Cestaro: “Ho scritto ad Abodi… Stanno facendo di tutto perchè me ne vada”

Cestaro: “Ho scritto ad Abodi… Stanno facendo di tutto perchè me ne vada”

Di seguito l’intervista a Marcello Cestaro pubblicata oggi su Il Mattino a firma Stefano Edel:

Sono quasi le 13 di ieri, la notte è passata, la rabbia del patron pure. Lo sentiamo di buon umore, la voce è squillante dall’altra parte del telefono, poi si fa seria.

Presidente, la versione Cestaro-ultrà era l’ultima che ci mancava del suo repertorio all’Euganeo. Non le pare di aver esagerato lunedì sera con quella corsa giù per la scalinata della tribuna autorità sino alla vetrata di recinzione e poi con il tentativo addirittura di scavalcarla per entrare in campo?

«Come facevo a non agitarmi, dài? Quello (l’arbitro il cui nome non pronuncia mai, ndr) ti dà un rigore contro che le immagini tv mi pare abbiano dimostrato non esserci, poi ti fischia una simulazione per la caduta di Rispoli, che simulazione proprio non era. E in più lo ammonisce, così a Cittadella sabato non lo avremo a disposizione. Mi è parso tutto inaudito e sono partito…».

D’accordo, ma così facendo ci rimette il Padova, se ne rende conto?

«Senta, io non ci sto a vedere certe cose e allora ho deciso di prendere carta e penna e scrivere, perché voglio che mi sentano».

Si spieghi.

«Stamattina (ieri) ho parlato con il consigliere delegato Gianluca Sottovia e abbiamo inviato al presidente della Lega di serie B, Andrea Abodi, una raccomandata».

Possiamo saperne il contenuto a grandi linee?

«Il ragionamento fatto è semplice: ci viene chiesto sempre rispetto per l’ambiente calcistico e la categoria arbitrale, fermo restando che si può sbagliare. Con il Modena subiamo un gol irregolare, perché Ardemagni tocca, sia pure leggermente, la palla con la mano, dopo il colpo di testa del suo compagno, e non diciamo nulla. Poi giochiamo con il Varese e ciò che è successo lo sapete meglio di me: un rigore contro che non c’era, due ammonizioni assurde e un atteggiamento complessivo della terna che è stato penalizzante. È una serie di episodi, non uno solo, che ci costringe a farci sentire».

Non le sembra che contiate poco come società a certi livelli, pur avendo Sottovia in Consiglio di Lega?

«Può essere. Io non voglio accusare nessuno, ma è indiscutibile che siamo stati penalizzati ultimamente da decisioni sbagliate. Credo che tutto ciò alimenti dei dubbi: quello soprattutto di non essere ben visti dal calcio italiano, come se ci fosse un accanimento nei nostri confronti».

Non farete mica le vittime?

«Mi dica lei, allora, se è servito stare zitti in precedenza! No, qui bisogna alzare la voce e pretendere, insisto, un metro di giudizio equanime. Per tutti. Altrimenti…».

Altrimenti?

«Sono stato esplicito e diretto nella raccomandata: state facendo di tutto – ho sottolineato con forza – perché me ne vada dal calcio…».

Forse vi siete inimicati qualcuno per aver inserito nel vostro organigramma figure “chiacchierate” per il loro passato?

«Ho capito benissimo il senso della domanda, ma io le chiedo: pensa che il giudizio di un arbitro sulla squadra che deve dirigere di volta in volta sia legato a queste persone? Io credo proprio di no, saremmo messi male se fosse così».

Contento del pari con il Varese, a prescindere dall’arbitraggio?

«Se vincevamo era meglio, ovviamente, ma il risultato, per come si era prospettata la situazione, mi sta bene. Gli altri hanno segnato su rigore, che non c’era, noi su palla in movimento. Finalmente ci siamo sbloccati. I ragazzi stanno riprendendo fiato, hanno ritrovato fiducia nei loro mezzi. Ora devono insistere».

Meno persone della società parlano con loro e meglio è, d’accordo su questo?

«Certo. Ho dato ordine che, oltre al mister, intorno ai giocatori ci siano solo Tarozzi e il team manager Ronci. Poi viene il sottoscritto. Parlo io e basta, non voglio nessun altro».

Per concludere, ci sveli l’arcano: è vero che, dopo aver agitato il portafoglio contro Borriello, non l’ha più trovato e gliel’hanno riportato a casa nella notte?

«No, no. Il portafoglio me lo sono tenuto ben stretto» (e sghignazza, anche se in realtà era stato Enzo De Gasperi, l’ex vice-presidente vicino a lui in tribuna, a toglierglielo di mano, per evitare altri guai, e poi a custodirlo. Quando era diretto verso Schio, Cestaro si è accorto di non averlo più e a quel punto De Gasperi e l’ex socio Giorgio Maschio gli hanno telefonato mettendosi in auto e raggiungendolo a Dueville).

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