Eric Cantona, il calcio volante al tifoso compie 26 anni. E quel suo discorso sui gabbiani diventato virale…

di Redazione PadovaSport.TV

Eric Cantona e il suo calcio volante al tifoso Matthew Simmons, diventato poi (anche lui) una celebrità nel Regno Unito. Sono passati 26 anni da quel clamoroso gesto, se ne parlò in tutto il mondo. Il 25 gennaio 1995 l’ex attaccante dello United reagì agli insulti di un fan del Crystal Palace sugli spalti colpendolo con un calcio volante. Era stato appena espulso, stava tornando negli spogliatoi senza accenno a polemiche con l’arbitro, sapeva di meritare quella punizione. La scena è celebre, di video se ne trovano tanti in rete: sconfitto psicologicamente, abbassa il suo colletto, mette le mani sui fianchi e, lentamente, procede verso gli spogliatoi. La camminata è lenta, un percorso di riflessione, ma nel frattempo qualcuno dagli spalti si scomoda per scendere oltre venti file e insultarlo da vicino. Gli epiteti xenofobi arrivano uno dietro l’altro: Cantona li ascolta, li manda giù in un primo momento ma alla fine non ci vede più. Si libera dalla stretta del magazziniere del Manchester e fa partire un calcio volante col destro che colpisce in pieno petto, con i tacchetti, il tifoso del Crystal Palace.

Simmons però non era un santo, l’insulto razzista faceva parte del suo “Dna”. Era uno che probabilmente fuori dallo stadio poteva picchiarsi con chiunque, che aveva qualche tempo prima rapinato un distributore di benzina colpendo più volte l’inserviente, originario dello Sri Lanka, con una mazza. Un provocatore che non aveva fatto i conti con chi stava provocando. Quel gesto costò caro a Eric Cantona: 8 mesi di squalifica, ma davanti c’era ancora da affrontare il processo in tribunale. L’aula lo condannò a due settimane di prigione (uscì subito su cauzione), ma l’episodio clou arrivò pochi giorni dopo, durante la seduta d’appello. Il giudice comminò la precedente condanna in 120 giorni di servizi sociali. Uscito dal tribunale, dunque, si recò alla sala conferenze del Croydon Park Hotel. Ci si aspettava un lungo monologo di scuse, ma il discorso durò appena una manciata di secondi, passati alla storia: “Quando i gabbiani seguono il peschereccio è perché pensano che le sardine saranno gettate nel mare. Grazie”.

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