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Dispiace a tutti salutare Matteo Andreoletti il giorno di primavera, a sei giornate dal termine: lascia un vuoto grande come le cose buone che ha portato a Padova da quando si è insediato, che sono sotto gli occhi di tutti. È successo in una giornata tra le più tristi che ricordiamo da quando seguiamo il Padova, in uno stadio nostro ma dove sembravamo ospiti, contro un avversario che negli ultimi anni ci ha sempre bastonato con il sorriso. Paga Andreoletti. D'altra parte quella della società è una scelta, che come tutte le scelte porta con sé il fantasma delle altre che non vengono fatte (solo a bocce ferme si potrà dare un giudizio reale). Di fatto la "pressione" ora si sposta dalla panchina all'ufficio di Massimiliano Mirabelli, che con coraggio si è preso questa responsabilità, totalmente appoggiato dall'attuale proprietà (è bene sottolinearlo).
Rimarrà l’immagine – potente, quasi fuori tempo massimo nel calcio di oggi – di un allenatore che, appena esonerato, esce dallo stadio Euganeo e va incontro ai suoi tifosi, guardandoli negli occhi, ringraziandoli con parole che spiegano meglio di qualsiasi analisi il motivo per cui questo esonero, a livello emotivo, non passa. Perché Andreoletti, nel bene e nel male, aveva creato un legame. Non perfetto, non immune da errori – lui stesso lo ammette – ma autentico. E nel calcio moderno, dove spesso tutto è intercambiabile, non è un dettaglio. Anche rimanendo a Padova: ricordate un allenatore licenziato in grado di raccoglie tutta questa stima? Noi no.
Chi verrà (Pagliuca rimane il nome più accreditato, se risolve la sua situazione ad Empoli) dovrà invertire il trend di questo girone di ritorno, ridare fiducia alla squadra, provare a galvanizzare certi nomi (Caprari su tutti, ma anche il Papu), trovare nuove idee tattiche, soluzioni diverse. Una mossa forte, che va letta anche come un segnale interno: serviva una scossa. Ma è altrettanto evidente che questa decisione sposta ora il peso specifico tutto sulle spalle della dirigenza. Perché quando cambi così tardi (quando il margine è minimo e il rischio massimo), non hai più paracadute. Hai solo il risultato. E le prossime scelte devono essere fatte con lucidità perchè purtroppo non possiamo permetterci altri passi falsi (e il prossimo passo da non sbagliare sarà proprio quello del nome del prossimo allenatore). Ricordiamoci che abbiamo tutte le carte in regola per portare a casa l'obiettivo (nonostante da stasera abbiamo "toccato" la zona playout), una società solida pronta a partire con una programmazione importante da giugno. Con una premessa, che fa la differenza nei momenti più complicati: un ambiente unito, che remi nella stessa direzione, senza alibi. Perché il tempo è poco, e adesso non si può più sbagliare.
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