Foscarini come il Trap: “Fuori da Cittadella mi sentirei perso. Marchetti? Un amico prima di tutto”

Foscarini come il Trap: “Fuori da Cittadella mi sentirei perso. Marchetti? Un amico prima di tutto”

Da Il Mattino di oggi:

Claudio Foscarini alla fine ha detto “sì” al Cittadella. L’allenatore trevigiano ha sciolto ieri le riserve: siederà per il decimo anno consecutivo sulla panchina granata, in serie B. Mister, il matrimonio continua. «È successo quello che accade ogni anno. Non mi prendo alcuni giorni per riflettere perché ho chissà quali secondi fini. In società mi conoscono da più di 10 anni. Più passa il tempo, più è giusto valutare se si delineano gli scenari giusti. Devo ritrovare le motivazioni per ripartire al meglio per un’altra avventura. Non chiedo tempo perché voglio garanzie. È logico, con il Cittadella il sogno è arrivare in serie A, ma l’attesa non è dovuta a questo». La stagione appena conclusa è stata più stressante di altre: per questo ha riflettuto più a fondo? «Gli ultimi due mesi sono valsi per me come vent’anni. Sono stati pesanti e sofferti. Mi sono posto tante domande al termine del campionato. Quando disputi un torneo così, serve più tempo per ripartire. Ora ho le idee chiare e, visto come sto adesso, ricomincerei anche domani. L’importante è avere sempre le sensazioni giuste e non dare mai nulla per scontato. A Cittadella non rimango per l’ingaggio, ma perché ci sono dei valori e delle motivazioni che vanno oltre i soldi». Dieci anni di fila seduto sulla stessa panchina, come Trapattoni alla Juventus dal 1976 al 1986. Se lo sarebbe mai immaginato? «Il Cittadella è una parte della mia vita. Quando mi chiamarono a firmare il primo contratto il d.g. Marchetti e Angelo Gabrielli, era impensabile arrivare a disputare 10 campionati di fila con questa squadra. L’aspetto più rilevante è che ho sempre sottoscritto accordi annuali. Non sono mai stato legato al Cittadella a scatola chiusa. La società in qualsiasi momento poteva cambiare e io potevo decidere di andarmene. Penso che questa sia stata la forza che ha portato il nostro rapporto a protrarsi così a lungo nel tempo». Ha ricevuto un paio di proposte da due club di serie B per cambiare aria. Chi glielo fa fare di mettersi ancora in discussione qui? «Ogni anno si parte con la voglia di affrontare un campionato esaltante. Ho ancora voglia di scommettere su me stesso. Non so se lo farò con i riferimenti dell’ultima stagione, ma è bello provare ad inseguire un’altra volta l’impossibile». Che scenari si prospettano? «Stamattina (ieri, ndr) ho parlato con Marchetti ed è nostra intenzione provare a soffrire meno nella prossima stagione. Tenteremo di trattenere i giocatori importanti della squadra, anche se i nostri parametri sono sempre gli stessi. È giusto che vuole andare via cambi aria». Cosa rappresenta per lei il Citta alla vigilia di questo traguardo-record, di fatto la dodicesima stagione se contiamo i due anni con la Primavera? «Non è una moglie, nemmeno un’amante, è semplicemente una parte di me. Dieci anni in una società sono tanti. Devo moltissimo al Cittadella e, fuori da questa realtà, ormai mi sentirei perso». Ai tifosi che l’hanno anche contestata cosa dice? «Alla fine mi ha fatto piacere essere avvicinato da qualcuno di loro, che mi ha confessato di avermi criticato quando le cose non andavano bene ma che poi, però, ha avuto il coraggio di dirmi di essersi ricreduto. Credo che i tifosi abbiano saputo apprezzare il mio lavoro e ciò è motivo di grande soddisfazione». Ripartirà con Giacomin, Redigolo, Gennari e Gorini nel suo staff? «I miei collaboratori meritano i migliori elogi. Nei prossimi giorni ci troveremo con la società e vedremo anche le loro posizioni. Mi piacerebbe rimanessero tutti». E Pierobon, invece? «Fisicamente credo possa continuare a giocare, ma tocca a lui capire se ha sempre le motivazioni giuste». Infine Marchetti: molto più di un direttore generale… «Lo devo ringraziare. Quando la mia panchina avrebbe potuto traballare, mi ha sempre difeso. Apprezzo la sua fedeltà e la sua bravura. Gli acquisti fatti a gennaio sono stati determinanti. È un amico prima che un compagno di lavoro»

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