Arzignano, il presidente Chilese: “Sono partito dal basso anche come imprenditore. Ora mi godo la C e le mie aziende”

Arzignano, il presidente Chilese: “Sono partito dal basso anche come imprenditore. Ora mi godo la C e le mie aziende”

di Redazione PadovaSport.TV

Lunga intervista al presidente dell’Arzignano Lino Chilese sulle pagine di TuttoSport. Il numero uno del prossimo avversario del Padova (quando riprenderanno i campionati) ha parlato della sua avventura nel calcio e della scalata dalla Promozione al professionismo: “Sono di Arzignano e lavoro nella Vallata del Chiampo, mi hanno coinvolto circa 15 anni fa. Poi ci siamo trovati col Chiampo in Promozione, l’Arzignano pure e ci siamo trovati tra i due presidenti riflettendo sull’utilità di fare la fusione visto che i due comuni sono a 2km e così ecco che nel 2011 siamo partiti insieme io e Renzo Lorenzi per questa cavalcata che ci ha visto conquistare l’Eccellenza, la serie D dove abbiamo fatto due o tre anni importanti e l’anno scorso la vittoria con la promozione in serie C con un miracolo sportivo. Ci siamo guardati in faccia per capire se volevamo accettare questa nuova sfida e la risposta è stata affermativa. Abbiamo coinvolto l’imprenditoria del territorio, in particolare quello della concia e stiamo affrontando questo girone importante e competitivo”. Sulla sua storia personale: “Ho fatto la quinta elementare e poi a 12 anni ho iniziato a lavorare perché non avevo neanche 50 lire per comprarmi le scarpe da pallone per cui da piccolo giocavo scalzo. Non avere studiato e dover andare a lavorare subito per avere qualcosa da vestire perché la mia famiglia era in difficoltà è stato un insegnamento importante. Eravamo tre fratelli. Quindi il concetto del sacrificio mi ha sempre accompagnato. I genitori, mamma casalinga e papà operaio in una azienda e contadino, mi hanno insegnato a essere serio, onesto e avere tanta volontà. Poi io ho aggiunto il desiderio di coltivare amici. Io ho un po’ sacrificato famiglia perché lavoravo in proprio, giocavo a calcio ed avevo tre figli. Devo dire che mia moglie mi ha aiutato tantissimo, guidando tutto in casa. Ora però tutti quanti raccogliamo i frutti dei miei sacrifici. In questo momento sono qui in macchina, fermo, davanti a uno dei miei 4 stabilimenti e mi dico “cosa ho fatto?”. E’ un bel vedere ma a volte mi prende anche paura. Io ho fatto la quinta elementare, non ho studiato, non ho competenze, ho fatto poi le medie serali. Ma qui non c’è solo la mia storia, tanti altri hanno un vissuto come questo. La mia speranza, in generale, è che il cambio generazionale non disperda ciò che di buono. Io non mi lamento perché i miei figli sono bravissimi».

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