche. Ancora out Ilari (contusione al fianco) e Lanzotti (caviglia slogata), sottopostisi ad ulteriori accertamenti. Oggi sapranno se riusciranno a recuperare in tempo per domenica.

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