padovasport editoriale L’ultimo sforzo. Per una salvezza che è un punto di partenza…

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L’ultimo sforzo. Per una salvezza che è un punto di partenza…

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Gli ultimi due scontri diretti, vinti con la testa prima ancora che con le gambe, rendono l'impresa più vicina. Grazie a una rosa ingiustamente maltrattata
Stefano Viafora
Stefano Viafora Direttore responsabile 

Tre partite alla fine. Con una consapevolezza nuova, costruita sul campo, sotto la spinta di un Euganeo tornato a battere come un cuore caldo: il Padova è sempre padrone del proprio destino. Come l'anno scorso, aspettiamo tutti lo sprint finale per un trionfo che avrebbe lo stesso sapore di impresa della promozione in B (e sabato a Chiavari cade proprio l'anniversario...).

Sei punti di vitale importanza, con l'abbraccio della città

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Le vittorie negli scontri diretti contro Empoli e Reggiana non sono state semplici successi, ma veri e propri snodi emotivi. Due partite vinte con la testa prima ancora che con le gambe, davanti a un pubblico che ha risposto con numeri e passione da grande piazza. È lì che si è visto qualcosa di diverso: una squadra che ha capito il momento, che ha scelto di non scappare.

La classifica, oggi, racconta una verità spesso dimenticata nei momenti di difficoltà: il Padova, in tutta la stagione, ha toccato la zona playout una sola volta, peraltro in una fase in cui la classifica avulsa non era ancora definita. Tradotto: questa rosa è sempre stata adeguata all’obiettivo. La “tranquilla salvezza” non è mai stata un’illusione, semmai un percorso reso più tortuoso del previsto dalla necessità - in un momento riconosciuto con lucidità dalla dirigenza come complicato - di cambiare guida tecnica.

Una rosa all'altezza della situazione

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E proprio nel momento decisivo, quando i punti pesano il doppio e gli errori il triplo, stanno emergendo risposte importanti. Le scelte del direttore sportivo Massimiliano Mirabelli, a lungo discusse, stanno trovando oggi una loro logica concreta. Non nelle parole, ma nei fatti. Su queste pagine lo ribadiamo a costo di sembrare a qualcuno (ce ne faremo una ragione...) troppo amichevoli nei confronti del dirigente calabrese. A chi scrive, però, interessa solo l'amore per la verità. Il resto è rumore di fondo, dinamiche che poco hanno a che fare con l’analisi e molto con altre logiche, che non meritano spazio.

La rosa, nella sua interezza, sta dimostrando il proprio valore nel momento clou della stagione. Sono fuori Sgarbi, Harder e Barreca? Poco importa. Pastina ha smesso i panni dell’oggetto misterioso per diventare risorsa fondamentale, Di Maggio è sbocciato a primavera, Caprari porta esperienza e soluzioni, Seghetti si è ritagliato il suo spazio e ieri è stato tra i più convincenti, Crisetig - l'uomo d'ordine che serviva - sembra rinato. Senza dimenticare Favale, che si è fatto trovare prontissimo. All’appello manca ancora Jonathan Silva, è vero, ma il calcio vive anche di improvvise accensioni come abbiamo visto: tre partite sono un’eternità, per chi sa cogliere il momento. E noi ci auguriamo che anche il brasiliano possa scrivere un piccolo pezzo di questa impresa, che adesso vediamo molto più vicina.

È il tempo dell’ultimo sforzo, sì. Ma anche quello delle verità. Poi ognuno trarrà le proprie conclusioni. La salvezza, se sarà, rappresenterà un punto di partenza per una nuova era (per la nuova ambiziosa proprietà e per uno stadio che finalmente forse porterà qualche punto in più rispetto al passato).