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Quattro anni dopo, quella frase risuona come una promessa. «Padova non ha categoria, è come essere arrivato in Serie A». Era il 23 gennaio 2022, il giorno dell’annuncio ufficiale di Massimiliano Mirabelli come nuovo direttore sportivo biancoscudato, chiamato a raccogliere l’eredità di Sean Sogliano. All’epoca - nel buio della terza serie - sembrò a molti una dichiarazione forte, quasi temeraria. Oggi, alla luce dei fatti, suona semplicemente profetica.
Perché se c’è un uomo che esce ancora più rinforzato dal passaggio societario del Calcio Padova, quello è proprio Mirabelli. Non solo confermato, ma consacrato. Le lodi arrivano da entrambe le sponde del guado: bipartisan, sincere, pesanti. Da una parte Joseph Oughourlian, il maggior azionista uscente; dall’altra Alessandro Banzato, il nuovo proprietario.
Per Banzato, Mirabelli è stato addirittura decisivo con la sua spinta finale, per convincerlo a cominciare questa nuova avventura. Una garanzia tecnica, una bussola affidabile in un mare che promette ambizione ma chiede competenza. Per Oughourlian, invece, Mirabelli è stato semplicemente “il migliore”: il dirigente capace di trasformare il mercato italiano in una miniera d’oro, aiutandolo a valorizzare e cedere i gioielli del Lens (Diouf ed El Aynaoui) a condizioni eccellenti. Oltre, ovviamente, alle note plusvalenze ottenute con il Padova. Non parole di circostanza: veri e proprio attestati di stima da parte di uomini di business.
Eppure, il percorso padovano di Mirabelli non è stato privo di asperità. C’è stato un periodo di contestazione, portato avanti da una frangia di tifosi, che lo ha inevitabilmente amareggiato e spinto a fare un passo indietro dal punto di vista mediatico. Meno esposizione, meno dichiarazioni, più lavoro silenzioso. Una fase delicata, vissuta lontano dai riflettori, ma mai lontano dall’idea di calcio e di progetto.
È stato, al contrario, il terreno ideale per lavorare con ancora più determinazione, lucidità e pazienza. Senza proclami, senza fughe in avanti. Ed è proprio lì che nasce quello che oggi viene riconosciuto come il suo capolavoro: l’estate del 2023. Una costruzione ragionata, fatta di incastri, intuizioni, equilibri economici e tecnici. Le basi del successo. Una rosa pensata non per stupire subito, ma per crescere. Quella stessa rosa che, due stagioni più tardi, avrebbe portato il Padova a conquistare la Serie B nel 2025.
Un successo, firmato anche con l'aiuto di Sandro Porchia (suo fedele braccio destro), che non arriva per caso e che testimonia la capacità del dirigente calabrese di guardare oltre l’immediato. Oggi si ritrova al centro della scena, amato da tutti: proprietà uscente, proprietà entrante, ambiente, spogliatoio. Una rarità, forse, nel calcio moderno.
Ora però il compito cambia ancora, si alza l’asticella. “Costruire, con passi ragionati, un Padova da Serie A”. Non più una suggestione, non più una metafora. Un obiettivo reale, credibile. Con Banzato pronto a investire e Mirabelli chiamato a dare forma, sostanza e coerenza al progetto (i due si erano già incontrati più volte, anche prima della conferenza stampa di presentazione del neo azionista di maggioranza).
Quella frase del 2022, oggi, non è più solo una dichiarazione d’amore. È una linea guida. Mirabelli, come il protagonista di un romanzo di formazione, ha completato il suo arco di crescita qui a Padova e oggi, con una proprietà così solida alle spalle, la Serie A non è più un sogno da evocare a bassa voce (come quattro anni fa), ma una destinazione possibile. Concreta. Da raggiungere, passo dopo passo.
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