Ieri al Centro Commerciale Le Brentelle di Sarmeola di Rubano c'è stata la presentazione della squadra del Rubano, sponsorizzato da Birra Antoniana, con Franco Baresi in qualità di responsabile tecnico della Milan Academy. Ecco l'intervista all'ex difensore rossonero, pubblicata su Il Mattino:
«Non mi hanno mai assegnato il Pallone d’Oro, mi dispiace, ma si sa che sono sempre stati privilegiati gli attaccanti. Non averlo vinto però non è un problema, anche perché quando giocavo, davanti avevo un certo Marco Van Basten ed essere arrivati dietro di lui è stato comunque un successo». È un Franco Baresi, difensore e capitano del Milan di Sacchi e Capello, a cuore aperto quello che si è presentato ieri al centro commerciale “Le Brentelle” di Sarmeola di Rubano come ospite d’onore della presentazione delle squadre del Calcio Rubano, club di Prima Categoria che festeggia il quarantesimo anniversario di fondazione. L’appuntamento di ottobre è ormai un classico per la società di Elisio Ricci. Un appuntamento che diventa uno show da quando la società ha sottoscritto l’accordo di affiliazione con il Milan. Baresi, che momento sta vivendo il calcio italiano? «È di nuovo in crescita. In questo momento ci vogliono coraggio, idee e organizzazione. Bisogna perseguire questa strada». Che futuro vede per i vivai in Italia? «Il settore giovanile è importante. Bisogna continuare a crederci. Il calcio italiano rimane tra i più importanti nel mondo. I nostri vivai rimangono importanti al di là dell’arrivo dei tanti stranieri». C’è al momento un futuro Baresi nel calcio italiano? «No, ma è difficile fare paragoni con giocatori come me o Maldini. L’Italia rimane un buon serbatoio di difensori». Quali sono i ricordi più belli della sua carriera? «Sicuramente l’esordio, la vittoria del primo scudetto e la conquista della prima Coppa dei Campioni, un trofeo che mancava al Milan da 20 anni». Ha avuto il suo modello da giocatore? «Ho sempre cercato di guardare le persone e ho avuto la fortuna di giocare con Gianni Rivera. Lui stava smettendo e io stavo iniziando. Ho sempre ammirato la sua grandezza e il suo modo di muoversi. Come allenatori ho avuto la fortuna di avere persone del calibro di Liedholm, Sacchi e Capello». Ricorda il gol realizzato all’Euganeo di Padova a metà anni Novanta? «E come no, è stato un gol importante. Vincemmo quell’anno lo scudetto. Mi dispiace che il Padova non sia più a quei livelli». Dove le sarebbe piaciuto giocare se non avesse proseguito la sua carriera da bandiera rossonera? «Mi piace il calcio spagnolo e in particolare mi esalta il Barcellona. È straordinario il calcio offensivo offerto dai blaugrana negli ultimi 10 anni». È già fuori dai giochi il Milan di quest’anno? «Il Milan è il Milan. Bisogna essere fiduciosi. Siamo ancora all’inizio della stagione e le cose possono cambiare. C’è spazio per recuperare». La riconoscono ancora per strada? «Sì, ed è bellissimo. Dopo tanti anni che ho smesso fa piacere vedere che per strada la gente ti ferma e ti riconosce, sia in Italia, che all’estero».
© RIPRODUZIONE RISERVATA