Conduttore della trasmissione Padova Sport, direttore di padovasport.tv e dell'emittente Prima Free
Anche i progetti più ambiziosi e con solide basi sono destinati, a Padova, a sgretolarsi inesorabilmente. La "serie A in due anni", lo slogan che ha accompagnato l'estate scorsa l'inizio della nuova era Foschi-Calori, sembrava davvero un obiettivo realistico. Le premesse c'erano tutte: finalmente un direttore sportivo esperto e competente, con conoscenze importanti nel calcio che conta, un allenatore emergente e con grande voglia di affermarsi. Poi il solito entusiasmo della piazza e i soldi di Cestaro. Insomma, ancora una volta, ai nastri di partenza, avevamo tutto per fare bene. A metà marzo invece siamo qui a fare i conti con l'ennesimo disastro. Giocatori imbrocchiti, tecnico in tilt, un ds completamente spaesato (nonostante nella sua lunga carriera ne abbia passate di tutti i colori). Allora ci chiediamo: che tipo di virus colpisce le persone che vengono a lavorare nel Calcio Padova? Perchè ogni anno, da tanti anni, ogni stagione si ripete sulla falsariga di quella precedente, con una precisione inquietante? Questo, davvero, rimane ancora un mistero degno di un X-files. Abbiamo già detto, negli editoriali scorsi, degli errori di Calori nel dopo-Succi (perchè è giusto parlare di un prima e di un dopo l'infortunio del bomber), abbiamo già esternato il nostro disappunto sul mercato invernale di Foschi. Eppure ancora qualcosa ci sfugge per dare una spiegazione razionale alla piega negativa che ha preso il campionato del Padova che, sul serio, adesso rischia grosso (qualcuno lo avrebbe immaginato a Natale, mentre si incrociavano i calici di prosecco sognando la serie A?). Progetto fallito insomma, adesso c'è da ricostruire in fretta. Ma con chi? Foschi sembra già aver abbandonato la nave (l'Atalanta lo aspetta), Cestaro è estremamente deluso (lascerà?), in panchina c'è un grosso punto di domanda. Signori, si ricomincia! Pronti a risalire sulla giostra?
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