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Meeting, la storia di Monica: ferita da una granata in Afghanistan e salvata dallo sport

Non solo la pluricampionessa olimpica e mondiale Shelly-Ann Fraser-Pryce, qui dopo l’esaltante vittoria sui 100 nella Diamond Race di Zurigo. Non solo Nesta Carter, stella della velocità maschile. Non solo i sette medagliati dei campionati...

Redazione PadovaSport.TV

Non solo la pluricampionessa olimpica e mondiale Shelly-Ann Fraser-Pryce, qui dopo l’esaltante vittoria sui 100 nella Diamond Race di Zurigo. Non solo Nesta Carter, stella della velocità maschile. Non solo i sette medagliati dei campionati iridati di Pechino. Al Meeting internazionale Città di Padova, in cartellone domenica allo Stadio Euganeo (dalle 16.30, a ingresso gratuito) anche atleti magari meno conosciuti ma non meno importanti. E una delle storie che meritano di essere raccontate è quella di Monica Contrafatto, al via dei 100 metri paralimpici, inseriti all’interno dell’evento grazie alla collaborazione di Assindustria Sport con Fispes e Cip. Nata a Gela, in Sicilia, 34 anni, Monica il 4 marzo 2012 è stata mutilata da una granata in Afghanistan ed è la prima militare italiana decorata con la medaglia d’oro al valore dell’Esercito: è il riconoscimento per aver messo in salvo altre persone nonostante la terribile ferita, ricevuto dalle mani del ministro Pinotti lo scorso 4 maggio. «Eravamo tornati da un giro di perlustrazione in cerca della postazione che già aveva lanciato diversi colpi di mortaio nell’area della base. Ero appena tornata in tenda, volevo andare a fare la doccia, ed è caduta la prima bomba, quella che ha ucciso Michele Silvestri. Nel campo fu il caos, corsi a prendere l’equipaggiamento. Poco dopo è arrivata la seconda, quella che mi ha colpito, poi una terza. Sul momento non sentii dolore e non ebbi la percezione di quello che era successo, ero convinta di avere solo un graffio. Poi il trasporto in ospedale. Tra me e me pensavo che mi avrebbero curato e sarebbe tornato tutto come prima. Mentre ero ricoverata a Ramstein ho scoperto che avevo perso una gamba, cinquanta centimetri di intestino e la parziale funzionalità di un dito, che per fortuna mi hanno salvato. Poteva andare peggio» ha raccontato a Repubblica ripercorrendo quei terribili momenti.Lo sport ha giocato un ruolo fondamentale per ripartire. Le immagini dei Giochi Paralimpici di Londra e di Martina Caironi che vinceva i 100 (e che sarà con lei in gara a Padova) le hanno aperto un  mondo. «Correre era la mia passione e lo è ancora. Anche per questo mi sono innamorata dei bersaglieri, fino a diventare una di loro. Li ho scoperti durante l’operazione Vespri Siciliani, quando in Sicilia furono mandati anche gli alpini a presidiare gli obiettivi della mafia. Fu amore a prima vista, vederli correre mi metteva i brividi. E per questo dopo la bomba mi sono fatta mettere subito la protesi da corsa e ho ripreso a fare sport. Avevo provato anche con il nuoto, una disciplina bellissima e completa, ma la corsa è più adatta alla mia disabilità».