Nanu Galderisi: “Verona e Padova, ho il cuore diviso”

Nanu Galderisi: “Verona e Padova, ho il cuore diviso”

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Resta a metà strada, senza barare. «Come faccio a scegliere fra Verona e Padova? Vincerà il migliore. E mi fermo qui». Nanu Galderisi è il solito libro aperto anche quando resta abbottonato. O almeno ci prova. Il cuore è ancora al Bentegodi così come all’Appiani, anche se niente sarà mai paragonabile a quell’indimenticabile tricolore. Viaggia molto Nanu, commentatore televisivo e mister ingiustamente senza panchina dopo il Benevento. Venerdì sera si fermerà per un paio d’ore, a gustarsi intime emozioni. «Prevedo un grande spettacolo. Lo stadio sarà splendido, la partita pure».

È proprio così forte il Padova?

«È una squadra molto solida, quadrata. La città ha concentrato tutte le forze economiche possibili per costruire una squadra così. Al Padova il problema non è chi deve giocare quanto chi deve andare in tribuna. Avere Italiano e Milanetto e mandarne in panchina uno a turno significa che vali proprio tanto».

Tanto quanto Torino e Samp?

«Forse no, ma il Padova ci va vicinissimo. Non sono solo bravi, sono anche tosti».

Quanto è distante ora come ora il Verona dal Padova?

«Sulla carta la differenza c’è, ma a tavolino non si vince nulla. Altrimenti lo scudetto nel 1985 sarebbe andato ad altri, non al Verona. Gli squadroni possono anche fallire, perché sopravvalutati o perché ci sono squadre con una chimica migliore. L’Hellas giocherà un grande campionato, aver tenuto l’ossatura dell’anno scorso è stata una scelta saggia. E poi c’è Mandorlini, non è poco. È tornato dall’esperienza all’estero con grande umiltà. Ha personalità e idee chiare, si vede che c’è la sua mano. Con lui il Verona ha acquistato tanta autostima».

Di fronte avrà un emergente come Dal Canto…

«Ivone De Franceschi me ne ha sempre parlato bene. Dal Canto è stato perfetto nel gestire gli uomini più che nell’allenare i giocatori. Qualcuno del gruppo non aveva legato con Calori. Lui ha saputo aggiustare tutto con maturità».

Che partita sarà?

«Le avversarie del Padova le loro occasioni le hanno sempre avute, questo è indicativo. Qualche pericolo riesci a crearglielo, ma non è facile. Il Padova è cattivo anche nei singoli, si vede che sa cosa vuole e come ottenerlo. Questo è un grande pregio ma anche un difetto. A volte la troppa convinzione li tradisce e qualche varco lo concedono. Spetta al Verona aspettare il momento giusto per colpire».

Ci vorrebbe uno come il Nanu?

«Magari invece basteranno quelli di adesso. Gomez mi piace, Bjelanovic e Ferrari sono molto bravi, Berrettoni ha tanto talento. Credetemi, anche l’Hellas ha le sue carte da giocare. E lasciate perdere gli attaccanti per una volta, tornate indietro nel tempo. In quella stagione magica i trascinatori furono Tricella, Volpati, Fontolan, Bruni. All’Hellas serve gente così, anche ora».

Dove può arrivare il Verona?

«Non può saperlo nessuno ancora. Questo è un campionato stranissimo, in dieci mesi rischi di lottare per la serie A e poi per non retrocedere, di essere in zona playoff e dopo un mese di ritrovarti fra le ultime. Conosco solo una ricetta, che in B è spesso valida: meno nomi, più fame».

Ci sta un pronostico?

«Non fatemelo fare, sarei in difficoltà. E non mi va di prendere in giro la gente. Di certo Verona-Padova di venerdì non decide il campionato, i conti si fanno alla fine. Mi auguro che entrambe possano raggiungere il proprio obiettivo. Il Padova è fortissimo, ma nel calcio contano molto il gruppo e la solidità. Qualità che al Verona non mancano».

E se Galderisi potesse mandare in campo un paio di giocatori del Verona dello scudetto?

«Sceglierei Briegel ed Elkjaer. Con quei due l’Hellas sarebbe al sicuro…».

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