Conduttore della trasmissione Padova Sport, direttore di padovasport.tv e dell'emittente Prima Free
Si mormorava che sarebbe finita in parità tra Padova-Atalanta. Risultato che poi si è concretizzato sabato sera. I concessionari autorizzati alla raccolta delle scommesse e i Monopoli di Stato avevano verificato già da venerdì scorso una fortissima concentrazione di giocate sul segno "X" sulla partita dell'Euganeo (e su un'altra di Lega Pro): motivo per cui la partita era stata segnalata alla Procura della FIGC, che, il giorno successivo al match, ha aperto l'inchiesta. Ci tenevo a sottolineare due cose. In primo luogo che è quasi impossibile dimostrare che il risultato di una partita di calcio sia stato concordato preventivamente, a meno che non si possa contare su intercettazioni telefoniche, ambientali o ritrovamenti di valigette di denaro (come successo per Genoa-Venezia di qualche tempo fa). Se la Procura dovrà dimostrare che Padova-Atalanta era truccata, solo studiando il "film" della partita, avrà un bel daffare. Inoltre sarebbe più opportuno che la Procura si concentrasse sui flussi anomali di scommesse verso la vittoria di una delle due squadre, piuttosto che su pareggi che verso la fine del campionato possono accontentare entrambe le formazioni in campo (gli scommettitori, in questo caso, non fanno che fiutare l'andazzo, puntando quindi in modo massiccio, e del tutto legale, sul segno "X"). Il secondo aspetto di questa vicenda che vorrei sottolineare è che, comunque siano andate le cose, non va esclusa a priori l'eventualità del "biscotto" solo basandosi sulle occasioni da gol: se De Paula avesse segnato quel gol? L'Atalanta poteva farne uno dopo. La partita poteva anche finire 0-0, 2-2, 3-3 o 4-4. Pilotare l'esito di una gara per i giocatori è semplicissimo, anche fingendo di giocare una partita vera. E' bene ricordarlo ogni tanto.
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