Il presidente e la scorta: un caso eccezionale. Non successe neppure con Ivo Pilotto…

Il presidente e la scorta: un caso eccezionale. Non successe neppure con Ivo Pilotto…

Neanche nel lontano 1985, ai tempi di Ivo Antonino Pilotto, il presidente del Calcio Padova finì sotto scorta. E dire che allora, Pilotto, commerciante di bestiame, l’aveva combinata grossa: la giustizia sportiva lo accusò di essersi comprato la partita con il Taranto e la squadra venne retrocessa dalla serie B alla C1. Sotto la vigilanza della questura, invece, finiscono oggi non solo il nuovo patron dei biancoscudati, Diego Penocchio, 57 anni, bresciano, che l’estate scorsa ha rilevato la società dalle mani di Marcello Cestaro; ma anche l’intero staff dirigenziale dei biancoscudati: dal direttore sportivo Alessio Secco (ex juventino), all’amministratore delegato Andrea Valentini. Per Padova e il Veneto, realtà lontane dagli eccessi pallonari di altre piazze italiane, un evento del tutto straordinario.

 Ma come si è arrivati a tanto? Per rispondere a questa domanda, che oggi scuote una città intera, forse serve fare un passo indietro. Bisogna tornare a quest’estate, quando il cavaliere Cestaro, pressato dalla famiglia e dai suoi amministratori, è stato costretto a trovare un acquirente per il Calcio Padova. Dopo una fase di travaglio, l’ex presidente, guidato nell’operazione dal consulente Luca Baraldi, ha accettato l’offerta di Diego Penocchio, imprenditore oggi a capo di una ditta di impianti siderurgici, con un passato piuttosto eterogeneo (dal catering ai sondaggi, per finire con la finanza), che pochi mesi prima si era dimesso da vicepresidente di un’altra società calcistica, il Parma.

I termini dell’accordo tra i due, siglato nello studio Chiomenti di Milano, non sono mai stati resi chiari. Ciò che si è capito con il passare dei giorni, tuttavia, è stato che Penocchio abbia portato a termine un’operazione a costo zero. Cestaro, per potersi liberare del Padova, avrebbe non solo sborsato subito sei milioni di euro per ripianare i debiti del Padova; ma avrebbe anche promesso in dote al nuovo proprietario altri soldi: quattro milioni all’anno per due anni come sponsorizzazione. Su questi aspetti, tuttavia, il nuovo presidente non ha mai voluto fare chiarezza. Anzi, ha minacciato querele per chiunque avesse intenzione di rendere noti i dettagli dell’accordo. I tifosi hanno soprasseduto, fiduciosi che in campo il Padova avrebbe fatto bene. Ma non è andata così. I più esperti in realtà se lo aspettavano, visto che anche per quanto riguarda l’allestimento dell’organico, Penocchio e soci si sono mossi senza spendere sostanzialmente un euro. Da Modesto a Perna, in estate sono arrivate decine di calciatori a «parametro zero», cioè gratis, perché già senza contratto; oppure in prestito da altre squadre. L’inizio del campionato è stato un trauma: sei partite giocate (una, quella contro il Carpi, è stata sospesa perché è saltato l’impianto di illuminazione dello stadio a gara in corso), cinque sconfitte, un pareggio, due soli gol fatti. Già martedì scorso, dopo la gara casalinga con il Latina, pareggiata 0-0, trecento ultras hanno atteso il presidente all’esterno dell’«Euganeo», chiedendo un confronto con lui (Penocchio ha rifiutato, adducendo un mal di pancia).

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