Favalli racconta: “Due gravi lutti per il coronavirus, solo vivendo in prima persona si capisce la gravità”

di Redazione PadovaSport.TV

È stato il primo giocatore italiano colpito dal Covid nello scorso marzo, quando la pandemia aveva iniziato a espandersi nel nostro Paese. Pochi lo ricordano ormai, ma Alessandro Favalli, 27enne terzino del Perugia che sta dando la scalata alla Serie B, è stato il primo calciatore italiano in assoluto contagiato dal Covid 19 nell’ormai lontano marzo del 2020. Allora militava nella Reggiana in Serie C e Favalli riuscì ad uscirne in un mesetto, chiudendosi e isolandosi nella sua casa di Cremona, accusando per qualche giorno sintomi forti (febbre costante, bruciore agli occhi, forte mal di testa) ma poi riuscendo a superare l’empasse, a tornare e ad essere tra i grandi protagonisti della promozione degli emiliani tra i cadetti.

Ma se la sua vicenda personale ha avuto lieto fine, pochi sanno che in quello stesso periodo ad essere contagiata fu anche tutta la sua famiglia. “È stato un incubo – ha raccontato nel ‘matchday program’ pubblicato nel sito ufficiale del Perugia Calcio in vista della partita casalinga contro la Feralpisalò -, il periodo più brutto della mia vita. Non tanto per il fatto che io fossi malato e abbia avuto sintomi forti, ma perché tutta la mia famiglia è stata contagiata. In questo periodo abbiamo subito due gravi lutti e perdere persone così care senza avere la possibilità di dare un ultimo saluto è straziante. Parlo di persone con cui fino a qualche giorno prima prendevo il caffè ridendo e scherzando”.

Oggi resta il dramma personale e familiare difficile da superare nella consapevolezza di non poter fare nulla per le persone amate. “La mia paura più grande era questa, non sapere come potevano reagire gli altri ed avere come unico mezzo di contatto solamente un telefono. Purtroppo questa pandemia all’inizio è stata sottovalutata, anche perché ci si rende pienamente conto della gravità solamente se la si vive in prima persona. Spero finisca presto”.

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