Zamuner: “Padova merita di più, non è una realtà da Lega Pro. Entro il fine settimana chiuderemo per l’allenatore”

Zamuner: “Padova merita di più, non è una realtà da Lega Pro. Entro il fine settimana chiuderemo per l’allenatore”

È un Giorgio Zamuner a ruota libera quello intervistato oggi  dal Gazzettino. Il nuovo direttore generale del Padova ha parlato di tutto, passato, presente e futuro ovvero ciò che ora interessa di più ai tifosi biancoscudati: «Appena mi sono insediato nel Padova ho subito percepito che questa non è una realtà da Lega Pro. Si capta immediatamente la sensazione di operare in una piazza importante, con un movimento attorno e una struttura organizzativa da categoria superiore. Ma lo sapevo già». Il suo arrivo all’ombra del Santo era nei sogni, ma pure nel suo destino, sin quando papà Giancarlo lo portò a seguire il Padova all’Appiani. «Ero un ragazzino – racconta – seguivo qualche gara a San Donà e un giorno mi disse che mi avrebbe fatto vedere una vera partita di calcio. Credo che l’avversario fosse l’Ancona e ho ancora in mente la muraglia umana dei tifosi allo stadio».
Il sogno di indossare quella maglia non trovò però coronamento: «Non sono mai stato neanche vicino perché nel mio momento migliore il Padova era in serie A o in B e quando è retrocesso, mi ero ben sistemato in altri club».
«Già nella mia esperienza di agente – spiega Zamuner – sapevo che questa è una di quelle piazze a cui è difficile dire di no. L’impatto per me è stato ottimo, anche se so bene che sono poi i risultati a fare la differenza. Mi ha fatto piacere ricevere tanti messaggi di complimenti e in bocca al lupo da parte di ex compagni, colleghi e addetti ai lavori, compresi quei giocatori che assistevo da procuratore come Bovo e Trevisan che a Padova ben conoscete».
Come mai il passaggio da procuratore a uomo di società? «Quest’ultima mansione è sempre stata la mia reale vocazione e ambizione, anche se le circostanze mi avevano portato altrove. Quando stavo per smettere di giocare, infatti, andai al Sandonà, con un triennale, voluto dall’allora presidente per giocare e poi diventare direttore sportivo. Dopo solo tre mesi lui mollò tutto e provai a bussare alla porta di mie vecchie squadre che però mi proponevano incarichi un pò così. Seguivo già qualche giocatore e dunque proseguii su quella strada». Fino alla chiamata del Pordenone. «Avevo un po’ bisogno di nuovi stimoli, è arrivata quella proposta e, visti i buoni esiti della prima esperienza, mi hanno poi cercato Reggiana e Padova».
Sulla questione allenatore restano in ballo D’Aversa, Brevi, già incontrato, e Petrone: «Penso di chiudere entro la fine della settimana. Domani (oggi, ndr) mi vedrò con D’Aversa e poi martedì o mercoledì con Petrone. Una volta che mi sono fatto un’idea su quanto emerso nei colloqui e dopo un confronto con la società, comunicherò il prescelto». E Zamuner ha pure ammesso un sondaggio fatto in precedenza con Pippo Inzaghi che con ogni probabilità nella prossima stagione guiderà il milionario Venezia. Non mancheranno altre novità nell’organigramma tecnico-dirigenziale, con l’arrivo, sempre da Pordenone, di Marcelo Mateos. «Sarà al mio fianco, ha il patentino di direttore sportivo e farà il team manager. Simone Tognon verrà confermato come capo dello scouting e poi bisogna valutare il futuro di Cunico con cui ho già avuto un prima colloquio. Una volta deciso l’allenatore, vedremo se continuerà a giocare o se svolgerà un ruolo diverso, con me, nel settore giovanile o altro. Tra i soci non ho uno specifico referente per l’area tecnica e con il nuovo tecnico valuteremo anche le varie situazioni dei giocatori».
Cosa attende i biancoscudati la prossima stagione? «Le cose più importanti sono la continuità del lavoro e la serietà, di conseguenza non sperpereremo soldi. Serve gente con personalità, carattere e con motivazioni per vincere, che non venga qui solo per l’ingaggio. Da giocatore ho vinto questa categoria con Reggiana e Spal e le squadre erano un giusto mix di elementi che conoscevano la categoria e qualcuno che trovava meno spazio in B. Inoltre dovremo essere bravi a fare patrimonio, prendendo qualcuno dei tanti buoni giovani nati dal 96 al 98 che i club di A lasceranno. Anche le plusvalenze sono una soddisfazione». (da Il Gazzettino)
 

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