BLITZ DEGLI ULTRAS A BRESSEO

BLITZ DEGLI ULTRAS A BRESSEO

Allenamenti a porte chiuse per il Padova, ma non tanto da impedire ai ragazzi della curva di entrare nel pomeriggio di ieri a Bresseo per parlare alla squadra e spronarla per la gara di domani con il Sassuolo. A svelare l’episodio – non riferito precedentemente nel comunicato della società, dove viene tenuta nascosta la visita del presidente (!) – è lo stesso presidente Marcello Cestaro, a sua volta andato a salutare i giocatori.

«Mentre stavo uscendo con l’auto da Bresseo – racconta il presidente – una ventina di tifosi della curva ha oltrepassato i cancelli in quel momento aperti del centro sportivo e ha chiesto di parlare con i giocatori negli spogliatoi. Ho dato loro il permesso di entrare ma avevo un impegno di lavoro, per cui non sono rimasto». Era comunque presente la vice Barbara Carron: «Mi ha riferito i contenuti del colloquio. I ragazzi hanno detto che staranno vicini alla squadra e la sosterranno con il Sassuolo, ma che al tempo stesso si aspettano che tutti in campo facciano il loro dovere. Un comportamento che ritengo costruttivo».

E lei in che termini si è espresso? «Ho detto ai giocatori che siamo nelle loro mani e che il futuro dipende solo da loro». Sulla lunga crisi della squadra il numero uno biancoscudato fatica ancora a darsi una spiegazione: «Avessimo capito il perché, si sarebbe cercato di cambiare qualcosa. Ora la classifica ci condanna e il momento è estremamente difficile, ma non voglio proprio pensare che si possa tornare in serie C». Nessuna colpa, nelle parole di Cestaro da parte dell’ambiente padovano: «Gli errori li abbiamo commessi solo noi e abbiamo fatto una partita peggio dell’altra. Stampa e tifosi ci hanno aiutato, ma noi non abbiamo dato le risposte volute che spero arrivino già con il Sassuolo all’Euganeo». Così si è espresso il presidente sul deludente pareggio nel derby: «A Vicenza i tre punti erano per noi importantissimi, ma entrambe le squadre hanno mostrato paura, non so quale delle due di più, e hanno giochicchiato, ottenendo un risultato che non ha soddisfatto nessuno. A noi no di sicuro, perché con il loro portiere infortunato, era l’occasione della vita per prendere i tre punti».

E intanto continua a girare voce, come del resto ogni anno, che a fine stagione possa lasciare. «La serie B – replica – è un’altra cosa; in C1 diventa un inferno. Io con la mia azienda ho sempre tanti impegni, ma da due mesi convivo con il mal di stomaco all’idea di non riuscire a districare questa matassa».

Tornasse indietro, riprenderebbe Nello Di Costanzo? «No. Mi avevano parlato bene di lui dicendo che era un allenatore con personalità, che aveva fatto bene a Venezia e Messina, ma per salvare il Padova ci voleva uno con più carisma. Come si fa ad andare a Salerno e non portare a casa il risultato? Anche con la squadra mi sono incavolato parecchio, ma dovendo poi cambiare tecnico, ho preferito Sabatini ad altri perché lui conosce la squadra e la situazione. Anche a Vicenza, del resto hanno fatto lo stesso». Si sarebbe mai aspettato di trovare tante difficoltà nella gestione del Padova? «Pensavo fosse un mondo più facile da affrontare e gli errori più grandi li abbiamo commessi quando non abbiamo riflettuto un po’ di più. Il mio lavoro è pesante, ma ho collaboratori validi, mentre nel calcio i risultati dipendono dai giocatori e motivare loro non è come decidere una strategia commerciale». A proposito di giocatori, si aspettava di più da Vantaggiato? «Sì, ma ha un’attenuante perché alla prima partita si è fatto male».

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