CITTADELLA, MIRACOLO COSTRUITO

CITTADELLA, MIRACOLO COSTRUITO

Non si può parlare di miracolo-Cittadella. I miracoli si possono materializzare “una tantum”, ma i risultati di un’intera stagione non arrivano mai per caso, nemmeno per grazia ricevuta dall’alto.

Ecco allora che trovare il Cittadella al quarto posto in classifica, in piena corsa non solo per i play off, ma addirittura per la promozione diretta in serie A (il secondo posto è distante soltanto due punti), è frutto di grande lavoro e dedizione da parte della società e della squadra. Certo, quello di quest’anno è un campionato di serie B anomalo, basta guardare la media inglese delle prime (-8 per il Lecce capolista, -13 per Brescia e Cesena, -15 per Cittadella e Grosseto) per capire che il livello generale della categoria non è eccelso, ma in questo contesto il Cittadella di Foscarini si è incastonato alla perfezione.

I meriti – come dicevamo – oltre che alla squadra, al suo allenatore e allo staff tecnico vanno riconosciuti alla dirigenza, che mai si affida al caso. Ogni scelta è ponderata e mirata: “programmazione” non è una parola buttata là perché va di moda nel calcio, è la regola base del Cittadella. E anche un presidente di “primo pelo” come potrebbe essere Andrea Gabrielli, con questi presupposti riesce a imporsi al cospetto del calcio che conta. Il massimo dirigente granata è al timone della società da appena un anno, ma non sembra proprio. «Non mi sentivo coinvolto in prima persona fino al passaggio del testimone da papà Angelo al sottoscritto – racconta Gabrielli – Nel tempo, invece, si è sviluppata la passione, adesso vivo il Cittadella con tutt’altro spirito, sento la società davvero mia». Nessuno della dirigenza avrebbe pronosticato una stagione così esaltante. A luglio, alla presentazione della squadra, lo stesso Andrea Gabrielli aveva chiesto una “salvezza tranquilla”. «Certamente non era stato programmato un campionato di vertice, sotto questo punto di vista siamo rimasti spiazzati tutti. I risultati che stiamo ottenendo sono il frutto della maturazione dell’intera struttura societaria, che si è consolidata passo dopo passo, anno dopo anno. Il passaggio in serie B, l’ampliamento dello stadio, la nuova sede: si è chiuso il cerchio. Personalmente c’entro ben poco con quello che sta succedendo al Cittadella, finora ho soltanto raccolto l’eredità di papà Angelo. Il lavoro iniziale è tutto suo».

Oltre ai risultati, sono emersi giocatori che inevitabilmente saranno oggetto di mercato. Prima Pettinari, poi Ardemagni, Iunco, adesso Bellazzini. «Mi sono fidato al cento per cento dell’esperienza di Stefano Marchetti, e i fatti evidenziano la bontà del suo lavoro. Anche coloro che all’inizio magari faticavano a trovare spazio, adesso si sono ritagliati un posto importante in squadra». È emblematico il caso di Pisani: con le valigie in mano a gennaio, adesso titolare inamovibile. «Il calcio è pieno di episodi strani, rientra fra questi anche la vicenda del difensore. Tanto meglio per tutti, perché in un campionato lungo e logorante come quello di B potere contare su alternative importanti specie adesso che siamo alla resa dei conti diventa determinante. Riuscire a sopperire all’assenza di qualche giocatore senza contraccolpi, può fare la differenza». Gabrielli ha parlato di Marchetti e Foscarini: il loro futuro? «Non ha senso parlarne adesso. Come per gli obiettivi del Cittadella che sono cambiati rispetto all’inizio, aspettiamo di vedere cosa riusciremo a raccogliere a fine stagione, prima di affrontare certi discorsi, comprese le posizioni di ognuno, calciatori compresi. Raggiungere certi traguardi cambia tante cose, complicherebbe la vita anche, ma i problemi che potrebbero nascere sarebbero una croce dolce dolce da portare».

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