Direttore PadovaSport


Visto che arrivano tantissimi messaggi contro Dal Canto (soprannominato ironicamente da alcuni tifosi Dal Vanto o TDL, ovvero testa di legno) dedico questo editoriale al mister.

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Vorrei cominciare con due aforismi (di due importanti scrittori francesi). Il primo dice: la presunzione è la miglior corazza che un uomo possa portare, il secondo: ci sono difetti che, sfruttati bene, brillano più della stessa virtù.

Non so come sia nella vita di tutti i giorni, ma nel suo lavoro Dal Canto è un presuntuoso. Lo si capisce dal sorriso ironico in risposta a una domanda considerata scontata o banale, dalle ripetute esclusioni di alcuni giocatori, da certi cambi durante la partita, dal gesto puerile di interrompere un'intervista (è successo oggi) e lasciare la sala stampa o semplicemente dal modo di parlare con i giornalisti (e quindi con il pubblico). Credo però anche (e qui spiego le due citazioni a inizio editoriale) che questo atteggiamento sia una una specie di reazione, un'autodifesa, essendo Dal Canto ben consapevole di lavorare in una piazza esigente, che in passato ha bruciato tanti allenatori. Non è facile fare l'allenatore del Padova. La presunzione di Dal Canto, che piace sempre meno ai tifosi (talvolta ci arrivano mail che non sono neppure pubblicabili per la quantità di insulti verso il mister), è però, io credo, anche un suo punto di forza. Ci ha portato in finale ai play-off l'anno scorso e anche quest'anno ci ha fatto vincere delle partite: solo con le sue idee, portate avanti in modo a volte sfacciato. Sfruttata bene, può essere un'arma vincente. Anche i giocatori possono trarre forza dalla grande sicurezza del loro allenatore. L'importante è che Dal Canto tenga bene a mente l'obiettivo. A Padova quest'anno tutti vogliono la serie A.

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