Dopo il campionato, anche la Coppa Italia. Un Luca Rossettini che non ha lasciato, anzi ha raddoppiato, prendendo Christian Chivu come importante modello d’ispirazione. Sia il padovano come il romeno, hanno infatti piazzato il capotto regalandosi il double perfetto e una chiusura d’annata con i fiocchi. Applausiquindi per l’ex di Siena, Cagliari, Bologna, Genoa, che lo scorso anno era riuscito a centrare una salvezza col brivido col Padova Primavera maschile, dopo un derby perso contro il Cittadella a Loreggia, prima d’iniziare questa nuova avventura con scenari ed orizzonti totalmente diversi a cui era abituato da calciatore. Unoche con un campionato di B l’ha conquistato con un certo Antonio Conte, nelle vesti del terzino affidabile che faceva continui andirivieni sulla fascia destra. Sarà destino oppure no, ma la sensazione è che Luca pareva essere in debito con la buona sorte, quando nella stagione 2011/12, in maglia senese, perse proprio sul più bello uno storico approdo all’atto conclusivo della Coppa Nazionale, perdendo contro il Napoli di Mazzarri. Uno stadio Menti, con un contorno di cinquemila spettatori o poco più, che ha fatto da teatro alla finale di Coppa Italia femminile, tra Juventus e Roma, in un fine settimana in cui la città del Palladio ha anche ospitato anche quella Primavera, vinta venerdi dagli stessi bianconeri contro il Parma per 2-0. Una sfida decisa da Manuela Giuliano a dieci minuti dalla fine, scongiurando il rischio dei tempi supplementari, quando era bravissimo a farsi trovare appostata all’interno dell’area di rigore bianconera, a raccogliere il perfetto traversone dalla destra di Pilgrim. Roma brava, cinica ma anche fortunata, a dimostrazione di come l’audacia sia stata una peculiarità del collettivo di Rossettini, quando Thogersen salvava sulla linea una conclusione di Lenzini, evitando il rischio del vantaggio bianconero. Vittoria che è maturata dalla fantasia dal guizzo sfoderato da Manuela Giugliano, ma che è arrivata da dietro, da chi ha difeso la porta giallorossa. Una Rachele Baldi strepitosa al 23’ nel sfoderare un grandissimo intervento su conclusione dalla distanza di Carbonell, ripetendosi ad una curva dal traguardo finale su Krumbiegel. I meritati festeggiamenti sotto la curva romanista, ha rappresentato la cornice ideale di un’annata magica e straordinaria dei capitolini. Un Rossettini che è riuscito a vincere quel trofeo, anche se in contesti diversi, che sotto le pendici del Monte Berico era stato conquistato dal Vicenza di Francesco Guidolin, a cinque giorni dal ventinovesimo.Soddisfazione migliore non poteva esserci per uno nato a 35 km dalla città vicentina, che agli inizi della sua carriera d’allenatore ha già dimostrato di come forse stare accanto a un mostro della panchina come Antonio Conte, non è stata male come idea. (Daniele Ciurria)
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