Un mancato invito al club biancoscudato che fa rumore

Il Torneo “Città di Abano” continua a crescere, si veste di internazionale, richiama squadre da tutta Europa, coinvolge sponsor importanti, istituzioni, televisioni e grandi nomi del calcio. Una vetrina prestigiosa, senza dubbio. Una manifestazione che negli anni ha saputo costruirsi autorevolezza e fascino. Ma c’è una domanda che, puntualmente, torna a galla ogni anno. Ed è una domanda tanto semplice quanto imbarazzante: com’è possibile che in un torneo che si chiama “Città di Abano” non trovi mai spazio il Calcio Padova? Sì, proprio il Padova. La squadra della città capoluogo. La società che rappresenta il territorio. La realtà calcistica più importante della provincia. Quella che, evidentemente, continua a non essere ritenuta “all’altezza” dagli organizzatori della manifestazione.

Torneo di Abano

Eppure basta leggere le dichiarazioni ufficiali per capire quanto il torneo tenga – almeno a parole – ai valori del territorio, della crescita dei giovani, della promozione locale e del legame con i Colli Euganei e Padova. Si parla di “patrimonio sportivo”, di “vetrina per il territorio”, di “occasione educativa”, di “esperienza internazionale”. Tutto bellissimo. Tutto condivisibile. Ma allora qualcuno dovrebbe spiegare perché, in mezzo a Juventus, Fiorentina, Inter, Roma, Sporting Lisbona, Bruges, Utrecht e perfino squadre giapponesi e polacche, non ci sia mai posto per il biancoscudo. La sensazione, ormai nemmeno troppo velata, è che il Calcio Padova venga sistematicamente considerato non abbastanza “glamour”, non abbastanza prestigioso, non abbastanza appetibile per stare seduto al tavolo delle grandi. Come se la sua presenza potesse abbassare il livello dell’evento anziché rappresentarne un valore aggiunto identitario.

Ed è questo il vero cortocircuito. Perché un torneo che nasce e vive in un territorio dovrebbe avere l’orgoglio di coinvolgere anche la principale realtà calcistica di quel territorio. Non per fare un favore al Padova. Non per beneficenza sportiva. Ma per una questione di logica, appartenenza e coerenza. Invece si preferisce guardare altrove. Sempre altrove. Cercando il blasone internazionale, il marchio esotico, la squadra straniera che fa curriculum e fotografia. Una scelta legittima, certo. Ma che finisce inevitabilmente per lasciare un retrogusto amaro. Perché alla fine il messaggio che passa è chiaro: a casa propria, il Padova non è considerato abbastanza importante per sedersi a quel tavolo. Eppure il calcio giovanile dovrebbe anche insegnare altro. Dovrebbe parlare di radici, identità, senso di appartenenza. Dovrebbe valorizzare ciò che il territorio esprime. Perché se una manifestazione vuole davvero essere il simbolo sportivo di una comunità, allora non può ignorare sistematicamente la squadra simbolo di quella comunità. Fa sorridere – amaramente – che si continui a parlare di promozione del territorio e di valori condivisi mentre il club che porta il nome di Padova viene lasciato fuori dai cancelli. Ancora una volta. Come se fosse un ospite indesiderato nella sua stessa provincia.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Commenti
Tutti
Leggi altri commenti