Conduttore della trasmissione Padova Sport, direttore di padovasport.tv


Difficile rimanere con i piedi ben piantati in terra dopo partite del genere, qualche pensiero stupendo lo si fa in automatico. Ma l'esperienza dice che, da queste parti, le esaltazioni collettive (quando i tempi non sono ancora maturi) portano solo danni. E allora: Calori, pensaci tu! La bravura del nostro nuovo mister dovrà essere quella di mantenere la squadra sempre concentrata, spegnere facili entusiasmi in spogliatoio, soprattutto tra i giovanissimi, e ricreare quell'alchimia vincente di Portogruaro (il capolavoro di Calori), dove nei giocatori era nata la consapevolezza di essere all'altezza sempre di tutti gli avversari, senza mai montarsi la testa. La risposta l'avremo a Trieste (qualche deja-vù pensando al Rocco?): dal punto di vista psicologico la partita successiva ad una larga vittoria per gli allenatori è estremamente delicata: se la squadra giocherà un'altra buona partita il segnale sarà decisamente incoraggiante. Ma c'è un altro aspetto che già incoraggia. Rispetto agli anni scorsi, possiamo contare in rosa sulla motivazione e la voglia di emergere di alcuni giovani molto dotati dal punto di vista tecnico. C'è Vicente, c'è El Shaarawy, c'è Di Gennaro e c'è anche Crespo che sta crescendo moltissimo: il loro entusiasmo potrebbe fare la differenza. Se poi finalmente anche l'acquisto importante della stagione dimostra di essere stato azzeccato (Succi), dopo tante stagioni in cui il "colpo del mercato" si è rivelato un flop (Muzzi o Vantaggiato l'anno scorso), significa che ci sono tutte le premesse per fare bene. Dispiace un po', unica nota stonata di ieri sera, la reazione di Di Nardo. Anche se dal punto di vista emotivo è più che comprensibile: il napoletano "sente" l'affetto della città e sa di essere l'idolo della tifoseria, la consapevolezza di non riuscire ancora a esprimersi a un livello accettabile lo manda in bestia, aggiungiamoci poi un pizzico di sana gelosia nei confronti del nuovo idolo nascente (che in campo, mentre lui usciva, stava facendo sfracelli) ed ecco spiegata la sceneggiata della pettorina scagliata a terra. Basterebbe ricordargli che lui il timbro indelebile nelle pagine della storia biancoscudata lo ha già messo e i tifosi non lo dimenticheranno facilmente. Anche di fronte alle magie del piccolo egiziano.

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