L’ex portiere scozzese Alan Rough arriva a comportamenti quasi ossessivo-compulsivi: “Non mi radevo prima delle partite. E appendevo i miei vestiti sempre al gancio numero 13. Facevo rimbalzare il pallone contro il muro dello spogliatoio un preciso numero di volte, stando attento a non posizionarmi sulla parte sfortunata del pavimento. Indossavo una vecchia maglia fortunata sotto quella di gioco e i miei calzini bianchi, che continuavo a indossare anche quando la federazione impose il rosso per tutta la squadra. Una volta avevo dimenticato di lavarli prima di una partita in Israele. Li ho lavati all’ultimo istante e indossati: dagli scarpini mi uscivano bolle di sapone, ma ho giocato una delle mie migliori partite in nazionale. Avrei dovuto farlo diventare parte della routine”. Una routine che comprendeva anche “un cappello pieno di portafortuna da mettere dietro la rete: c’erano dentro una pallina da tennis, un portachiavi, un paio di biglie, e della bigiotteria. Mi piaceva soffiarmi il naso e chiedere l’ora, e avevo sempre sette chewing-gum con me: tre per ogni tempo e uno per il recupero. Sì, ero piuttosto superstizioso”.
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