Cittadella, comincia a ragionare da grande. Salvare la categoria o l’immagine?

Cittadella, comincia a ragionare da grande. Salvare la categoria o l’immagine?

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Il Cittadella potrebbe scoprirsi vittima di… se stesso. L’immagine di società controcorrente nelle scelte (vedi record decennale sulla panchina di Foscarini) rischia di rivelarsi addirittura un impedimento nella valutazione del momento, nella gestione della crisi (perchè di crisi si tratta, 2 vittorie in 18 partite e ultimo posto). Dopo la sconfitta con il Bari non abbiamo chiesto al presidente Andrea Gabrielli se avesse intenzione di esonerare Foscarini, bensì se verranno fatte delle valutazioni anche sull’allenatore. La risposta è stata categorica: no. Ma forse è proprio qui che bisognerebbe cambiare: abbandonare la dimensione favolistica della piccola realtà che si affaccia sul grande calcio (perchè ormai ne è passato di tempo: la promozione in B è datata 2007/08), e iniziare a ragionare come un club consolidato nei piani alti del calcio. A nulla serve conservare certi simulacri, la situazione attuale dovrebbe imporre una valutazione a 360 gradi (troppi infortuni, involuzione preoccupante degli uomini-chiave, nervosismo, impronta tattica volubile con moduli e interpreti che variano all’impazzata), dunque anche sulla guida tecnica, ipotesi questa che invece non viene neppure considerata perchè non coerente con la tradizione (mai infatti il primo presidente, Angelo Gabrielli, aveva allontanato un proprio allenatore). Sia chiaro che gli errori del tecnico non sono predominanti e anzi vanno divisi equamente con i giocatori e con la dirigenza. Ma serve mettere tutti in discussione e, perchè no, valutare l’eventualità anche di un cambio sulla panchina. Altrimenti la domanda viene spontanea: meglio conservare i simulacri o salvare la categoria?

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